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Lavoro e sicurezza sociale

di

Tatiana Lurati Grassi
E' lo slogan del 1° maggio di quest'anno. Uno slogan semplice e chiaro, che alla luce degli ultimi annunci fatti da Ubs e dall'ex-regia Federale La Posta, deve essere gridato ancora più con forza!
Da una parte il gigante giallo intende continuare la folle attuazione del progetto Ymago, iniziata già nel 2007 e il prossimo passo preannunciato è l'analisi di 420 uffici postali, per valutarne l'effettiva redditività. Anche la Svizzera italiana sarà toccata da questa misura, con ben quarantasei uffici, trentanove in Ticino e sette nel Grigioni italiano. Secondo la Posta l'analisi sarà effettuata seguendo dei criteri di qualità quali ad esempio la frequentazione dei clienti, i bacini d'utenza, gli orari di apertura, i servizi più richiesti,… Tutti criteri che a ben vedere richiamo la legge del profitto, "se non rendi come si deve chiudi!" Allora mi chiedo: i manager che hanno pensato e già in parte attuato Ymago hanno preso in considerazione l'opinione della gente e dei collaboratori postali? La risposta è scontata: no. Se l'avessero fatto, un servizio universale come La Posta sarebbe rimasto tale, dando pari opportunità a tutte le regioni, siano esse centrali che periferiche.
Altro dato importante, che lascia molto amaro in bocca, è il fatto che un'azienda finanziata prevalentemente dalla Confederazione annunci proprio in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, queste misure sfavorevoli sia ai cittadini che agli impiegati.
E ora veniamo all'altro colosso internazionale Ubs, che a metà mese ha annunciato, per bocca del suo nuovo "Ceo" Grübel, la drastica cura dimagrante a cui sottoporrà la banca: una riduzione dell'11 % dei suoi effettivi a livello mondiale, definita dallo stesso Grübel «molto dolorosa, ma purtroppo inevitabile». La stessa reazione del Presidente della Confederazione Merz, fatta alla radio della Svizzera Romanda, lascia alquanto allibiti, poiché ha paragonato i licenziamenti annunciati ad un'operazione chirurgica: «dolorosa, ma aiuta a guarire». Ma allora tutti i manager che negli scorsi anni si sono lanciati nell'avventura di investire in titoli volatili avranno pensato la stessa cosa? Utile, per stare meglio?! E noi cittadini, che abbiamo contribuito di tasca nostra, mettendoci quasi 50 miliardi per salvare la "baracca" (a quanto pare inutilmente) cosa dobbiamo dire? Il sentimento di una presa in giro è grande: oltre ad avere pagato per niente, molti dipendenti saranno lasciati a casa per errori commessi dalla loro classe dirigenziale.
Nei due casi sopra esposti, oltre al danno anche la beffa. Finché una parte della classe politica continuerà imperterrita ad appoggiare questa visione del massimo profitto e della liberalizzazione pura, non stupiamoci delle conseguenze (la storia, al riguardo, mi sembra abbia più volte insegnato!).
Allora, il 1° maggio è l'occasione per far sentire la nostra voce indignata come cittadini, come lavoratori e lavoratrici attivi in tutti in settori, che dicono no a tutto questo. Cogliamo ancora una volta l'occasione per dare un volto alla protesta!

Pubblicato

Venerdì 1 Maggio 2009

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