< Ritorna

Stampa

 
Europee/Italia

La scelta di un popolo che non ne può più

di

Loris Campetti

Ora che al Giro d'Italia c'è un uomo solo al comando, quasi tutti gli italiani – non tanti – che sono andati a votare si dicono contenti. Gli ex berlusconiani delusi hanno trovato il capo su cui investire le speranze tradite dal Cavaliere di Arcore e dal suo harem; gli orfani del Pci che per 25 anni ne hanno viste di tutti i colori si consolano pensando che Renzi sembra un democristiano ma finalmente abbiamo vinto, e con percentuali da DC anni Cinquanta; i grillini che hanno perso ma in fondo hanno vinto perché sono sopra il 20% e si preparano ad allearsi con un inglese xenofobo, anche se l'idea fa un po’ schifo ma bisogna pur fare un gruppo parlamentare; gli orfani di una sinistra sfumata tra un'elezione persa e una scissione riuscita finalmente ce l'hanno fatta a superare il quorum, grazie all'alleanza con un giovane greco e nonostante i soprassalti di tanti partitini zombie; persino gli alfaniani, traditori salvati a stento dal voto popolare a differenza di quegli altri traditori che stavano con Fini, brindano alla vittoria. Solo Berlusconi è finito in fuorigioco e sulla sua eredità i parenti-coltelli si scannano. Di Monti e Casini, sciolti come neve al sole, resta solo un ricordo liberista.


Il successo del nuovista Renzi è indiscutibile, va oltre ogni aspettativa con un 41% di consensi tra i (pochi) votanti. E chi ha partecipato agli scrutini garantisce che tra le schede annullate molte erano votate Pd con indicazione Renzi, non candidato e dunque non votabile. Gli italiani hanno votato per le promesse e le speranze ma anche per gli 80 euro infilati in busta paga alla vigilia. Hanno votato per i giovani contro i vecchi; per paura dell'uomo nero pentastellato che vuole vivisezionare bestie e umani (si fa per dire); contro burocrazie, leggi garantiste, diritto del lavoro; perché “non se ne può più”. Ma intanto, tra minacce e promesse renziane, l'Europa si oppone al rinvio del pareggio di bilancio per cui l'uomo al comando vuole tagliare tutto, comprese Costituzione e Statuto dei lavoratori e vendere anche l'invendibile, mentre la disoccupazione corre in senso inverso all'economia e un giovane su due è disoccupato. Sul tavolo di Renzi le crisi Alitalia, Ilva, Fiat, Fincantieri, solo sull'Electrolux il governo ha mostrato una qualche autonomia.


A sinistra, dunque, la lista Tsipras ce l'ha fatta a superare il 4%. Adesso si potrebbe pensare a un futuro non liberista, a uno sviluppo sostenibile, a un aggregato capace di ricomporre quel che a sinistra si è diviso. Per la seconda volta, il pensiero di sinistra italiano già punto di riferimento internazionale potrebbe imparare dalla piccola Grecia dove povertà, rabbia e disperazione non sono state consegnate a un comico ma a una forza di sinistra. Se questo circolo virtuoso si metterà in moto non sarà senza traumi e divisioni e si dovrà percorrere una strada inedita, ridando vita alle sezioni di partitini per farne mense popolari, come ad Atene.

 

Serve un tuffo nella realtà, condividerne le sofferenze. In Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) lo scontro è  tra chi vuole proseguire l'esperienza della lista Tsipras, all'opposizione al Pd in Italia e in Europa nel gruppo del Gue, e chi al contrario sogna l'ennesimo fidanzamento con i corresponsabili del massacro. Alexis Tsipras ha scritto a Barbara Spinelli, anima della lista, punto di accumulazione di importanti forze intellettuali, chiedendole di ripensare alla scelta di rinunciare al suo seggio (uno dei tre) a Strasburgo, nonostante le 70.000 preferenze personali. Il suo è un bel cognome nella storia europea, ricorda Altiero e il manifesto di Ventotene. Un suo ripensamento potrebbe salvarci dai rigurgiti dei microsettarismi.

Pubblicato

Giovedì 5 Giugno 2014

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 20 Gennaio 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019