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Primo maggio

Lavoro e dignità per cambiare il Ticino

La Festa dei lavoratori è nel centro di Lugano

di

Raffaella Brignoni

A testa alta: non c’è lavoro senza dignità. È questo lo slogan scelto per festeggiare il Primo Maggio che, oggi più che mai, vuole esprimere la volontà di riscatto dei salariati e delle salariate confrontati con un mondo professionale sempre più precario e frammentato. In altre parole: più spietato. Per questo motivo dal palco non sentirete la voce di nessun politico, ma solo quella dei lavoratori. Che oggi per lavorare mantenendo la dignità ci vuole ancora più coraggio.

 

Il Primo maggio lo aspettiamo tutti. No, non perché non si lavora, ma perché al nostro lavoro viene data importanza: un riconoscimento, che si è tradotto nella conquista di diritti sociali, grazie alle battaglie di chi ha reclamato e lottato perché le persone non fossero unicamente spremute come limoni, ma potessero a loro volta beneficiare della loro fatica. Certo, non illudiamoci, le caste sono ancora ben armate e ancorate ai loro privilegi: anzi, in questo preciso momento storico sembrano pure ringalluzzite grazie a una globalizzazione che ha permesso di rinsaldare le politiche liberiste. Noi preferiamo però  guardare a piccole, grandi storie come gli scioperi che il canton Ticino ha vissuto negli scorsi mesi: luce di speranza. Dice bene Françoise Gehring, segreteria del Sev (Sindacato del personale dei trasporti), quando, alludendo allo sciopero della Exten di Mendrisio, che ha segnato una svolta nella lotta per i diritti e per la dignità di chi lavora, parla di «una patria di resistenza in una terra ostile». Una patria di resistenza che si è manifestata poi anche alle Ferriere Cattaneo di Giubiasco e alla Smb di Biasca.


Succederà ancora probabilmente. «C’è aria di crisi in Ticino. E a subire per prime le misure di risparmio e le discriminazioni sono le donne, le stesse che da sempre lottano contro le conseguenze della precarietà» evidenzia Linda Cortesi, della Vpod, durante la presentazione della manifestazione organizzata dall’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa in occasione del prossimo Primo Maggio.
«In tutti i settori sono aumentate le pressioni sui posti di lavoro che si presentano sotto varie forme, spesso molto complesse e difficilmente dimostrabili. Al contrario di quanto sta accadendo, queste problematiche non verranno risolte solamente con i sacrifici dei lavoratori, con l’austerità o con la deregolamentazione dei diritti» ha aggiunto Nicola Morellato, segretario regionale syndicom.


Ecco perché gli scioperi degli scorsi mesi probabilmente non resteranno dei casi isolati. «In gioco ci sono interessi contrastanti: quelli del padronato e quelli dei lavoratori. Come sindacato agiremo per mobilitare i lavoratori e laddove necessario supporteremo scioperi politici» sottolinea  Gianluca Bianchi, di Unia.
Se la situazione del mercato del lavoro è grave, soprattutto per le condizioni cui sono costretti i salariati, i sindacati promettono battaglia. «La società è cambiata, sono cambiati i problemi e, di conseguenza, devono essere al passo con i tempi anche i contenuti sindacali che devono rappresentare al meglio i bisogni reali di tutti i lavoratori» spiega Morellato.


D’accordo la forza del sindacato. Quella che non può esserci senza la coesione e la partecipazione, la spinta propulsiva dei lavoratori.
Per questo – continua Gehring, riprendendo lo slogan del Primo Maggio 2015 – «oggi, più che mai, alzare la testa è un atto prima di tutto di difesa della propria dignità».
La frammentazione del lavoro ha inciso in questi anni anche sulle relazioni tra lavoratori e lavoratrici, spesso messi gli uni contro gli altri per salvarsi in qualche modo da un destino senza occupazione. In tempi di crisi la solidarietà «è la pianta che più di altre fatica a crescere: bisogna curarla, coltivarla, perché ritrovi vigore e si sviluppi. Rafforzare l’unità e la solidarietà tra lavoratori è urgente perché l’attacco ai diritti e alle libertà è invasivo: se lo si lascia attecchire, non si riesce più a fermare come l’erba grama. La solidarietà è necessaria. Per lottare insieme. E per lottare ci vuole coraggio. Il coraggio è una forza che ci permette di vivere in piedi, liberi, con dignità, giusti con se stessi e con gli altri. Il coraggio non cerca né vittorie né gloria. Coraggio significa essere padroni della propria vita».


Il Primo Maggio a Lugano metterà al centro i lavoratori e «tutte le persone che resistono permettendoci di essere giusti»: sul palco non sono dunque previsti interventi istituzionali di politici, mentre in piazza Manzoni approderà la mostra itinerante con la riproduzione di una baracca  dove «hanno vissuto in condizioni vergognose i lavoratori stagionali».
La presentazione del programma del Primo Maggio è stato anche un motivo per ricordare i temi che scottano nel cantone. «Se i buoi della liberalizzazione sono fuori dalla stalla, ci vogliono regole: non possiamo accettare il gioco delle aziende al ribasso dei salari» ha ribadito Morellato.


«La Svizzera è un paese liberale che fatica a regolamentare il mondo del lavoro. Inorridisce quando si parla di Unione europea, ma accoglie con grande entusiasmo ogni sua proposta di politica liberista. Finché non cambia qualcosa nella cultura di approcciarsi al mercato, avremo questi problemi che investiranno sempre un numero maggiore di persone. Una delle priorità è ora siglare contratti collettivi per i servizi pubblici come asili nido e servizi di cura a domicilio, settori che vanno regolamentati per impedire ulteriori abusi » ha rilevato  Raoul Ghisletta, segretario cantonale della Vpod.


Altri segnali d’allarme sono giunti anche da Angelo Stroppini, segretario sindacale Sev: «Nemmeno i trasporti pubblici sono al riparo della liberalizzazione e dalla corsa alla produttività, costi quel che costi. Il settore del trasporto merci ne è un emblema. E la situazione desta preoccupazione. Il caso Cross­rail – azienda di trasporti merci assurta alle cronache per il dumping salariale – è tutt’altro che chiuso ed è al centro di due perizie contrapposte: una dell’Ufficio federale dei trasporti e una commissionata dal Sev».
I contenuti della perizia esterna fatta eseguire dall’Ufficio federale dei trasporti – alla quale il Sev ne ha già contrapposta una propria come ha spiegato Stroppini – riguardano anche il Ticino perché proprio a Bellinzona ha sede il deposito principale di Sbb Cargo international, cui fanno capo una settantina di macchinisti.

 

«Questa azienda di trasporto merci opera precisamente nel mercato transfrontaliero ferroviario. Il Ccl negoziato nel 2012 giungerà a scadenza l’anno prossimo, in un clima tutt’altro che sereno e disteso e contrassegnato dalla questione del franco forte. Il Sev è dunque seriamente preoccupato perché secondo la perizia il riferimento dei salari in ambito transfrontaliero potrebbe essere quello in uso nei paesi vicini. È altrettanto ovvio che in un mercato liberalizzato – sebbene spetti sempre all’Ufficio federale dei trasporti l’ultima parola – questa perizia apre le porte al dumping salariale. Un segnale tutt’altro che positivo soprattutto in vista dell’apertura di Alp Transit che renderà ancora più attrattivo il trasporto ferroviario delle merci attraverso le Alpi».


Il Sev non vuole che il trasporto delle merci su rotaia si trasformi in una giungla come lo è già su strada, perché proprio la progressiva apertura al mercato del settore esige che vi siano delle regole chiare e precise in merito alle condizioni di lavoro del personale; il trasporto delle merci su rotaia e ancora sotto controllo e regolamentato grazie ai Ccl. «E così deve restare anche in futuro se vogliamo che il lavoro sia declinato nella dignità». Se l’Ufficio federale dei trasporti dovesse decidere di fare proprie le conclusioni della perizia, «il dumping salariale sarà servito».


Uno scandalo, ha continuato il sindacalista, che rischia di travolgere anche il traffico passeggeri se non si argineranno con tutti i mezzi queste ondate impetuose di liberismo sfrenato. Un liberismo che è echeggiato sotto la cupola di Palazzo federale. Il Consiglio Nazionale ha recentemente accolto una mozione della commissione dei trasporti per incaricare il Consiglio federale di elaborare un progetto di trasformazione della divisione del trasporto merci delle Ffs (Ffs Cargo Sa) in un’azienda autonoma, indipendente dalle Ffs.
Uno scenario che peserebbe come un macigno anche sulle Officine di Bellinzona.

   
Officine che hanno già sofferto una volta, ma con la lotta hanno saputo vincere. L’appuntamento per chi ama il lavoro al di là dello sfruttamento e delle ingiustizie è per il Primo Maggio con ritrovo alle 13.30 al Campo Marzio di Lugano da dove partirà il corteo. Alle 15 in piazza Manzoni interventi dal palco: con Fernando Giulietti, storico militante di Unia e  la giovane Emanuela Fraquelli; José Manuel Feijoo Farina, postino molto attivo a livello sindacale con syndicom e  il medico Stavros Rantas-Savosa, membro del comitato promotore Syriza in Svizzera. Syriza, appunto, la voce della sinistra che in Grecia ha vinto le elezioni con un messaggio chiaro: le politiche di austerità mortificano le persone, che non sono numeri da usare per far quadrare un bilancio.

Pubblicato

Giovedì 23 Aprile 2015

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