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La "tombola" della spesa

di

Fabia Bottani
«Lei non sa come ho pianto quella sera che Falò aveva mandato in onda quel servizio: insalata, frutta, carne, dolci, biscotti. Chili e chili di cibo che i negozi buttano via perché sono quasi scaduti. Un' indecenza per un paese come il nostro dove la gente che fatica ad arrivare a fine mese è sempre di più». Esordisce così una signora che da alcuni mesi, ormai, fa la spesa con un franco "simbolico" presso il negozio itinerante messo in piedi grazie al progetto con-dividere, frutto di un accordo di partenariato tra l' associazione Sos Ticino, l'associazione Il Tavolino magico e Mense svizzere, con il sostegno finanziario delle Fondazioni Ernst Göhner e Asha e la Banca del Gottardo. Oggi il progetto festeggia un anno di vita: da un anno, infatti, l' associazione recupera le derrate alimentari destinate a essere gettate, le immagazzina e provvede quindi alla loro distribuzione tra le persone più bisognose.

«Con i 1'019 franchi al mese che riesco ad intascare come faccio ad arrivare alla fine del mese? Pagati l' affitto e le bollette di base, per mangiare non rimane nulla. Ormai ho passato i 60 anni, mi hanno licenziata, poi sono passata in invalidità per un periodo fino a quando mi sono sentita dire che "ero sana" e che avrei dunque potuto lavorare. Ma chi mi assume? Mio marito non può più lavorare: ha 50 anni ma ha già fatto due infarti. E come se non bastasse mio figlio, 20 anni, anche lui è senza lavoro. Oggi nemmeno i giovani riescono più a farcela. Poi un giorno ho sentito parlare del Tavolino Magico e del progetto con-dividere: una benedizione, sono davvero "magici", degli "angeli"», racconta la signora guardando con ammirazione Alessandro Maeder, capo del progetto.
«C' è merce buona qui, insalata, arance, affettati: guardi anche lei. Pensi che a Natale c' era persino salmone e crevettes: roba che costa cara, sa. Senza di loro non mangeremmo più se non pastasciutta tutti i giorni. Una volta al mese, grazie ai buoni spesa cumulati da amici, riesco a fare la spesa in un supermercato». «La vita non si limita a pagare le bollette e l' affitto: grazie a questo progetto ci sentiamo vivi. Qui incontriamo anche altre persone, scambiamo due parole, i responsabili ci chiedono: come va?», aggiunge un altro signore.
È venerdì sera, siamo in una saletta del Laboratorio Madonna di Re, dove i volontari del progetto con-dividere hanno passato le ultime ore ad allestire il "negozio": pane, arance, affettati, dolci, pasta, formaggio, cereali… di tutto, per tutti i gusti.
La fila davanti all' ingresso all' inizio è timida, silenziosa. Poi pian piano fanno capolino nell' ombra della sera altri volti; anziani, uomini soli accompagnati dal loro fido cagnolino, mariti, madri con bambini.
«Da poco abbiamo introdotto un sistema di "tombola". Diamo ad ognuno un numero e noi estraiamo a sorte l' ordine di accesso al negozio», spiega Alessandro Maeder. «È un sistema che non mi piace – afferma una signora visibilmente arrabbiata – è un sistema ingiusto: chi arriva prima magari deve aspettare mezz' ora prima di servirsi mentre c' è chi arriva all' ultimo minuto ma, per un colpo di fortuna, viene immediatamente estratto a sorte: non mi va!». A fatica una volontaria cerca di tranquillizzarla. «Con questo nuovo sistema cerchiamo semplicemente di dare a tutti le stesse chance: anche a chi lavora fino alle 17 e si precipita qui per fare la spesa. Prima c' era la fila di persone già dalle 15.30: chi arrivava per primo si serviva senza che noi avessimo un controllo sul rispetto delle proporzioni tra merce e clienti. Con la "tombola" è la sorte a guidare il gioco e noi sappiamo esattamente quante persone ci sono ad attendere fuori dalla porta», giustifica Maeder.
All' uscita, dopo aver fatto la spesa, c'è chi esce con un sorriso irrefrenabile, ringraziando "gli angeli", c'è chi è più cupo, chiuso nel suo presente. Escono silenziosi, questi, con il sacco pieno e puntano dritti verso casa. Alcuni bimbi non vedono l'ora di svuotare i sacchi: in fondo, manca poco all'ora di cena «C'è addirittura chi è venuto a piedi da Giubiasco: nel limite del possibile li accompagnamo in auto…», spiega Maeder.
Ma chi sono i clienti di con-dividere? Ticinesi. Soprattutto. Alcuni stranieri ma per la maggior parte sono «i nostri» che sempre più entrano in contatto con la povertà, con la lotta per arrivare a fine mese. Alcuni si vergognano. «C'è chi manda il marito perché non ha voglia di farsi vedere qui», ci dice un volontario. «Noi accettiamo tutti». Per un franco, si riceve la spesa per la famiglia: basta iscriversi. La carta-acquisti è ottenibile presso enti convenzionati con il progetto, secondo criteri precisi che, oltre a stabilire il diritto alla tessera, ne definiscono la validità (al massimo un anno per spingere le persone a stimolarsi, a non lasciarsi andare) e il numero di persone per carta. «Nel primo anno sono oltre 600 le tessere distribuite e quasi 30mila i chili di derrate distribuite», precisa Maeder.
A fornire la materia prima sono negozi del Cantone – tra cui la Coop, la Manor ma anche l' azienda Rapelli – : sta ad alcune braccia di con-dividere  passare a ritirare il carico impedendo lo spreco. «Non c' è un contratto preciso. Ogni volta ci viene consegnata merce diversa, in quantità diverse. Se inizialmente facevamo fatica a racimolare, ora siamo sempre più carichi. Oggi, ad esempio, abbondiamo di insalata e di pane. Ma non c' è nessuno spreco. Quello che "avanza" lo dividiamo con otto mense sociali sparse nel cantone. Capita persino che alcune signore comprino apposta cibo per i nostri negozi: a noi fa piacere ma lo scopo è piuttosto quello di evitare sprechi recuperando merce che, seppur buona, verrebbe gettata…»
Il progetto prende piede: oltre a Bellinzona (venerdì), Locarno – centro Sant'Antonio (giovedì) e Lugano – Chiesa del Sacro Cuore (mercoledì) sono in cantiere Biasca e Mendrisio.
con-dividere, aiuta nel contempo anche alcune persone, disoccupati qui coinvolti grazie a un programma occupazionale.

Pubblicato

Venerdì 26 Gennaio 2007

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