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La strada pericolosa del dumping

di

Andreas Rieger

I salari degli autisti sono fortemente sotto pressione, come per nessun’altra categoria. Imprenditori dell’Est Europa gettano i camionisti nel traffico di transito attraverso il continente per salari di un paio di euro all’ora. Restano però ancora degli argini che impediscono al dumping di dilagare: il limite di peso di 40 tonnellate per veicolo, il divieto di transito notturno e festivo e soprattutto il divieto di cabotaggio, che non consente alle imprese domiciliate all’estero di trasportare merce e passeggeri con luogo di partenza e di destinazione all’interno di un paese.


Queste norme garantiscono più o meno che le imprese per il trasporto interno paghino i salari in uso a livello locale. In Austria il sindacato Vida ha però constatato che il 20 per cento dei trasporti interni viene eseguito da imprese straniere, nonostante il divieto di cabotaggio. Questo equivale a una perdita di 10.000 posti di lavoro.
Ora i fautori del neoliberismo vorrebbero far cadere ovunque questi argini. I prezzi dei trasporti dovrebbero scendere ulteriormente, anche se ormai da tempo non coprono più i costi globali. In cima alla lista dei desideri vi è l’abolizione del divieto di cabotaggio. Fatto questo cadrebbe la gestione interna dell’economia dei trasporti, dall’Italia alla Svezia, passando per la Svizzera.


Quella dei neoliberisti è una causa comune ai governi dell’Europa dell’Est, che fiutano grandi affari. A loro è indifferente se gli autisti dei loro paesi vengono costretti a salari da fame. Per costoro le locande per camionisti sono già da tempo un ricordo. Per giorni e per settimane vivono nelle cabine dei loro mezzi ai margini delle strade e nutrendosi col cibo portato da casa, perché certo non possono permettersi di sopportare i prezzi dei paesi in cui transitano.


Per i sindacati della Federazione europea delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti (Etf) è dunque chiaro che vadano pagati i salari in uso nel luogo di lavoro. «Salari svizzeri sulle strade svizzere e sui binari svizzeri», afferma dunque giustamente Giorgio Tuti, presidente dei ferrovieri dell’Etf e del sindacato svizzero del personale dei trasporti Sev, chiedendo inoltre il mantenimento e il rafforzamento delle misure di protezione in vigore. Per esempio attraverso contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale.

Pubblicato

Mercoledì 26 Aprile 2017

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