..
< Ritorna

Stampa

Lavoro e sfruttamento

Lavori cento, ti pago uno

Salari da fame nella ristorazione ticinese

di

Veronica Galster

Altri esercizi, oltre a non pagare correttamente i dipendenti, fanno firmare contratti che prevedono quattro settimane di vacanza, quando il contratto collettivo ne prevede cinque, oppure che prevedono un solo giorno di libero a settimana, quando il Ccnl ne prevede due. In un caso, tutto il personale di servizio di un ristorante era chiamato a versare di tasca propria l’1 per cento della cifra d’affari effettuata ogni giorno. Non parliamo poi delle ore di lavoro svolte: abbiamo diverse vertenze per recupero di ore straordinarie da mettersi le mani nei capelli. Da qualche anno a questa parte poi vediamo molto stress e sfruttamento del personale con conseguenze negative per la salute».

 

Quindi la situazione è peggiorata negli ultimi anni?
«Se consideriamo che solitamente il grosso del lavoro in questo senso l’abbiamo solitamente a fine stagione, cioè verso ottobre-novembre, la situazione per il 2013 è decisamente preoccupante. Dopo che il nuovo Ccnl aveva portato dei miglioramenti, c’è stato un nuovo declino negli ultimi due o tre anni. Questo perché diversi aspetti del Ccnl non vengono rispettati, come ho spiegato prima. Tuttavia, il sindacato ha la facoltà di interpellare l’ufficio di vigilanza del Ccnl che svolge controlli presso gli esercizi, un’ottima collaborazione che porta i suoi frutti».

 

Quali sono i problemi principali che riscontrate come sindacato in questo settore?
«I problemi sono di vario genere, in questi ultimi tempi il principale è proprio il pagamento dello stipendio. Altro problema importante sono gli straordinari non pagati: abbiamo addirittura alcuni casi di dipendenti con oltre un migliaio di ore straordinarie non pagate solo per la stagione estiva, e non sono casi isolati. Alcuni datori di lavoro arrivano a far compilare i piani di lavoro a matita e dopo averli fatti firmare ai dipendenti, modificano i dati, oppure i dipendenti sono costretti a firmare piani di lavoro fasulli, con un totale di ore inferiore a quelle effettivamente prestate sotto la minaccia del licenziamento. In questi casi è difficilissimo per i lavoratori dimostrare di aver fatto più ore di quelle che stanno scritte, visto che hanno firmato il piano della registrazione ore.


Un altro problema è riscontrato a livello di busta paga, sulla quale risulta un importo conforme al Ccnl, quando in realtà chi lavora percepisce meno. C’è poi anche il nuovo fenomeno dei contratti su chiamata, che nel settore prima non esistevano o erano presenti solo in minima parte: lavoratori che devono essere sempre a disposizione del datore di lavoro senza un minimo di ore garantite.
Siamo confrontati a datori di lavoro che non hanno assolutamente nessuna competenza in materia o fanno finta, gestori incompetenti che non hanno mai operato nel settore, inconsapevoli degli eventuali rischi. Per la stagione turistica che deve ancora iniziare abbiamo saputo che alcuni alberghi del locarnese assumeranno meno personale dell’anno scorso per risparmiare sui costi, risparmieranno forse loro, ma le conseguenze che possiamo immaginare ricadranno sul personale».

 

È un fenomeno che riguarda una categoria di esercizi in particolare?
«La questione riguarda principalmente i piccoli e medi ristoranti o alberghi, senza tralasciare tutti i grandi, soprattutto nelle regioni turistiche. L’impressione è che diversi esercizi sfruttino fino all’ultimo i dipendenti per tirare fino alla fine della stagione, la stragrande maggioranza alla fine fallisce oppure il proprietario fugge all’estero addebitando tutti i costi alla cassa-insolvenza, sovvenzionata dalla collettività e che di regola copre gli ultimi quattro mesi di stipendi arretrati. Altri cercano di farla franca sperando che il dipendente non si rivolga al sindacato, oppure, una volta avviata una vertenza, cercano di trovare un accordo in conciliazione».

 

Come possono tutelarsi i lavoratori?
«Innanzitutto iscrivendosi al sindacato prima che accada l’imprevisto sul posto di lavoro e per rafforzare il sindacato che può rappresentarli. A volte per i dipendenti è difficile farsi valere, perché i datori di lavoro ne inventano sempre una nuova, vedi ad esempio i piani di lavoro falsi che i dipendenti sono costretti a firmare su minaccia di licenziamento, oppure il continuo cambio di personale senza diploma ogni stagione, approfittando della possibilità di deduzione dell’8 per cento del minimo salariale, che ricordiamo può essere fatto unicamente per i primi 6 mesi. Importantissimo sarebbe non firmare mai piani con la registrazione dell’orario di lavoro scritti a matita e comunque sempre farsene subito consegnare una copia (l’art. 21 del Ccnl parla chiaro), altrimenti diventa difficile per il lavoratore dimostrare quanto ha lavorato. Nel caso il datore di lavoro non dovesse allestire la registrazione dell’orario, si consiglia vivamente ai dipendenti di farlo privatamente a casa e farselo firmare dal datore di lavoro. Consiglio non di facile applicazione se si hanno problemi in ditta. Lo scorso anno comunque abbiamo recuperato, solo nel Sopraceneri, oltre un milione di franchi di arretrati in vertenze sindacali.


Per concludere, un piccolo aneddoto: alcuni anni fa mi recai in vacanza con la famiglia nella riviera romagnola dove vidi dei manifesti che mi colpirono, dicevano: “Cercasi schiavi per la stagione estiva: lavoro di 13 ore al giorno, senza vacanze e liberi, astenersi perditempo”. Mi informai e scoprii che si trattava di una campagna del comitato “schiavi in riviera” contro gli abusi perpetrati contro i dipendenti del ramo alberghiero. Pensai: meno male che da noi è molto meglio, ma mi sbagliavo».

 

Pubblicato

Giovedì 28 Febbraio 2013

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

..

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 26 Giugno 2020
..
..
..