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storia di classe

La vera libertà

di

Pablo Guscetti

Quando l’autorità si sentirà incalzata dal caos, ricorrerà agli espedienti più turpi per salvaguardare il suo ordine apparente... Ma sempre un ordine senza giustizia, senza amore né libertà, che non potrà impedire a lungo che il mondo precipiti nel pandemonio. L’autorità concede solo due ruoli: torturatore o torturato, trasforma la gente in abulici manichini pieni d’odio e di paura mentre la cultura piomba nell’abisso”.


Bene, ora sei finalmente smascherata. Non sei più la mia giustizia, sei la sua giustizia. Hai cambiato amante. Ma sappi che anch’io ho fatto lo stesso! “Sob! Sniff! Chi... Chi è, V? Come si chiama?” Si chiama anarchia, e come amante mi ha insegnato ben più di te! Lei mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà! Lei è onesta. Lei non promette e non delude... a differenza di te, fedifraga! Un tempo mi domandavo perché non mi guardassi mai negli occhi. Adesso lo so. E dunque addio, cara signora. Ancor oggi il nostro commiato mi peserebbe, se tu fossi ancora la donna che un tempo amavo.
V, V per Vendetta. Alan Moore, 1982

Ogni anno, il 5 di novembre, i cieli di Londra si riempiono di fuochi d’artificio per celebrare la Guy Fawkes Night, dal nome del più celebre dei protagonisti che presero parte a quella che la storiografia ha definito “la congiura delle polveri”.


Il 5 novembre del 1605, un gruppo di cattolici inglesi cerca di fare esplodere la Camera dei Lord durante la cerimonia di apertura del governo di sua Maestà Giacomo Primo. Guy Fawkes, trovato in possesso dell’esplosivo, fu torturato e condannato a morte, ma il suo volto iconico, complici il capolavoro graphic novel di Alan Moore e il successivo film delle sorelle Wachowski, sarebbe entrato di peso nella cultura popolare rappresentando le idee dietro a una maschera. Le idee di chi, stanco di soprusi e umiliazioni, decide di passare all’atto pratico, ricordandoci che non può esistere nessuna giustizia laddove non vi è libertà.


Dal Cile alla Palestina, dai manifestanti riunitisi in questi giorni contro il G20 fino alla società civile libanese, il volto sornione di V protegge l’identità e la libera espressione di manifestanti che costantemente esprimono in prima linea il loro amore per la libertà, di azione e di parola.
Ma che cos’è la libertà? La libertà, come diceva Giorgio Gaber, non è stare sopra un albero, non è uno spazio libero e non è nemmeno avere un’opinione.


La libertà non è di certo un concetto neutrale: alle nostre latitudini associazioni come Reporters sans Frontières riempiono di premi dei “dissidenti” cubani come Yoani Sanchez, che su Twitter si lamenta con decine di migliaia di follower per non avere il diritto di lamentarsi. Allo stesso tempo, notizie che svelano le contraddizioni del nostro ordine apparente ricevono assai meno visibilità all’interno dei nostri media.


Il 29 ottobre scorso il Tribunale Costituzionale del Belgio, rispondendo a una domanda del rapper catalano Joseph Miguel Arena (in arte Valtonyc), ha definito incostituzionale la sua stessa legge di ingiurie alla corona, aprendo la strada alla modifica del suo codice del 1847 e di fatto rendendone impossibile l’estradizione verso lo Stato spagnolo che voleva incarcerarlo per il contenuto delle sue canzoni. Valtonyc, sempre in prima linea, non ha mai smesso di denunciare la realtà oppressiva di un ordine senza giustizia, dimostrando che la vera libertà risiede nella partecipazione.


Che si tratti di Carlo Primo o della corona di Spagna, che sia detto in una canzone o scritto nelle pagine di un giornale: la Monarchia è una merda. Questo non è vilipendio alla corona ma libertà d’espressione.

Pubblicato

Lunedì 8 Novembre 2021

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