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Lavoro forzato al supermercato

di

Tommaso Pedicini
Sono le dieci di mattina di un giorno feriale in una filiale di “Aldi” a Monaco di Baviera. Diverse decine di persone si stanno accalcando attorno ai banconi con le offerte della settimana: pantaloni di cotone multitasca a soli 19,99 euro, sandali estivi modello trekking a 14,99 euro, tre paia di calzini di cotone a 3,99 euro. La qualità dei prodotti lascia un po’ a desiderare, ma, in tempi di crisi, prezzi come questi risultano particolarmente invitanti. Ad affrontare l’orda di clienti a caccia di prezzi stracciati, nel negozio ci sono solamente quattro dipendenti: due alle casse ed altri due intenti a disporre la merce negli scaffali e a rispondere alle domande degli acquirenti. Scene come questa sono la regola nei tre principali discount tedeschi: Aldi, Lidl e Schlecker. Complice la recessione economica degli ultimi anni, che ha fatto calare drasticamente i consumi, i tre grandi gruppi commerciali, grazie alle loro offerte a basso costo, hanno conquistato fette di mercato sempre maggiori e oggi controllano assieme quasi il 40 per cento del commercio al dettaglio in Germania. Per milioni di persone senza lavoro, con salari bassi o con famiglie numerose sulle spalle, acquistare nelle filiali delle tre grandi catene significa risparmiare sensibilmente sugli acquisti di prima necessità e, al tempo stesso, potersi permettere, di tanto in tanto, anche qualcosa di superfluo. Il successo di Aldi, Lidl e Schlecker ha però un lato oscuro. In base alla documentazione raccolta dal sindacato del terziario, Verdi, che già da tempo ha lanciato l’allarme, ai lavoratori impiegati presso le tre aziende sono applicate le condizioni di gran lunga peggiori di tutto il settore. I salari sono mediamente più bassi che negli altri gruppi commerciali, gli straordinari non pagati risultano all’ordine del giorno e i turni sono, di regola, affidati a un numero di dipendenti inferiore al necessario. Non stupisce, quindi, che le cassiere di Aldi siano note per la loro velocità, visto che, in media, devono servire oltre cento clienti all’ora. Poiché argomenti di cui lamentarsi ce ne sarebbero molti, Aldi Lidl e Schlecker scelgono il proprio personale tra i lavoratori scarsamente qualificati, gli stranieri e le donne costrette a dividersi tra lavoro e famiglia. Visto che, a causa della crisi del mercato del lavoro, per queste tre categorie trovare un impiego è particolarmente difficile, i vertici delle tre aziende sanno di poterle ricattare senza particolari problemi. Per chi, nonostante tutto, di problemi ne dovesse creare, i direttori di filiale hanno poi sempre pronta l’arma del mobbing. La repressione si abbatte soprattutto su chi prova a rivolgersi ai sindacati. Inevitabile, quindi, che le commissioni interne siano pressoché assenti nei tre grandi discount. La versione ufficiale delle aziende è che le rappresentanze sindacali sono «del tutto superflue» (Lidl), «un retaggio del passato» (Schlecker) oppure «sono i dipendenti stessi a non volerle» (Aldi). In realtà, ogni volta che i lavoratori hanno provato ad organizzarsi, le tre aziende hanno soffocato sul nascere ogni tentativo. Con una serie di angherie quotidiane, accuse di furto o danneggiamento, hanno costretto i dipendenti sindacalizzati a scegliere tra una repentina marcia indietro ed il licenziamento. Anche con la stampa critica le tre aziende non hanno un buon rapporto. Dopo la recente pubblicazione di una serie di articoli sulle pessime condizioni di lavoro nelle filiali di Aldi da parte del quotidiano “Sueddeutsche Zeitung”, il gruppo commerciale ha fatto sapere di non voler più pubblicare inserzioni pubblicitarie sul giornale di Monaco di Baviera. Un annuncio che servirà probabilmente come deterrente per molte pubblicazioni che vivono della pubblicità di colossi come Aldi, Lidl e Schlecker. Per comprendere a pieno il fenomeno dei discount, va forse spesa qualche parola sui rispettivi padroni. Theo e Karl Albrecht sono i proprietari di Aldi. Dopo anni di liti e aule di tribunali, i due fratelli hanno suddiviso il loro impero in Aldi Nord (a Theo) e Aldi Süd (a Karl). La divisione in sfere di influenza geografica non ha certo danneggiato l’azienda che, con 3 mila 500 filiali e oltre 25 miliardi di euro di fatturato annuo, è ai primi posti in Europa. I due, che da anni non si rivolgono la parola, oltre alla stessa “filosofia imprenditoriale”, condividono anche la ricchezza spropositata. Nel 2003 la rivista economica statunitense “Forbes” li ha citati tra i quindici uomini più facoltosi del pianeta. Karl al terzo e Theo “solo” al quattordicesimo posto. Di Dieter Schwarz, proprietario di Lidl, si sa, invece, molto poco. Si racconta che lo scopo della sua vita sia quello di battere i fratelli Albrecht, i suoi grandi rivali. Per il momento Schwarz si può accontentare di figurare tra i cinque imprenditori più ricchi della Repubblica federale. Un capitolo a parte merita Anton Schlecker, proprietario dell’omonimo gruppo specializzato in prodotti per l’igiene del corpo e la pulizia della casa. Di filiali l’azienda ne ha ben 12 mila 500 in tutta Europa e il signor Schlecker è noto anche fuori dai confini tedeschi per l’abitudine di pagare meno di quanto stabilito dai contratti collettivi. Negli anni ’90 un tribunale del lavoro lo ha condannato ad una multa particolarmente salata per dumping salariale. A sentire i sindacati, se non si interviene con decisione contro la politica dei tre discount, il rischio è che anche le altre catene di supermercati, che fino a questo momento hanno rispettato gli accordi contrattuali, seguano l’esempio dei tre campioni di flessibilità. Gli enormi passivi registrati dal commercio negli ultimi tempi, combinati con la nuova legge sull’apertura prolungata degli esercizi, potrebbe portare, infatti, molti imprenditori a fare propria la “filosofia aziendale” di Aldi, Lidl e Schlecker. Cercasi cassiera ricattabile Al solo sentire i nomi delle tre grandi catene di supermercati tedeschi, Aldi, Lidl e Schlecker, Dagmar Rüdenburg, responsabile per il settore commercio del sindacato del terziario Verdi – Baviera, ha un moto di insofferenza. Negli ultimi mesi il suo ufficio si è occupato quasi esclusivamente delle condizioni di lavoro nelle filiali di questi tre gruppi. L’attacco ai diritti dei lavoratori intrapreso dalle tre aziende è, infatti, di tale portata – spiega Dagmar Rüdenburg – da mettere in discussione le conquiste di decenni in tutto il settore del commercio. Signora Rüdenburg, cosa sta succedendo nei tre maggiori discount tedeschi? Aldi, Lidl e Schlecker hanno intrapreso da un paio di anni una vera e propria crociata contro le basi del diritto del lavoro federale. La loro “filosofia” aziendale è semplice nell’attuazione, quanto devastante nei risultati. Volendola riassumere in una formula matematica, si potrebbe dire che i tre gruppi commerciali vendono i propri prodotti a costi più bassi dei loro diretti concorrenti e la differenza la fanno pagare ai propri dipendenti. In tempi di crisi economica molti consumatori, per convenienza, comprano da Aldi, Lidl e Schlecker, che certamente hanno i prezzi migliori sul mercato, ma ignorano che in quelle aziende la dignità dei lavoratori viene calpestata quotidianamente. I tre gruppi assumono quasi esclusivamente personale poco qualificato e madri di famiglia che possono lavorare solo part-time: le due categorie maggiormente ricattabili. Alla minima rimostranza per i salari troppo bassi o gli orari massacranti, che lì sono la regola, i vertici delle aziende minacciano licenziamenti in tronco e, tramite mobbing, costringono i dipendenti al silenzio. Non esistono commissioni interne nelle tre aziende? A volte, quando racconto che nelle oltre 1’500 filiali di Aldi in Baviera, Baden-Württemberg e Assia non esiste nemmeno una commissione interna, i miei colleghi di altri settori non mi credono. Eppure è così, le commissioni interne da Aldi, Lidl e Schlecker sono quasi del tutto inesistenti ed il motivo è chiaro. Pur essendo un diritto dei lavoratori ancorato alla Costituzione, per dare vita ad una commissione interna bisogna trovare dei lavoratori organizzati e combattivi, mentre il personale dei tre maggiori discount tedeschi è formato quasi sempre da persone ricattate e impaurite, costrette a scegliere tra i propri diritti e il posto di lavoro. Potrei citare un’infinità di storie allucinanti capitate a dipendenti ed ex dipendenti delle tre aziende che hanno cercato di organizzarsi sul proprio posto di lavoro e hanno visto la propria quotidianità lavorativa trasformarsi in un inferno. Come ad esempio una cassiera di una filiale di Schlecker a Monaco di Baviera che, dopo essersi detta disponibile come membro di un’eventuale commissione interna della sua filiale ha iniziato a verificare degli strani ammanchi di cassa ed è stata accusata di furto dai suoi superiori. Oppure una dipendente di Lidl che, a causa del suo impegno sindacale, si è vista togliere i turni abituali, che le permettevano di accompagnare i figli all’asilo, ed assegnarne di nuovi, inconciliabili con le sue esigenze. Quali strumenti di lotta avete intenzione di impiegare contro Aldi, Lidl e Schlecker? Pensiamo di intensificare i nostri contatti con il personale delle tre aziende, ribadendo quali sono i loro diritti e offrendo loro ogni forma di appoggio. Stiamo già aiutando chi ha avuto il coraggio di querelare le aziende per il mobbing subito. Quanto prima inizieremo una campagna d’informazione, mirata ai consumatori, per svelare cosa avviene dietro le quinte dei discount e, se la situazione non dovesse migliorare sensibilmente, non escludiamo la possibilità di sostenere un’eventuale campagna di boicottaggio dei prodotti di Aldi, Lidl e Schlecker.

Pubblicato

Venerdì 14 Maggio 2004

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