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La rivoluzione aerea

di

Generoso Chiaradonna
Ginevra-Londra, sola andata a 24 franchi e 95. Andata e ritorno a 110 franchi (tasse incluse). Non in bici, nemmeno, in treno: in aereo al prezzo di una pizza e una birra. La moda dei voli low cost, a basso costo, sbarca anche in Svizzera o meglio è già sbarcata qualche anno fa con la compagnia easyJet e probabilmente si diffonderà ancora di più visto quello che è capitato nel resto del mondo. Con un inevitabile scombussolamento di tutto il mercato aereo. La compagnia di bandiera Swiss, dopo aver comunicato la soppressione di numerosi collegamenti, sta cercando di riposizionarsi proprio su questo settore offrendo tratte iper scontate da Zurigo e Ginevra verso le principali mete europee. Offerte pubblicizzate sia sui principali giornali europei, sia sul proprio sito internet (ww.swiss.ch) e valide con il nuovo orario invernale. Tutto cominciò, almeno in Europa, 10 anni fa, quando la compagnia aerea irlandese Ryanair lanciò la rivoluzionaria tariffa di 69 sterline per il volo Londra-Berlino. Anche se la vera rivoluzione l’aveva iniziata una piccola compagnia nordamericana, la Southwest, che iniziò ad operare negli Usa – nel triangolo Phoenix-Dallas-San Antonio – circa trent’anni fa. L’obiettivo era di ridurre al massimo i costi e di conseguenza i prezzi dei biglietti al pubblico. Risultato: in trent’anni è diventata il quarto operatore mondiale del settore. Seguendo il suo esempio sono sorte decine di compagnie sparse un po’ in tutto il globo. Alcune hanno fatto fortuna, altre un po’ meno. Perché quando si riducono al massimo i costi, i margini di correzione del business sono minimi: basta un piccolo errore di valutazione e la compagnia va a rotoli. Dopo che Swiss ha annunciato la soppressione della rotta Lugano-Ginevra e i relativi posti di lavoro, si sono fatte avanti nuove compagnie aeree con l’intenzione di coprire questa tratta. Il termine low cost è così apparso, anche se impropriamente, anche alle latitudini ticinesi facendo balenare prezzi stracciati da Lugano a Ginevra. La compagnia che maggiormente si è profilata da questo lato è la Baboo airways del giovane imprenditore ginevrino Julian Cook. Giovane imprenditore che comunque nasce bene visto che è figlio di un banchiere ginevrino molto noto, Neville Cook presidente del consiglio d’amministrazione dell’AngloIrish Bank. Julian Cook ha più volte affermato sulla stampa romanda che intende offrire biglietti aerei da Ginevra a Lugano a partire da 75 franchi secondo la logica delle compagnie aeree low cost. Ma come è possibile offrire voli a tariffe così basse? Secondo molti analisti del settore è solo una questione di scelte, niente di più. Le compagnie a basso costo hanno tagliato ogni spesa superflua. Niente pranzi o cene a bordo. Al massimo un panino a bordo, pagando naturalmente. Risultato: molto meno personale impiegato. Mentre una compagnia classica stipendia uno steward ogni 5mila passeggeri, le low cost in media ne pagano uno ogni 20mila. E non è tutto: niente dispensa vuol dire più spazio. Tradotto in soldoni: al posto dei canonici 132 passeggeri stipati su un Boeing 737/300, la easyJet riesce a metterne fino a 150. Si opera quindi sulle grandi cifre per ottenere economie di scala sostanziose. Cosa che sembra aver dimenticato Julian Cook il quale vuole operare da Ginevra ad Agno con un solo aereo da 50 posti, il Bombardier Dash. Aereo che si è salvato dall’epurazione operata dall’Ufac e giudicato in grado di atterrare ad Agno. Altra caratteristica delle compagnie low cost è la vendita dei biglietti che avviene solo via internet o call center. Niente intermediazione di agenzie di viaggio, dunque, e altro risparmio fino al 8-9 per cento del prezzo. I posti a bordo poi non sono assegnati preventivamente ma bisogna correre per prendere il migliore: l’imbarco è molto veloce e il rischio di rimanere a terra per qualsiasi motivo è reale. In quest’ultimo caso non sono previsti rimborsi. Trasformare l’aeroporto in Sa, i perché di tanta fretta Sullo sfondo delle polemiche roventi sulla stroncatura dell’aeroporto di Agno da parte dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (Ufac), vi è l’annosa questione della trasformazione dell’ente pubblico che gestisce l’aeroporto in società per azioni.Trasformazione richiesta di nuovo dall’esecutivo cittadino in un recente Messaggio. Ripercorriamo brevemente la cronistoria partendo dall’ultimo fatto saliente: la sentenza del Tribunale amministrativo del Canton Ticino (20 dicembre 2002) che sconfessa la decisione del Consiglio comunale di Lugano del 16 aprile 2002 e di conseguenza anche una perizia esterna costata 100 mila franchi. In quella data il legislativo aveva approvato la trasformazione in Sa di Lugano-Airport. Non però in una Sa d’economia mista, come per le Ail (Aziende industriali di Lugano) e le Tpl (Trasporti pubblici luganesi), ma in una società anonima ordinaria. Il ricorso fu presentato, e vinto, dalla sezione luganese del Partito socialista. Daniela Baroni e Nicoletta Mariolini ne erano le firmatarie. La grandeur mostrata dalla Città di Lugano era tale che si prevedeva una svolta nel numero di passeggeri in transito ad Agno. Oggi non si superano i 200 mila passeggeri l’anno. Rispetto ai 400 mila di pochi anni prima, sono pochini per giustificare l’autofinanziamento di una Sa. Oggi le entrate (circa un milione di franchi) sono costituite prevalentemente da tasse aeroportuali, dipendenti dal numero di atterraggi e passeggeri. Con il vento che tira sull’aeroporto di Agno e le agevolazioni promesse alle compagnie come si finanzierà il deficit? Dovrà intervenire di nuovo la Città come già successo per la pista del ghiaccio della Resega? A meno che non si voglia cogliere l’occasione della Sa per creare un posto ad hoc per autorevoli personaggi dell’amministrazione cantonale. Il nome che circola è quello di Davide Pedrioli, funzionario del Dipartimento del territorio, direttore in pectore dalla futura Lugano airport Sa. gene

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2003

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