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La tassa sulla tassa sull’immondizia

di

Dino Nardi
Una volta c'erano gli spazzini, il pattume, la pattumiera, il secchio per lo sporco e le discariche. Poi, con il passare degli anni, c'è stata l'evoluzione del linguaggio e così gli spazzini sono stati ribattezzati, prima, netturbini e, infine, operatori ecologici; il pattume è diventato spazzatura poi immondizia e, infine, rifiuto organico/inorganico; la pattumiera, invece, ha resistito fino ai giorni nostri anche se in molte abitazioni è stata sostituita dalla più elegante paletta con spazzola incorporata. Mentre il secchio per lo sporco è stato sostituito dal sacchetto di plastica e si è aggiunto il cassonetto; alle discariche, più o meno abusive e dure a scomparire, si sono affiancate oggi, sempre più diffuse, le aree e le strutture destinate alla raccolta ed allo smaltimento differenziato dei rifiuti per recuperare i materiali utili al riciclaggio oppure da utilizzare per i termovalorizzatori.
Tuttavia spazzini o operatori ecologici, che dir si voglia, si tratta pur sempre di persone che svolgono lo stesso lavoro per tener pulite le nostre case e le nostre strade; il pattume o rifiuti organici/inorganici resta sempre lo sporco che produciamo; la pattumiera o paletta ed il cassonetto restano gli attrezzi per togliere la sporcizia; le discariche o i termovalorizzatori servono comunque a far sparire i rifiuti. Ovvero cambia il linguaggio ma la sostanza resta sempre quella!
Restando in argomento, altrettanto è accaduto con quella che una volta era definita molto semplicemente la tassa sull'immondizia da versare al comune, ribattezzata poi "Tarsu", acronimo che significa "Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani" e che, recentemente, è stata cambiata in "Tia", cioè "Tariffa di igiene ambientale". In questo caso, però, probabilmente non si è trattato di una evoluzione del linguaggio, no, è più facile che si sia invece in presenza dell'ennesima furbata a cui ci ha ormai abituato il Bel Paese. Infatti da parte di molti comuni italiani, o delle concessionarie delegate alla riscossione, non definendo più "tassa" bensì "tariffa" il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, si è forse ritenuto di avere una giustificazione più valida per poter applicare l'Iva (Imposta sul valore aggiunto) sull'importo della Tia (ex Tarsu) che pagano i cittadini. Ma le furbate, come le bugie, hanno le gambe corte e, così, anche questa truffetta di applicare una tassa (Iva) del 10% su un'altra tassa (Tia ex Tarsu) è stata smascherata da Codacons (una delle varie organizzazioni italiane che tutelano i consumatori) che ha presentato ricorso contro questo abuso vedendosi dar ragione dalla massima istanza giudiziaria italiana, la Corte di Cassazione, nel senso che la Tia è stata riconosciuta come una tassa e quindi l'illegalità (mostruosità?) di applicare una tassa (l'Iva) ad un'altra tassa, cioè l'importo della Tia.
In Italia, vi sono già migliaia di cittadini che hanno presentato ricorso per avere il rimborso di quanto pagato in più a causa di questi comportamenti illegali di molti comuni o concessionarie alla riscossione. Chissà quanti saranno gli emigrati e gli italiani all'estero che hanno un'abitazione in Italia e che avranno, anch'essi, pagato l'Iva sulla tassa per l'immondizia. È consigliabile, quindi, che tutti gli interessati verifichino al più presto le bollette per lo smaltimento dei rifiuti pagate negli ultimi dieci anni (periodo massimo recuperabile) e se scopriranno di aver pagato anche l'Iva potranno chiederne il rimborso con un istanza da presentare alla Commissione Tributaria competente per il luogo dove si trova l'abitazione.
Le sedi della Uim all'estero sono a disposizione sia per fornire ulteriori informazioni in merito che per istruire l'eventuale pratica di rimborso.

Pubblicato

Venerdì 19 Giugno 2009

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