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La sinistra latino-americana in trappola

di

Franco Cavalli

Alcuni anni fa l’America latina, con la sua successione apparentemente inarrestabile di vittorie delle forze popolari, rappresentava un sogno ad occhi aperti della sinistra: ora purtroppo tutto ciò si sta trasformando rapidamente in un incubo. Come spesso capita, la sinistra, trascinata dall’entusiasmo delle massi popolari, non si è accorta in tempo di ciò che i vecchi padroni e la finanza internazionale tramavano nell’ombra.
Il tutto è cominciato con il colpo di stato in Honduras, un paese da sempre definito come la “portaerei degli Stati Uniti”. A ruota è poi seguito il golpe “mezzo legale” in Paraguay: un presidente regolarmente eletto, ma senza una chiara maggioranza parlamentare, viene destituito con una scusa qualsiasi da una maggioranza di deputati prezzolati, e questo in un regime di tipo presidenzialista. Lo schema è oramai chiaro e ci si può quindi attaccare a realtà molto più importanti, come il Brasile o il Venezuela, tanto più che il democratico Obama tace o acconsente.


La caduta del prezzo del petrolio, la scomparsa repentina di Chávez ed anche alcuni errori madornali, tra cui gli insufficienti investimenti produttivi e soprattutto la mancata lotta alla corruzione, precipitano il Venezuela in una grave crisi: l’impunità e la popolarità mediatica (gestita dai circoli conservatori statunitensi) di coloro che cercano di abbattere con la violenza il presidente Maduro, galvanizzano le forze reazionarie in tutto il subcontinente. A cadere sarà quindi il governo moderatamente progressista dei Kirchner in Argentina, dove il nuovo governo neoliberale in poche settimane abolisce autoritariamente tutte le leggi progressiste promulgate negli ultimi 10 anni.


Ma il pesce più grosso è il Brasile: anche qui buona parte della classe media si allea alla destra reazionaria, perché in una situazione di recessione economica non accetta più che vengano imposti minimi salariali per le domestiche, che gli ospedali vengano aperti anche ai nullatenenti e che l’educazione sia democratizzata. Nessuno ha accusato mai Dilma di corruzione: le si rimprovera di aver parzialmente manipolato i conti dello stato, ciò che quasi tutti i governi di questo mondo fanno, compreso il nostro. Ma basta questo ed alcuni fenomeni di corruzione tra alcuni esponenti del suo partito per farla sospendere da una maggioranza di parlamentari, dove dominano mafiosi e personaggi in attesa di processi.


In Argentina i sindacati, finalmente tutti uniti, hanno già portato in piazza più di un milione di persone. Non c’è dubbio che la resistenza delle organizzazioni popolari crescerà rapidamente in Brasile, mentre in Venezuela lo scontro violento e probabilmente decisivo è oramai dietro l’angolo. C’è da sperare che non saremo nuovamente confrontati con desaparecidos o addirittura con massacri alla maniera di Pinochet. Non da ultimo perché la balbuziente sinistra europea, contrariamente a quanto seppe fare allora, adesso potrebbe fornire ben poca solidarietà.

Pubblicato

Martedì 24 Maggio 2016

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