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Spazio Sos

La violenza dell’Europa contro i rifugiati

di

Mario Amato

Il diritto d’asilo è minacciato. È il grido di allarme lanciato ai Paesi europei dall’Unhcr che chiede di porre un freno ai respingimenti e alla violenza contro richiedenti asilo e rifugiati. L’Agenzia Onu per i rifugiati, in un recente comunicato, si è detta infatti preoccupata per la frequenza crescente con cui i rifugiati e richiedenti asilo vengono espulsi e respinti alle frontiere terrestri e marittime dell’Europa e chiede agli Stati di fermare queste prassi illegali e di indagare sul fenomeno.

 

«L’Unhcr – ha sottolineato l’Assistente Alto Commissario dell’Agenzia Onu per i rifugiati Gillian Triggs – ha ricevuto un flusso continuo di segnalazioni su Stati europei che limitano l’accesso all’asilo, respingendo le persone dopo che hanno raggiunto il proprio territorio o le proprie acque territoriali e usando violenza contro di loro alle frontiere. I respingimenti vengono effettuati in modo violento e apparentemente sistematico. Imbarcazioni che trasportano i rifugiati, vengono riportate indietro. Le persone che sbarcano vengono radunate e poi respinte in mare. Molti hanno riferito di violenze e abusi da parte delle forze dell’ordine». Ma anche chi arriva per via terrestre non subisce una sorte migliore: detenuti informalmente, respinti con la forza nei Paesi confinanti senza alcuna considerazione delle esigenze di protezione internazionale.

 

Come non pensare alle terribili immagini dei profughi che seguono la rotta dei Balcani, abbandonati a loro stessi, al freddo e al gelo, dopo l’incendio che ha distrutto il campo profughi di Lipa, nell’estremo Nord-ovest della Bosnia-Erzegovina a ridosso della frontiera croata? Eppure la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e la stessa Convenzione europea sui diritti umani, impongono ai singoli Stati di proteggere il diritto delle persone a chiedere asilo e protezione dal respingimento, anche se entrano illegalmente. Tali norme impediscono alle autorità di negare automaticamente l’ingresso o di rimpatriare richiedenti asilo e rifugiati senza prima effettuare una valutazione individuale circa il loro bisogno di protezione. Non è una scelta politica, ma un obbligo legale e morale.

 

I singoli Paesi hanno certo il diritto di gestire i loro confini e di decidere in merito alle politiche migratorie che intendono adottare, ma devono comunque rispettare i diritti umani. Così, di fronte a questa situazione inaccettabile, l’Agenzia Onu per i rifugiati ha chiesto ai Paesi europei di svolgere indagini urgenti sulle presunte violazioni dei diritti umani alle frontiere e sui maltrattamenti subiti da richiedenti asilo e rifugiati, violazioni e maltrattamenti che si fondano su testimonianze credibili e confermate da indagini svolte da organizzazioni non governative, media e rapporti open-source.

 

Eppure, con gli attuali arrivi di profughi, la situazione dovrebbe essere più gestibile. Il numero di arrivi continua infatti a diminuire ogni anno, dopo il picco raggiunto nel 2015. Nel 2020 si sono registrati 95.000 arrivi, via mare e via terra, contro i 123.770 del 2019 e i 141.550 del 2018. Sembra tuttavia che i Paesi europei continuino a ignorare il grido di allarme dell’Unhcr se si pensa che solo qualche settimana fa, quasi in concomitanza con l’appello dell’Unhcr, la premier socialdemocratica della Danimarca ha dichiarato che chiudere le porte a tutti i migranti in cerca di protezione internazionale «è il nostro obiettivo».

Pubblicato

Giovedì 11 Febbraio 2021

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