Questi pensieri mi sono stati suggeriti dalle “Lettere da Abidjan” di Egidio Cescato, artigiano elettricista, che vive e lavora a Balerna e fa tutto da solo, con un furgoncino dove non manca mai nulla di quello che occorre. Ogni tanto parte per la Costa d’Avorio dove costruisce pozzi, latrine, tettoie, capanne e scrive poesie. Poesie intense e genuine che le edizioni Ulivo di Balerna hanno pubblicato in un bel libretto e che il gruppo teatrale “Punto a capo” (sempre di Balerna) ha presentato la sera del 13 novembre commovendo tutte le persone (tantissime) che erano venute ad ascoltare. Io sono tra coloro che sono usciti toccati da quella serata. Le letture erano accompagnate da proiezioni dove si vedeva la realtà della Costa d’Avorio, un tempo colonia francese. Si dice che quelle francesi fossero le colonie peggiori. Nelle immagini si vedevano la gente ed il territorio: terre riarse, strade (si fa per dire) piene di buchi e di tranelli, mucchi di rifiuti, plastica, pneumatici, povere costruzioni di mattoni di cemento. Una era un ospedale: «(…) oltre il fromagier / c’era il padiglione della maternità / al cui ingresso un centinaio di persone / forse parenti / bivaccavano nel prato e / si preparavano alla notte (…) hai avuto un letto / dove ti sei stesa sfinita, vinta / non sentivi più l’odore dei corpi sudati / del pavimento mai lavato / del cesso intasato / non sentivi la litanìa / dei nostri discorsi (…)» [Egidio Cescato] Chi ha visto da vicino quei luoghi, o luoghi simili, non li dimentica. Ne sanno qualcosa Pietro Martinelli, Aldo Viviani, Giorgio Monfredini per i quali, alla fine degli anni ’70, stando dalla parte politica sbagliata, rimasero «aperte soltanto le vie dei mari». (Così avevano già detto ai liberali i conservatori quando, cento anni prima, nel 1875, avevano ripreso il potere). Le vie dei mari di Pietro, Aldo ed altri furono quelle che menavano a Conakry (Guinea) dove per scaricare una nave di cemento, di attrezzi, di filo di ferro e di chiodi dovevi superare tutte le tue convinzioni politiche e scacciare con la forza i poveri neri disperati che cercavano di portare via tutto. Le vie del mare di Egidio menano ad Abidjan e nei poveri territori vicini, ridotti quasi ad un piccolo immondezzaio del mondo. Nei giorni scorsi qui da noi ha nevicato forte prima del solito. Bisognava vedere l’indaffararsi degli addetti agli spazzaneve per rimuovere, pulire, spargere sale inquinante a tonnellate, finché le nostre belle strade biancorigate erano lì nuovamente lustre e nere, da potervi correre sopra con le macchine tirate fuori dai garages col pavimento di piastrelle. E bisognava sentire i telefoni che squillavano dai quartieri delle nostre irreprensibili villette, perché i municipi facessero di più e più in fretta. (Conto finale: centinaia di migliaia di franchi). Tutt’attorno Babbinatale, alcuni in arrivo su camion della Coca-cola, e luminarie puntiniformi sui balconi e bambini sazi e imbambolati. Certo, è una banalità abusata sottolineare la differenza abissale tra i due territori: la sua Africa, la nostra Svizzera. Ma il fatto è che l’asimmetria aumenta ogni anno. L’eccesso dell’uno si fonda, almeno in parte, anche sulle miserie dell’altro. Un tempo abbiamo creduto in molti alla rivoluzione. Alcuni venivano addirittura dalla Svizzera a cercare lavoro in Ticino per essere più vicini al luogo, l’Italia, dove dicevano che sarebbe scoppiata e sarebbe stato allora più facile parteciparvi. Poi non venne e dove venne deluse. Ma oggi, al di fuori del generale buonismo natalizio, possiamo ancora fare qualcosa di positivo, ognuno nel suo piccolo e nel campo che gli è più congeniale… natura, ambiente, società, giustizia sociale, solidarietà… Come scriveva Egidio Cescato nel 2003: «(…) è lo strampalato orgoglio che mi nutre? / devo fare ciò che va fatto / perché posso / non devo sbagliare». Buone feste a tutti.

Pubblicato il 

16.12.05

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