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Lavoro meno pericoloso

di

Silvano De Pietro
Gli infortuni sul lavoro in Svizzera stanno diminuendo. Lo ha comunicato a metà febbraio la Suva (sigla della denominazione in tedesco dell'Istituto nazionale svizzero assicurazione infortuni). Nel 2007 sono stati registrati 438.099 casi di infortunio o malattia professionale, 8.308 in meno rispetto all'anno precedente, ovvero l'1,9 per cento. Questo dato è ancora più significativo se si considera che nello stesso tempo in Svizzera l'occupazione è aumentata del 2,6 per cento.

Gli infortuni professionali sono diminuiti dello 0,6 per cento attestandosi a 184.524 casi. Secondo la Suva, questo andamento positivo è frutto del suo costante impegno per migliorare la sicurezza nei posti di lavoro. I suoi cavalli di battaglia del 2007 sono stati le campagne di prevenzione "Ponteggi sicuri", "Stop alla manipolazione dei dispositivi di protezione" e la campagna per diffondere l'uso del casco sui cantieri.
Anche il numero degli infortuni non professionali ha subito un calo. Nel 2007 sono stati notificati 239.016 casi, ovvero l'1,4 per cento in meno rispetto al 2006. «Questo conferma che gli sforzi compiuti dalla Suva per promuovere la sicurezza nel tempo libero, ad esempio con le campagne sul casco per bici, gli sport invernali e la sicurezza nei tornei di calcetto, stanno avendo effetto», ha dichiarato Edouard Currat, membro della direzione della Suva.
Infine, una sostanziale flessione si evidenzia anche nel numero di infortuni che concernono i disoccupati. Nel 2007 l'assicurazione infortuni per disoccupati ha registrato 13.204 infortuni, con una diminuzione di 3.706 casi, ovvero il 21,9 per cento in meno rispetto all'anno precedente. Ma questa evoluzione era facilmente prevedibile, dal momento che, con la ripresa congiunturale, un numero maggiore di disoccupati ha trovato un impiego.
Nel comunicato della Suva si parla anche di calo del costo delle rendite. Nel 2007 sono state erogate complessivamente 2.481 nuove rendite, il che significa un incremento del 6,6 per cento rispetto al 2006. Tuttavia, i costi delle rendite sono aumentati soltanto dell'1,7 per cento. E infatti il costo medio di una rendita, pari a circa 13 mila franchi, è addirittura inferiore rispetto al 2006. E questo dato altro non può significare che c'è stato un maggiore sforzo di reinserimento degli infortunati nel mondo del lavoro.
Lo dimostra anche il fatto che dal 2003, quando la Suva ha introdotto il "new case management" (un metodo di trattamento dei casi che pone in primo piano il reinserimento professionale degli infortunati), gli oneri per le rendite d'invalidità sono scesi del 33,8 per cento, mentre il numero delle nuove rendite ha subito un calo del 26 per cento. Quest'ultimo è un dato che contrasta con l'incremento del 6,6 per cento delle nuove rendite nel 2007, in presenza di una diminuzione dei casi d'infortunio. La spiegazione logica non può essere che una sola: gli infortuni saranno pur diminuiti, ma sono più gravi e danno più spesso diritto ad una rendita.


Sensibilizzare resta fondamentale

«Il dato conferma una tendenza a cui si assiste da ormai diversi anni. Ed è una tendenza indubbiamente positiva», è il primo commento di Dario Mordasini, responsabile presso Unia del settore "sicurezza del lavoro e protezione della salute".
Si può dire che è davvero migliorata la sicurezza sul posto di lavoro? O ci sono altre ragioni?
Sì, lo sviluppo del numero degli infortuni è il risultato dei progressi fatti nella prevenzione sui posti di lavoro. Ha contributo però anche la probabile ulteriore "terziarizzazione" del mondo del lavoro in Svizzera, cioè l'aumento di posti di lavoro nel settore dei servizi (dove si registrano meno infortuni) e la riduzione di posti di lavoro nell'industria e nell'artigianato (dove invece gli infortuni sono molto più numerosi). Sarà interessante analizzare i dati per i singoli settori professionali, che si conosceranno però solo verso aprile-maggio.
Ma qual è la valutazione del sindacato rispetto all'annuncio della Suva?
Ci rallegriamo naturalmente di ogni riduzione del numero degli infortuni. Tuttavia, siamo lontani dall'essere euforici. E dal poter abbassare la guardia – per tutta una serie di ragioni. Il numero complessivo degli infortuni sui posti di lavoro è ancora di oltre 180 mila. Per evidenziare cosa ciò significa, basti pensare che nel 2006 nell'industria e nell'artigianato si sono registrati 95 infortuni per mille lavoratori a tempo pieno, quindi una persona su dieci. In più di un terzo dei casi il lavoratore o la lavoratrice ha dovuto interrompere il lavoro per tre o più giorni. In secondo luogo, le cifre pubblicate riguardano infortuni e malattie professionali, ma non dicono niente sui "problemi di salute" legati al lavoro. Purtroppo non disponiamo di cifre dettagliate, ma si stima che i costi provocati dai tali problemi ammontino a circa 9 miliardi di franchi ogni anno, mentre quelli dovuti a infortuni e malattie professionali siano circa 5 miliardi di franchi.
Quanto ha contribuito alla riduzione degli infortuni l'azione del sindacato? C'è anche un merito della Suva e/o dei datori di lavoro?
Questa  riduzione, a cui assistiamo da ormai diversi anni, è il risultato di importanti sforzi congiunti tra Suva, Ispettorati del lavoro, specialisti, associazioni padronali, sindacati, ecc. Ad esempio negli ultimi dieci anni si sono elaborati e introdotti una settantina di "concetti settoriali". Si tratta di programmi annuali di interventi mirati di prevenzione, settore per settore, elaborati e attuati dalle associazioni padronali e dai sindacati. In moltissimi casi, questa proficua collaborazione è stata resa possibile grazie ad un solido contratto collettivo.
Sovente, da parte sindacale, gli infortuni sul lavoro vengono messi in relazione con l'aumento della produttività, che significa più stress. E più stress significa più infortuni. Se gli infortuni diminuiscono, vuol dire che è diminuito lo stress? Oppure che lo stress influisce sulla statistica degli infortuni meno di quanto si supponga?
Dall'inchiesta chiamata "di Dublino", in cui ogni cinque anni si intervistano nella maggior parte dei Paesi europei mille lavoratori e lavoratrici sulle condizioni di lavoro, emerge che in Svizzera nel 2005 il 31,1 per cento delle persone intervistate ha affermato di aver la sensazione che le condizioni di lavoro costituiscono un rischio per la propria salute. Questo dato, come quelli emersi da due importanti inchieste svolte da Unia nell'edilizia e nella vendita, mette in evidenza come i problemi di tutela della salute siano particolarmente avvertiti dai lavoratori e dalle lavoratrici, anche se gli infortuni diminuiscono. La nostra convinzione è che lo stress sui posti di lavoro sia in aumento.
Quali gruppi contrattuali (o di categoria, o d'interessi) sono più toccati dal fenomeno? Vi risulta che la diminuzione degli infortuni sia significativa anche nel settore dell'edilizia?
Come detto, bisognerà attendere aprile-maggio per avere le cifre dettagliate relative ai singoli settori professionali. Abbiamo però le cifre relative al 2006, quando i settori con il maggior numero di infortuni professionali erano: mattatoi (327 infortuni ogni mille lavoratori a tempo pieno); aziende forestali (322); aziende di montaggio (238); posa di tetti e rivestimenti di facciate (223); costruzioni metalliche e di apparati industriali (218); settore principale dell'edilizia (208). Le differenze, comunque, non esistono solo tra i settori professionali, ma anche ad altri livelli. Per esempio, i giovani subiscono più infortuni professionali: tra apprendisti si registra il 70 in più di infortuni; e all'inizio dell'attività in un nuovo ambiente di lavoro il rischio di subire un infortunio è più alto del 50 per cento.
Infine Mordasini sottolinea che le sue osservazioni critiche non vogliono «sminuire il risultato positivo messo in evidenza dalla Suva», ma dovrebbero servire a «sviluppare ulteriormente insieme ai datori di lavoro, alla Suva, agli Ispettori del lavoro, e soprattutto anche ai lavoratori e alle lavoratrici, gli sforzi di prevenzione sui posti di lavoro».

Pubblicato

Venerdì 22 Febbraio 2008

Edizione cartacea

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