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L'editoriale

La sinistra pianga sé stessa

di

Claudio Carrer

Che scelte avrà fatto domenica scorsa il salariato medio che quotidianamente vive i disagi di un mercato del lavoro scarsamente regolamentato, che subisce la prepotenza di un padronato che tende a scaricare su di lui i rischi aziendali e che ha licenza di lasciarlo a piedi perché sul mercato si trova forza lavoro disposta a guadagnare meno di lui e che è vittima di un’offensiva trasversale tesa a smantellare ogni conquista sociale?

Probabilmente la stragrande maggioranza dei salariati non ha partecipato alle elezioni federali perché non ne ha il diritto o perché ritiene che il voto sia un esercizio inutile quando nessuno dei contendenti è in grado di dare risposte convincenti alle sue preoccupazioni.


Tra i salariati che hanno fatto uso del diritto di voto ve ne sono sicuramente tanti  che hanno contribuito al successo dell’Udc e quindi a rafforzare quella parte politica che certo non si batte per i diritti dei lavoratori.
Simili comportamenti, apparentemente strani, vengono spesso interpretati come il frutto della stupidità o dell’ignoranza del singolo che si lascia ingannare dalla propaganda di un partito che può permettersi di spendere anche decine di milioni di franchi.


Questa è però una lettura un po’ superficiale e semplicistica, che spesso viene fatta propria dalle forze della sinistra per spiegare il proprio declino e la crescente incapacità di ottenere i consensi della classe operaia e dei meno abbienti. Forze, come il Partito socialista svizzero (Pss), che dovrebbero invece interrogarsi sui loro errori e sulla loro identità, ormai perduta.


Come è ormai consuetudine, anche dopo questa tornata elettorale che ha visto il trionfo di una forza politica xenofoba come l’Udc, dai rappresentanti del Ps abbiamo sentito le spiegazioni e le frasi auto-consolatorie di sempre: “il paese va a destra” (come se fosse un fatto ineludibile, un processo naturale), “l’Udc ha i milioni che noi non abbiamo”, “l’Udc ha monopolizzato il dibattito con argomenti xenofobi”, “in fondo abbiamo perso solo pochi seggi” eccetera eccetera.


Manca totalmente l’autocritica su una campagna fatta di solo marketing elettorale. Certo, l’Udc ha abilmente evitato di tematizzare le questioni più delicate come le regole del mercato del lavoro, la grande questione del dumping salariale, del futuro delle assicurazioni sociali, ed ha addirittura abbassato i toni sulla questione dei rifugiati, consapevole che le immagini dei disperati in fuga dalla guerra che da mesi ci arrivano nelle nostre
Ma tutto questo non avrebbe impedito ai socialisti, al di là della minor disponibilità finanziaria, di proporre una visione alternativa, delle soluzioni diverse a quelli/e che sono problemi e preoccupazioni reali della gente. Problemi e preoccupazione che la destra per contro sa riconoscere e a cui sa dare delle risposte, seppur sbagliate.


Il Pss l’abbiamo visto (e continuiamo a vederlo) più impegnato a difendere la poltrona della consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, cioè di una donna di destra, di una ex Udc per caso, ma paladina della collegialità di governo. È forse questa la priorità di un partito di sinistra? A noi pare di no.

Pubblicato

Giovedì 22 Ottobre 2015

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