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La simmetria dei sacrifici

di

Pietro Martinelli
Quando questo articolo verrà pubblicato forse la crisi del governo ticinese aperta venerdì scorso sarà già stata risolta con una parziale marcia indietro. È quello che molti auspicano perché ben pochi, credo, fuori dal Consiglio di Stato, hanno apprezzato i modi e capito le motivazioni e gli sbocchi di una decisione tanto spettacolare quanto intempestiva. Punire un membro del Governo per presunta mancanza di collaborazione smembrando il suo Dipartimento per di più senza preavviso e senza consultazione era una decisione talmente irrazionale da trovare una spiegazione solo se suggerita da uno stato di necessità assoluta e solo se era la premessa per altri obiettivi già definiti, ma che richiedono tempi di elaborazione più lunghi. Ma lo stato di necessità non c’era perché il Preventivo 2004 era già stato votato e di altri obiettivi (arrocco, rimpasto…) si è parlato, ma solo dopo e a livello di ipotesi improvvisate. Il pasticciaccio inoltre è stato combinato quando era già in corso la votazione per l’elezione delle Camere federali. Quindi in un momento in cui ai politici è richiesto di farsi da parte per permettere alle cittadine e ai cittadini di votare con la necessaria serenità sulla base di convinzioni maturate nel corso della campagna elettorale. Il risultato è stato una grande reazione emotiva di cui si è fatta interprete praticamente tutta la stampa cantonale e federale e che ha spinto una parte significativa dell’elettorato ticinese ad esprimere con la scheda il proprio disappunto, permettendo al nostro partito di raggiungere il massimo di voti mai toccato sfiorando il primato cantonale. Alla base delle tensioni che indubbiamente hanno caratterizzato l’attività del governo in questo inizio di legislatura ci sono tuttavia problemi reali. Problemi che hanno ristretto i margini di manovra rispetto all’ultima legislatura cui ho partecipato come Consigliere di Stato, quando esistevano ancora possibilità di effettuare dei risparmi anche nella socialità senza comprometterne la sostanza. Come, ad esempio, quella di prescrivere che i sussidi per l’assicurazione malattia non venissero erogati automaticamente in base all’ultima tassazione cresciuta in giudicato, ma che fosse necessario presentare una domanda motivata (risparmio circa 20 milioni all’anno). Il problema principale è quello della concorrenza ingenerata dalla globalizzazione, concorrenza che favorisce chi ha costi, quindi prezzi inferiori. Su questo punto o si è con chi chiede nuove barriere doganali (vedi Tremonti) o con chi è per l’apertura dei mercati anche ai paesi dove il costo del lavoro è molto inferiore al nostro. Indipendentemente dagli abusi e dalla necessaria gradualità la posizione della sinistra dovrebbe essere evidente. Tanto più che si tratta di una tendenza inarrestabile che deve essere governata con equilibrio e sensibilità, ma che non può essere negata. Pena l’isolamento. Da qui derivano le difficoltà economiche dell’Europa, della Svizzera e del nostro Cantone, la recessione del 2003 e la crescita moderata (1/1,5 per cento) prevista per i prossimi anni. La sfida è globale e a questa sfida bisogna saper rispondere migliorando la propria concorrenzialità (snellezza) e affinando le proprie competenze in settori altamente rimunerati (formazione). Dall’altra parte aumentano i bisogni a causa dell’invecchiamento della popolazione, degli investimenti necessari nel settore della riqualificazione e della formazione, dei problemi posti dal cambiamento e dalla disoccupazione. Per venirne fuori occorre quindi saper motivare la popolazione a sostenere programmi che comprendono anche dei sacrifici, come d’altronde cercano di fare tutti i governi europei di destra e di sinistra. Condizione necessaria per essere credibilli è quella di saper dare concretezza e visibilità al concetto della simmetria dei sacrifici. Un principio, caro alla sinistra, al quale il nostro Consiglio di Stato non sembrerebbe essere sensibile con la sua politica di sgravi fiscali male mirati da una parte e di negazione dei bisogni dall’altra. C’è da sperare che dopo questa crisi rocambolesca qualcosa cambi. Da parte di tutti.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

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