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La spia che venne da Vevey

di

Francesco Bonsaver
Infiltrare un agente investigativo in un gruppo di ricercatori mentre scrive un libro su una multinazionale agroalimentare. Sono gli ingredienti della spystory, dello scandalo giallo, tutto made in Switzerland, svelati da un'inchiesta giornalistica di Temps présent, trasmissione della Televisione della Svizzera romanda. La multinazionale Nestlé con sede a Vevey, canton Vaud, ha incaricato l'agenzia privata Securitas di infiltrare un loro agente all'interno della sezione locale del gruppo altermondialista Attac, mentre stava redigendo il libro "Attac contro l'impero Nestlé".

Nell'autunno 2003, sette ricercatori militanti di Attac Vaud decidono di condurre un'inchiesta sulla politica di Nestlé, sfociata poi nel libro "Attac contro l'impero Nestlé". Un libro frutto di una ricerca scientifica basata su documenti pubblici, con l'intento di far conoscere al grande pubblico il meccanismo di funzionamento della multinazionale elvetica e la sua ramificazione nel mondo. Una donna, agente del gruppo del Servizio investigativo di Securitas, si presenta al gruppo di ricercatori sotto falso nome, chiedendo di poter collaborare alla stesura del libro su Nestlé.
Per quasi un anno, l'agente segreto di Securitas partecipa alle riunioni guadagna la fiducia dei sette ricercatori, s'introduce nelle loro case private, ha accesso ad una lista mail interna al gruppo Attac. Una lista in cui si trattano argomenti "sensibili". Nel libro si parla della politica d'interessi economici di Nestlé riguardo gli organismi geneticamente modificati, del ruolo del gigante agroalimentare nella privatizzazione del bene pubblico dell'acqua, e temi molto delicati quali la lotta dei sindacalisti attivi in stabilimenti della Nestlé in paesi dove sono quasi assenti i diritti fondamentali. Un esempio su tutti la Colombia, paese che ha raccolto presso l'Organizzazione mondiale per il lavoro denunce per oltre 4 mila sindacalisti assassinati negli ultimi venti anni perché hanno "osato" difendere i diritti dei lavoratori. Non fa eccezione Nestlé. Grazie a prove raccolte dall'organizzazione svizzera Multiwatch si è scoperto che dal 1986 al 2005 dieci lavoratori sindacalisti di Nestlé Colombia sono stati assassinati da gruppi paramilitari. Omicidi sempre avvenuti nei momenti di tensione fra maestranze e direzione aziendale. Nello scambio di corrispondenza informatica della lista interna di Attac, capitava che i nominativi dei leader sindacali attivi negli stabilimenti Nestlé fossero citati. Dati ai quali l'agente Securitas aveva accesso e ha potuto, teoricamente, consegnare alla multinazionale di Vevey. L'inchiesta di Temps present ha dimostrato che almeno in un'occasione, la spia di Securitas ha incontrato presso la sede principale di Nestlé, il responsabile della sicurezza e quello della comunicazione della multinazionale per fare un resoconto dettagliato della sua attività di spionaggio. 
Un altro aspetto inquietante della vicenda, riguarda l'atteggiamento della polizia cantonale vodese. Ai giornalisti della Radio romanda, il portavoce della polizia cantonale Jean-Cristophe Sauterel, ha ammesso che le forze dell'ordine fossero a conoscenza dell'operazione di spionaggio di Securitas. Sauterel ha spiegato che la polizia non ha ritenuto opportuno intervenire poiché non vi erano gli estremi penali. «Non esiste alcuna legge che regoli l'agire dei detective privati» ha concluso Sauterel. Il Consigliere agli Stati Luc Recordon, senatore verde vodese, ha inoltrato un'interpellanza al Consiglio federale chiedendo se il governo ritiene sufficiente la base legale in questo senso o se alla luce dei fatti non considera opportuno legiferare in materia.
Il portavoce del Preposto federale alla protezione dei dati ha annunciato che chiederà a Securitas spiegazioni sull'operazione di infiltrazione per conto di Nestlé, considerata «un caso problematico».
Dal canto loro, i redattori del libro "Attac contro l'impero Nestlé" hanno annunciato che sporgeranno nei prossimi giorni denuncia contro ignoti per violazione della sfera privata.
Nestlé ha diramato uno stringato comunicato adducendo che il gruppo agroalimentare «deve fare quanto in suo potere per assicurare l'incolumità dei suoi stabilimenti e dei suoi dipendenti».
Secondo la versione ufficiale fornita dalla multinazionale elvetica, le contestazioni al vertice G8 di Evian nel 2003 giustificavano tali provvedimenti. Peccato che il vertice G8 fosse in luglio, mentre l'operazione di spionaggio sul libro-inchiesta di Attac sia iniziata mesi dopo, nell'autunno del 2003, e sia durata quasi un anno concludendosi nel 2004. Per la cronaca, il libro "Attac contro l'impero Nestlé" non ha mai messo in pericolo nessun dipendente o stabilimento della multinazionale, né gli autori sono mai stati querelati per diffamazione. Ma si sa, a volte, le parole sono più pesanti di un macigno.


"Scioccata e indignata"
La reazione di una militante di Attac spiata, Janick Marina Schaufelbuehl

Janick Marina Schaufelbuehl, lei è una dei 7 autori del libro "Attac contro l'impero Nestlé". Come ci si sente a scoprire di essere stati spiati per un anno?
È dura. I primi giorni dopo la scoperta eravamo sotto shock. Bisogna immaginarsi il contesto. Eravamo un piccolo gruppo di otto persone, riunite nell'intimità delle proprie case. Scoprire che all'interno del gruppo qualcuno era pagato per spiarti, è scioccante. Hai la sensazione che la tua sfera privata sia stata violata. Venire a conoscenza che qualcuno ha approfittato della tua fiducia per prendere delle informazioni personali sul tuo conto, con lo scopo di raccontarle ad altri, senza sapere chi siano e che uso ne abbiano fatto, è una gran brutta sensazione. A livello politico è allucinante sapere che è possibile per una multinazionale incaricare un'altra multinazionale di spiare delle persone. Tutto questo mentre la polizia ne è a conoscenza e non interviene.
Come è riuscita questa persona ad integrarsi nel gruppo di ricercatori?
Ci ha contattati quando è nato il gruppo, chiedendoci di poterne fare parte. In molti ci hanno chiesto come mai non ce ne siamo accorti. Lei aveva un numero di telefono, un nome, un indirizzo mail. Nulla poteva farci dubitare della sua falsa identità.
La spia della Securitas ha dato un contributo al libro?
Lei era incaricata di redigere un capitolo del libro. Ma non stava in piedi e lo abbiamo dovuto riscrivere completamente. Oggi mi chiedo se l'abbia scritto lei oppure il responsabile della comunicazione di Nestlé... (ride, ndr.)
Siete sorpresi di questa attività spionistica ai vostri danni?
Negli anni passati era emerso lo scandalo delle schedature in Svizzera. Ma si trattava della polizia federale. Il fatto nuovo è che sia un'impresa privata incaricata della sorveglianza delle persone da parte di un altro gruppo privato. Credo che la dimensione privata sia l'aspetto nuovo.
Ha ancora fiducia nello stato democratico?
Direi che ora la fiducia è molto incrinata. Non che prima  fossi assolutamente convinta di una democrazia rispettosa dei diritti umani. Ma ripeto, l'aspetto privato dell'attività di spionaggio mi ha molto sorpresa, così come mi preoccupa fortemente il fatto che la polizia, benché a conoscenza, non sia intervenuta per proteggerci.
Ora che il caso è diventato di dominio pubblico, spera che succeda qualcosa?
Sì, che l'affare non venga insabbiato, che la discussione politica continui e si arrivi a impedire legalmente che questi fatti si ripetano.
In futuro avrà paura nel fare politica attiva?
Assolutamente no. Anzi, il gruppo di redazione del libro si è rimesso in moto compatto, organizzando attività pubbliche per denunciare quanto successo. Il 24 giugno al Buffet della stazione di Losanna daremo una conferenza pubblica per discutere proprio di questi fatti.

Pubblicato

Venerdì 20 Giugno 2008

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