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La strategia fiscale socialista

di

Gianfranco Helbling
Niente controprogetto all’iniziativa fiscale dell’Mps sulle persone giuridiche che chiede un aumento dal 9 al 13 per cento dell’aliquota sugli utili e un raddoppio (dall’1,5 al 3 per mille) di quella sul capitale. Questo ha detto la scorsa settimana il governo a maggioranza (per il controprogetto s’è espressa la socialista Patrizia Pesenti). Il Partito socialista (Ps) ha reagito stigmatizzando la decisione del Consiglio di Stato e annunciando a sua volta l’intenzione di elaborare un controprogetto all’iniziativa dell’Mps da sottoporre al parlamento. Di che tenore? «Non posso ancora svelarlo, nel partito stiamo valutando diversi scenari», dice ad area il presidente del Ps Manuele Bertoli, che nell’intervista che segue entra nel merito della strategia del Ps in materia fiscale. Intanto l’iniziativa dell’Mps prosegue il suo viaggio all’interno delle istituzioni: prossima tappa la commissione tributaria, convocata per il 28 gennaio. Manuele Bertoli, affinché sul controprogetto del Ps effettivamente si voti ci vuole una maggioranza che lo sostenga in parlamento. Non sarà semplice per il Ps costituire questa maggioranza. Certamente non lo sarà. È abbastanza evidente però che se non ci sarà una maggioranza in Gran Consiglio disposta a sostenere un controprogetto ognuno prenderà le sue decisioni. In altri termini, se sul fronte borghese troveremo un’opposizione di principio ad un controprogetto, sarà poi difficile che da sinistra non si voti per l’iniziativa dell’Mps. Perché il Ps non aderisce all’iniziativa dell’Mps? Abbiamo sempre riconosciuto che l’iniziativa mette il dito su un problema reale. Crediamo però che un’aliquota del 13 per cento sull’utile sia eccessiva. Oggi il Ticino ha una pressione fiscale molto favorevole, di 73 punti su cento (che è la media nazionale). Questa cifra è data da un 65 su cento di imposizione sulle persone fisiche e da un 90 su cento per le persone giuridiche. Quindi è vero che l’imposizione fiscale delle persone giuridiche in Ticino è sotto la media, ma non di tanto; col 13 per cento saremmo nettamente al di sopra della media. Inoltre mi pare problematico raddoppiare l’imposizione del capitale perché colpisce anche le società che non vanno bene. Nel ’95 il Ps aveva combattuto con un referendum la riduzione delle aliquote delle persone giuridiche dal 13 al 12 per cento. Cosa c’è di diverso oggi? Nel ’95 si discuteva se scendere al 12 per cento subito o dopo quattro anni. Sul principio dell’alleggerimento fiscale erano tutti d’accordo, c’erano divergenze sui tempi. Infatti la nuova Legge tributaria introduceva delle aliquote uniche inizialmente del 13 per cento, che sarebbero scese al 12 per cento nel ’99. Ma Masoni nel ’94, allora deputata, con un colpo di mano in parlamento fece passare la riduzione immediata, già per il ’95. E fu su quel punto che il Ps condusse e vinse la sua battaglia. Qual è il “problema reale” su cui secondo lei l’iniziativa dell’Mps mette il dito? Il peccato originale è l’iniziativa della Lega, che ha imposto un grosso salto in basso che rende oggi politicamente difficile una risalita. Se ne viene a capo soltanto se si trova una soluzione in grado di raccogliere un ampio consenso. Questo obbliga chi ha scelto di andare nella direzione del 9 per cento di ammettere di aver sbagliato. Per noi questa ammissione è essenziale. Perché dire sì o no ad una soluzione fatta e finita come è l’iniziativa dell’Mps comporta un pericolo e un camuffamento: il pericolo è che se l’iniziativa non passa si indebolisce la posizione di chi sostiene che si è defiscalizzato troppo; il camuffamento è invece quello di chi in passato ha tagliato troppo le tasse e potrebbe poi dire che l’aumento è colpa della sinistra. Chi ha voluto i tagli fiscali sa perfettamente che l’unica via per uscire dall’impasse è un ampio consenso in direzione opposta. Ma, come ammette anche lei, la grossa perdita di gettito il Cantone l’ha avuta sulle persone fisiche, ambito in cui il Ticino è il secondo cantone più conveniente in Svizzera. Non è piuttosto su questo fronte, per quanto impopolare, che si dovrebbe lavorare? Sono d’accordo. Ma mi parrebbe una stupidaggine che la sinistra andasse a fare il kamikaze pulendo dove altri hanno sporcato. È vero che c’è un problema nell’ambito dell’imposizione delle persone fisiche, ma dev’essere assunto da chi l’ha creato. Per questo la strategia del Ps non può che essere la stessa che per le persone giuridiche. Sulla neutralizzazione del passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale si sono inventati cerotti sia per il 2004 che per il 2005, ma prima o poi chi ha fatto il pasticcio dovrà pur proporre una soluzione definitiva. Certo noi potremmo presentare degli atti parlamentari, ad esempio sul sistema delle deduzioni o sulle imposte di successione, ma anche questi hanno bisogno di una maggioranza che presuppone il coraggio da parte della destra di un’ammissione chiara di fronte al paese. Si tratta di questioni che non si risolvono con atti unilaterali come un’iniziativa popolare: faremo delle proposte, ma chiedendo il consenso anche dall’altra parte. Se poi il consenso non ci sarà nessuno si meravigli se faremo un’opposizione dura sui tagli alla spesa. Che giudizio dà del rapporto del Consiglio di Stato al parlamento sull’iniziativa Mps? Al di là della solita retorica di stampo Dfe, mi pare che questo governo finalmente ammetta le sue responsabilità nel disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti. Perché se ha sempre detto di non voler scendere sotto il 12 per cento nell’imposizione degli utili delle persone giuridiche, non s’è neppure mai opposto in maniera credibile all’iniziativa della Lega e nel frattempo s’è sempre rifatto alla volontà popolare per dire che le riduzioni fiscali non erano colpa sua. Ora finalmente riconosce la sua paternità anche su questi sgravi.

Pubblicato

Venerdì 21 Gennaio 2005

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