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L'esperta

«La trasparenza è l’antidoto»

di

Francesco Bonsaver

Federica De Rossa insegna e dirige l’Istituto di Diritto all’Università della Svizzera italiana ed è docente alla Facoltà di diritto di Lucerna. Inoltre è Giudice supplente del Tribunale federale alla Corte di diritto pubblico. Tra i suoi numerosi campi di competenza, si occupa del tema della lotta alla corruzione e dell’individuazione di meccanismi atti a garantire integrità e trasparenza dell’amministrazione pubblica e del settore parastatale, nonché del diritto degli appalti pubblici. Alla professoressa De Rossa abbiamo chiesto di descriverci gli obiettivi e il funzionamento dei mandati diretti.


«Le procedure ad incarico diretto sono in contrasto con i principi del diritto degli acquisti pubblici e devono quindi sempre mantenere carattere eccezionale. In effetti, la procedura ordinaria, aperta, permette allo Stato di procurarsi un bene o un servizio su un mercato dove vige una concorrenza efficace; tra più offerte, a seguito di una selezione trasparente, viene individuata quella più vantaggiosa dal profilo del rapporto qualità-prezzo. Ciò consente un uso razionale delle risorse pubbliche, in un contesto nel quale tutti gli offerenti siano trattati in maniera imparziale. Con l’incarico diretto questi principi non possono più essere assicurati. La legge consente tuttavia di farvi ricorso per questioni di efficienza, quando l’importo della commessa è basso e l’organizzazione di una procedura aperta causerebbe costi sproporzionati, o ancora in caso di urgenza o di difficoltà nel reperire la ditta con specifiche competenze».


Nell’ottica di favorire l’economia locale, è legalmente possibile prevedere una rotazione dei mandati diretti a ditte locali?
L’aggiudicazione di commesse in un’ottica protezionistica è di per sé contraria agli obiettivi della legge. Tuttavia, anche a livello internazionale si afferma una tendenza a tenere in considerazione nell’aggiudicazione anche obiettivi di natura sociale e ambientale. Tra questi vi è quello di favorire le piccole e medie imprese (Pmi) virtuose, purché vengano rispettati i principi fondamentali di parità di trattamento e trasparenza. Rispondendo alla sua domanda, quindi, si possono aggiudicare piccole commesse direttamente ad imprese locali, purché ciò non discrimini sistematicamente altre Pmi, non comprometta la qualità e, soprattutto, non presti il fianco a favoritismi o clientelismi. È infatti palese che, nella procedura a incarico diretto, il rischio di pratiche corruttive sia più elevato.


Non si è dunque troppo maliziosi quando si evocano certi rischi?
No. La procedura ordinaria del concorso pubblico tende proprio a ridurre al minimo i rischi di pratiche corruttive o collusive. Con l’incarico diretto la trasparenza diminuisce e questi rischi aumentano. Del resto, è per questo che anche i tribunali sono molto severi nell’ammettere il ricorso a simili procedure eccezionali.


Anche a livello cantonale si cerca di prevenire i potenziali effetti nefasti?
Nella nuova legge cantonale sulle commesse pubbliche sono state inserite nuove misure per attenuare i rischi legati agli incarichi diretti, attraverso una maggiore trasparenza. La trasparenza è l’antidoto più efficace: la scelta di invitare o affidare direttamente il lavoro a un’impresa dovrà sempre essere motivata dall’ente pubblico e la lista delle commesse aggiudicate direttamente dovrà essere regolarmente resa pubblica.                   

Pubblicato

Mercoledì 25 Settembre 2019

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