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La strada maledetta

di

Generoso Chiaradonna
Il no scaturito dalle urne della votazione consultiva alla completamento della superstrada Stabio-Gaggiolo, denominata tecnicamente A394, e a favore della ferrovia Mendrisio-Malpensa, si è trasformato in ricorso formale. Il Municipio di Stabio, recependo la volontà popolare, ha interposto ricorso contro il Piano dei trasporti del Mendrisiotto e basso Ceresio. All’opposizione di Stabio si è aggiunta, con altre motivazioni, quella del Comune di Ligornetto. Ma per capire come si è giunti a questa situazione bisogna ripercorrere la storia infinita di questo – come è stato giustamente definito, nei due corposi ricorsi curati dall’avvocato Claudio Cereghetti – «fossile viario». E di un fossile risalente all’archeologia viaria ticinese di più di trent‘anni fa, si tratta. La storia in breve Correva, infatti, l’anno 1968 quando vi fu il primo scambio di corrispondenza tra il Municipio di Stabio e l’autorità cantonale per cercare, nell’ambito dell’esame dei futuri tracciati autostradali, di trovare una soluzione al collegamento viario tra Mendrisio e Varese. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e di automezzi (leggeri e pesanti) attraverso il Mendrisiotto. Nel 1991 il primo tratto (Mendrisio-Stabio est) di circa 3,2 chilometri della superstrada è stato aperto al traffico. Nel novembre del 1994 è stato pubblicato il progetto generale per il secondo tratto (Stabio est-Gaggiolo). In pratica per il completamento della A394. Contro tale ampliamento sono stati inoltrati diversi reclami puntualmente respinti da Consiglio di Stato e Gran consiglio. Queste decisioni sono state impugnate di fronte al Tribunale federale che respingeva i ricorsi approvando il piano generale. Nel contempo il Tf imponeva all’autorità cantonale di far precedere l’elaborazione e l’approvazione del progetto definitivo da un approfondito esame d’impatto ambientale. L’esame d’impatto ambientale è stato preparato ed è diventato, in pratica, la base portante dei due ricorsi presentati dai due Municipi «momò». C’è però da fare una precisazione. Il Rapporto d’impatto ambientale (Ria) non segue le sorti delle schede di Piano direttore del Piano dei trasporti del Mendrisiotto (Ptm). La costruzione della strada A394 e il Ptm sono due procedure separate. Il Ptm, infatti, è un piano d’interesse regionale e generale che contempla il sistema dei trasporti (mobilità privata e pubblica) fra tutti i comuni del Mendrisiotto. L’orizzonte temporale di tale strumento pianificatorio è di 20-30 anni. Contiene delle indicazioni sulle intenzioni che si tradurranno, nel tempo, in progetti concreti che a loro volta dovranno seguire una propria procedura. La completamento della Stabio-Gaggiolo è quindi uno di questi progetti. L’impatto ambientale Questo per spiegare come mai il famigerato «Ria fase 2» non è contemplato dal Ptm. Ma perché è così importante questo rapporto? La risposta è semplice: non sono tutte rose e fiori quello che traspare da tale rapporto che, pur non essendo ancora un documento pubblico (lo diventerà appena verrà presentato il progetto per la strada), è già sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori e dei Municipi di Ligornetto e Stabio in primis. Tale rapporto precisa espressamente che proprio la completamento della A394 (Stabio-Gaggiolo) causerà un netto aumento del traffico complessivo. Nel 2010, data di riferimento, si avrebbero 2'400 veicoli pesanti al giorno invece di 2 mila e 14'600 veicoli leggeri al giorno invece di 12'200. Ad accompagnare questo aumento di traffico vi sarà, naturalmente, pure un forte aumento delle immissioni inquinanti. Espresso in soldoni vuol dire che dal 2010, vi saranno 2'800 automezzi (di cui 400 Tir) in più sulle nostre strade. In pratica una colonna di un paio di decine di chilometri. In più vi è da aggiungere che questo fantomatico «Ria fase 2» non tiene conto degli effetti nefasti che questa nuova arteria viaria avrà, ad esempio, nel Luganese, o piuttosto nel Bellinzonese o, infine nella già congestionata Leventina. E se nel frattempo venisse realizzato il prolungamento del tracciato in territorio italiano? Sarebbe il caos totale, o meglio si realizzerebbe una sorta di circonvallazione tra Como e Varese passando per il Ticino. Come dire la fluidità agli altri e il traffico e le colonne a noi. In definitiva tale rapporto giustifica la completamento della A394 solo sulla base di una valutazione politica, quindi non tecnica (leggi ambientale). La responsabilità passa quindi al Dipartimento del territorio che dovrà giustificare scelte impopolari. Il punto di vista di Ligornetto Come accennato prima, contro il Ptm ha ricorso pure il Municipio di Ligornetto che anche se toccato «marginalmente» dalle opere previste dal Piano, ha intravisto, giustamente, nell’opera un grimaldello per far defluire sul territorio cantonale più traffico pesante. Infatti, come ha dichiarato alla stampa la scorsa settimana il sindaco di Ligornetto Marco Pina: «solo un mese e mezzo fa eravamo favorevoli al Ptm. Ci ha fatto cambiare idea il voto contrario di Stabio e il Rapporto d’impatto ambientale (Ria)». Ed ecco che ritorna questo famoso «Ria» dove, come spiegato prima, si specifica in dettaglio l’aumento del traffico. Ligornetto va comunque oltre e non chiede solo di stralciare dal Ptm la strada e la nuova dogana commerciale del Gaggiolo (la famosa porta due, dopo Brogeda, a sud delle Alpi), ma chiede anche di vietare al traffico pesante l’attuale A394 (il tratto esistente), vietare il transito commerciale dal valico del Bizzarone e accertare che la Bretella della Montagna (definita dal sindaco Pina «sperpero di danaro pubblico») è un oggetto da inserire nelle schede di Piano direttore ma che tale idea è abbandonata vista l’inutilità di quest’opera. La Bretella dovrebbe collegare la zona della Montagna (i comuni di Arzo, Tremona, Meride e Besazio) alla Campagna Adorna. Attualmente il collegamento è assicurato dalla strada cantonale. Il progetto è controverso perché invade un territorio vergine, agricolo e forestale, da un punto di vista paesaggistico e naturalistico, pregiato. Non si capisce l’utilità immediata di quest’opera. Ha sollevato anche il problema dei ripari fonici, sollecitandoli per il pezzo di superstrada esistente e la sistemazione dell’incrocio alla Croce Grande con un rondò. Come si vede sono richieste da Comune «verde», felice di esserlo. La palla, per usare un termine calcistico, passa ora nel campo delle autorità cantonali che dovranno decidere le sorti viarie e la qualità di vita del Mendrisiotto.

Pubblicato

Venerdì 7 Giugno 2002

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