L'ingegnere di France Telecom che si è tolto la vita, impiccandosi a casa propria, il 15 ottobre scorso, era in congedo malattia da un mese.

Era stato il medico a consigliargli un periodo di riposo, vista la tensione che aveva accumulato nel centro di Ricerca e Sviluppo di France Telecom di Lannion, in Bretagna, dove lavorava. L'ingegnere di 48 anni, sposato con figli, è il secondo tecnico a suicidarsi in questo centro di ricerca di Lannion, il terzo in Bretagna, il venticinquesimo tra i dipendenti di France Telecom in Francia negli ultimi 18 mesi.
Il giorno prima della sua morte, i pompieri, avvertiti dalla famiglia, erano riusciti a bloccare in tempo un altro lavoratore di France Telecom, che stava per impiccarsi nella propria cantina, a Marsiglia. Il 27 settembre, Jean-Paul, 51 anni, si era buttato da un ponte dell'autostrada A41, ad Alby-sur-Chéron, in Alta Savoia. Sposato, con due figli, aveva lasciato sul sedile dell'auto una lettera alla moglie, dove spiegava le ragioni del suo gesto disperato: aveva cambiato posto di lavoro, trasferito ad Annecy con un incarico di accoglienza commeciale, mentre per tutta la vita aveva svolto un'attività di tecnico. A fine settembre, un'impiegata di France Telecom si era buttata dalla finestra dell'ufficio, a Parigi, dove era stata trasferita da poco.
Le storie delle venticinque persone che si sono tolte la vita dal febbraio del 2008 si assomigliano: o nelle lettere lasciate per spiegare il gesto tragico o nelle testimonianze dei famigliari, viene alla luce sempre uno stesso malessere, legato alle condizioni di lavoro, ai cambiamenti intervenuti negli ultimi tempi, quando la pressione del management è diventata più forte, gli obiettivi imposti impossibili da realizzare, i trasferimenti selvaggi vissuti come un declassamento accompagnato dalla perdita della vecchia professionalità.
Adesso la direzione di France Telecom, messa sotto pressione anche dal governo (lo stato resta il primo azionista, con il 26% del capitale della società privatizzata nel 2004), è stata obbligata a correre ai ripari.
Lunedì, tutti i 102 mila dipendenti hanno ricevuto via mail un questionario di 170 domande, suddivise in una ventina di temi. La risposta è su base volontaria, anonima. Technologia, la società di consulenza alla quale è stata affidata la preparazione del questionario, spera di poter raccogliere entro la metà di novembre degli elementi per capire meglio quello che sta succedendo in questa compagnia. Technologia aveva già svolto un'inchiesta analoga per il Technocentre di Renault a Guyancourt, traumatizzato da tre suicidi consecutivi in quattro mesi, tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008. Le domande riguardano il carico di lavoro, il riconoscimento che il dipendente trova nella sua attività, il senso del lavoro, gli effetti della mobilità funzionale e geografica, i vincoli professionali, le relazioni con i manager, l'ambiente di lavoro, le violenze e le intimidazioni eventualmente subite, la situazione psicologica degli individui.
Dopo Renault, Peugeot, Edf, l'ondata di suicidi a France Telecom rivela un alto livello di sofferenza al lavoro in Francia. La direzione di France Telecom è sotto accusa. L'amministratore delegato, Didier Lombard, ha dichiarato di non volersi dimettere, nemmeno dopo lo scandalo suscitato in settembre, quando aveva parlato di "moda dei suicidi" (si era giustificato goffamente affermando di aver tradotto dall'inglese "mood") ed era stato ripreso in un video dove incitava i dipendenti ad "adattarsi alla realtà con una rapidità ancora più grande". Ma il numero due della società, Louis-Pierre Wenes, ha dovuto abbandonare, sostituito da un ex direttore di gabinetto del ministero delle finanze, Stéphane Ricard, che, a termine, è destinato a prendere il posto di Lombard. Il ministro del lavoro, Xavier Darcos, pur prendendo le difese della direzione, ha ottenuto il congelamento dei trasferimenti selvaggi fino a fine anno e l'apertura di trattative con i sindacati sullo stress al lavoro.
Era da tempo che i sindacati avevano lanciato l'allerta sulla situazione drammatica che stanno vivendo i dipendenti di France Telecom, un'impresa in piena ristrutturazione (è prevista una nuova diminuzione del personale di 14mila unità), colpita dalla perdita del monopolio sulle telecomunicazioni e dai cambiamenti tecnologici in corso. In una lettera che i sindacati avevano inviato alla direzione all'inizio di settembre, venivano elencati tutti i problemi: intensificazione dei ritmi di lavoro, diminuzione del personale, pressioni sui dipendenti perché si dimettano volontariamente, perdita di identità di numerose professionalità, tecniche di management basate sull'intimidazione.
France Telecom è la punta dell'iceberg, ma non è la sola società dove il malessere dei dipendenti è esploso in questo periodo di crisi. «Conosciamo in questo periodo nel nostro paese una punta di suicidi alta, lagata al lavoro – spiega Jean-Claude Delgenes, direttore della società di consulenza Technologia – secondo me, la cifra di 500 suicidi l'anno (sui circa 12mila suicidi recensiti in Francia) è sottovalutata. Molti incidenti sul lavoro sono in effetti dei suicidi mascherati e molti suicidi legati al lavoro hanno luogo lontano dal posto di lavoro. E poi ci sono tutti i suicidi legati al precariato, alla crisi, ai piani di licenziamento, di cui non si parla. Avvengono a volte sei mesi, un anno dopo un licenziamento e cosi' non viene stabilito un legame».
Christophe Dejours, coautore con Florence Bègue di un libro pubblicato da poco (Suicides et travail, que faire? Puf), afferma che il fenomeno dei suicidi legati al lavoro è presente in Francia in modo consistente da una dozzina di anni. «Trenta o quarant'anni fa – spiega – le molestie, le ingiustizie esistevano, ma non c'erano casi di suicidio sul lavoro. L'apparizione di questo fenomeno è legata alla destrutturazione delle solidarietà tra i lavoratori. Sono state distrutte dalle valutazioni individuali della produttività, che fomentano concorrenza, o addirittura odio, tra la gente».
A France Telecom, il sindacalista del'Unsa Sébastien Crozier spiega che «l'impresa passa il tempo a riorganizzare i servizi, a delocalizzare, a ricorrere al subappalato e a traslocare. Il solo obiettivo: fare economie di ogni tipo».

Pubblicato il 

23.10.09..

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