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Lavoro interinale e garanzia del reddito

di

Martino Rossi
Discontinuità del lavoro, continuità del reddito: la prima, realtà vissuta da molti lavoratori; la seconda, necessità vitale per tutti. Questo tema riemerge con forza dalla ricerca di Marazzi e Lepori sul lavoro interinale e i “nuovi indipendenti”. Ben ottanta agenzie, in Ticino, “affittano” lavoratori, per alcuni mesi, ad aziende che pagano loro una commissione, oltre ai costi. Non per tutti i lavoratori interinali la successione degli impieghi garantisce la continuità del salario o, almeno, l'alternanza fra salario e indennità di disoccupazione. Il loro statuto è particolare: sono dipendenti delle agenzie, con salari sovente inferiori a quelli pagati dalle imprese “locatrici”, ma solo per i periodi in cui sono “affittati”. Per le imprese che li utilizzano, i vantaggi sono importanti: scaricano sui lavoratori i costi dell'irregolarità delle ordinazioni, del ciclo congiunturale, dell'evoluzione delle qualifiche di cui hanno bisogno. Insomma, ottengono “flessibilità” generando precarietà. È il nuovo modo di produzione, di scambio e di lavoro, e pochi credono che si possa ritornare al modello più stabile decaduto negli anni '70 (crisi congiunturale, “rivoluzione cibernetica”, apertura dei mercati). Ma è anche una politica irresponsabile, che crea angosce, malattie, degrado della qualità di vita, “privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi”. Ci sono alternative? Devono esserci! La più radicale, che attenuerebbe anche i problemi dei “nuovi indipendenti” e di altri precari, è l'“assegno universale” (vedi area del 13.09.02). Un'alternativa più modesta, per i lavoratori interinali, potrebbe essere la riforma delle agenzie secondo i principi seguenti. L'agenzia assume a tempo indeterminato il personale che “affitta” alle imprese. Queste pagano all'agenzia il salario usuale, gli oneri sociali e un margine importante per generare riserve sufficienti a retribuire il personale fra un “affitto” e l'altro. L'agenzia sarebbe ancora più motivata a evitare la discontinuità del lavoro. Se però non vi riuscisse, dovrebbe versare lei il salario al dipendente, in attesa del successivo ingaggio. Questo salario sarebbe da definire con i sindacati: ad esempio, un salario minimo e un supplemento per tenere conto di quello normalmente percepito durante il lavoro presso terzi. Negli intervalli di attesa, il lavoratore non sarebbe disoccupato, bensì impegnato nella formazione, in compiti interni all'agenzia, o in lavori di utilità pubblica. Il finanziamento del salario in questi intervalli verrebbe anche dall'assicurazione disoccupazione: perché i suoi costi diminuirebbero grazie alle nuove regole per le agenzie. Questo funzionamento è possibile solo con agenzie grandi e diversificate: al limite, con una sola, gestita dal servizio pubblico di collocamento. Certo, rimangono molti aspetti da sviscerare: ma lo spazio per l'articolo è esaurito…

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Venerdì 9 Maggio 2003

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