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Lavori in corso

di

Silvano De Pietro
Alla fine del mese d’ottobre del 2000, i congressi della Flmo e del Sei hanno approvato a larga maggioranza la proposta di costituire insieme nel 2004 un «sindacato interprofessionale». Di che cosa si tratta? Il progetto prevede una stretta collaborazione delle forze sindacali aderenti all’Unione Sindacale Svizzera (Uss) operanti in tre grandi settori dell’economia: industria e artigianato, edilizia, terziario (servizi). Tale collaborazione dovrebbe assumere la forma di una direzione centrale, dalla quale dipendono le tre direzioni nei rispettivi settori. In concreto, ciò comporta una riorganizzazione e ridistribuzione delle competenze nei vari settori, in modo da evitare doppioni e sovrapposizioni ed assicurare maggiore efficienza ed incisività all’azione sindacale. Attualmente, infatti, Flmo e Sei agiscono autonomamente nei tre settori considerati ed offrono prestazioni molto simili ai propri iscritti. Inoltre, nel terziario operano anche la Fcta e l’Unia. Il processo di riorganizzazione significa quindi una razionalizzazione interna, che toccherà il personale, le finanze ed i compiti, a tutti i livelli. Gli obiettivi Gli obiettivi che si vogliono conseguire con questo progetto sono 6. Il primo è quello di garantire un accesso diretto e facilitato al sindacato. Il secondo è un’organizzazione del lavoro sindacale corrispondente alle esigenze dei soci nei diversi rami economici. Il terzo obiettivo è l’armonizzazione e la riscossione comune delle quote, al fine di una ripartizione dei mezzi finanziari commisurata alle esigenze dei settori e delle regioni. Gli altri tre obiettivi sono il rinnovamento dell’immagine del sindacato, il rafforzamento della presenza sindacale sul territorio ed un coinvolgimento attivo di tutti i collaboratori. Nel marzo scorso le delegazioni dei comitati esecutivi di Flmo e Sei hanno verificato l’esistenza di un’idea comune del sindacato interprofessionale e della ridefinizione delle competenze. Il documento scaturito da quell’incontro serve ora per la preparazione di una piattaforma comune, che verrà definita dalle rispettive assemblee dei delegati e sarà la base delle decisioni dei congressi straordinari Flmo e Sei previsti per il 7 settembre 2002. Il processo dovrebbe concludersi con il primo congresso del nuovo sindacato, nel 2004. Un progetto che cresce Dello stato di attuazione di questo grande progetto e di alcuni suoi aspetti particolari, ne abbiamo parlato con Renzo Ambrosetti, presidente della Flmo e con Andreas Rieger, membro del comitato esecutivo del Sei. La prima domanda che abbiamo rivolto loro, è stata quella di fare il punto sul processo di attuazione del progetto «Sindacato interprofessionale 2004». «Il processo prosegue – ha risposto Ambrosetti – secondo il calendario prestabilito. In particolare si tratta ora di focalizzare l’attenzione su due progetti: il primo è quello concernente le regioni (vale à dire l’insediamento concreto, nelle regioni che lo vogliono, di strutture e attività comuni fra Flmo e Sei nel quadro della Casa sindacale); e il secondo riguarda il lancio di un nuovo sindacato nel terziario». Anche per Rieger la via da seguire è la stessa: «Entro il 2004 potranno e dovranno essere collaudate una più intensa cooperazione ed un’ampia integrazione delle attività nelle sezioni e nelle regioni. E, contemporaneamente, anche l’integrazione del sindacato Unia nel progetto interprofessionale dovrebbe essere realizzata». Occorre dare voce alla base La definizione di cosa sarà il sindacato interprofessionale dovrebbe essere un processo aperto, che coinvolge tutto il sindacato. È davvero così? E come si sta svolgendo questo processo, cioè con quale grado di apertura e di partecipazione? La risposta di Rieger: «Vogliamo che il progetto di sindacato interprofessionale venga realizzato a tappe. Ciò significa che tutti i settori del sindacato sono costantemente coinvolti nella discussione e nella decisione dei prossimi passi. Questo processo impegna le sezioni, le quali partecipano alla preparazione dei congressi e delle assemblee dei delegati». Secondo Ambrosetti, «il progetto non può che essere aperto per avere possibilità di successo. È per questo che puntiamo molto sul progetto “regioni”. Il nuovo sindacato interprofessionale avrà successo se sarà ancorato nelle regioni: è lì che esiste la nostra “base”; ed è questa base, i militanti insomma, che devono essere convinti della bontà del progetto e sostenerlo. Non è attraverso l’imposizione di modelli calati dall’alto che si raggiungerà l’obiettivo: è il contrario, il tutto deve maturare e cementarsi dal basso». Questo concetto di un processo che deve svilupparsi dal basso viene condiviso anche da Rieger: «Vogliamo realizzare il sindacato interprofessionale essenzialmente dal basso verso l’alto, attraverso progetti interprofessionali nelle regioni e nelle sezioni. Già sin d’ora s’incontrano nel progetto “regioni/sezioni” i rappresentanti delle realtà locali che hanno compiuto o stanno per compiere passi nella cooperazione approfondita. Si tratta, tra l’altro, di segretariati sindacali comuni, della realizzazione comune di Unia, di visite comuni ai cantieri, eccetera. Sulla base di queste esperienze, i responsabili delle regioni e delle sezioni formulano le esigenze rispetto al sindacato interprofessionale». I due sindacalisti non nascondono che il progetto suscita anche resistenze e chiusure all’interno del sindacato. L’incontro di due culture sindacali La spiegazione che ne dà Rieger è che tale processo «comporta notevoli cambiamenti per tutti i partecipanti. Da un lato, si tratta di fondere insieme diverse culture vecchie di decenni. Ciò è meno difficile a livello di iscritti, dove i problemi della quotidianità sono simili, che a livello di funzionari. Tra quest’ultimi esistono timori che l’unificazione degli apparati del Sei e della Flmo comporti non soltanto molti sforzi organizzativi, ma anche trasformazioni indesiderate. Vogliamo affrontare ambedue questi problemi facendo sì che nelle regioni e nelle sezioni si proceda con gradualità, nei modi ed alla velocità decisi autonomamente». Più esplicito Ambrosetti: «In ogni progetto, in ogni processo ci sono resistenze. Mutare le abitudini, mettere in discussione posizioni acquisite non è mai privo di difficoltà. Non possiamo negare che ci sono state e ci sono, regionalmente, fra persone, tensioni fra Flmo e Sei. In questi casi ci vuole un po’ più di tempo, occorre acquistare la fiducia reciproca, occorre conoscersi e parlarsi e allora molti pregiudizi cadono. Alcune resistenze vengono anche del fatto che il processo può sembrare lento e che non si vede ancora bene qualcosa di concreto: è per questo che occorre ora darsi delle priorità (regioni e terziario) e non pretendere di risolvere tutto nello stesso momento». Finora il processo è limitato a Flmo e Sei. Ci si chiede, quindi se stanno maturando – e su quali basi – le possibilità di coinvolgere anche Unia e Fcta. Rieger spiega che «Unia è, nei tre settori del futuro sindacato interprofessionale, il nucleo del terziario. Il progetto prevede che questo ramo sindacale del terziario venga costituito già tra il 2002 e il 2004. Le discussioni su come ciò dovrebbe avvenire concretamente hanno inizio proprio in questi mesi. Lo stesso vale anche per quanto concerne possibilità e varianti del coinvolgimento della Fcta: in primavera le assemblee dei delegati del Sei, della Flmo e della Fcta avevano approvato un accordo di cooperazione; ora comincia la discussione sulle possibilità di un’integrazione progressiva. Interesse al nostro progetto dimostrano anche altri sindacati dell’Uss, come quello della comunicazione, dei ferrovieri e CoMedia, che finora si sono considerati “osservatori”. Il progetto, insomma, non è limitato a Flmo e Sei, ma è un progetto aperto che può offrire anche una prospettiva per l’intero movimento sindacale». Ambrosetti si richiama invece alla prospettiva di «arrivare in tempi brevi ad una fusione Unia/Fcta per dar corpo, appunto, ad un nuovo sindacato del terziario». Infine, alla domanda se la tappa intermedia dei congressi straordinari dell’anno prossimo rispetterà il calendario prestabilito, Ambrosetti risponde che «allo stato attuale delle cose non c’è motivo per mettere in forse la tenuta dei congressi straordinari 2002». E Rieger ribadisce: «Finora stiamo rispettando la tabella di marcia».

Pubblicato

Venerdì 21 Settembre 2001

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