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La rivolta della gioventù greca

di

Gaddo Melani
Era già accaduto nel 1985, ma allora la protesta non aveva raggiunto il grado di violenza e di devastazione che la Grecia sta conoscendo in questi giorni. A innescare l'incendio fu anche in quell'occasione l'uccisione da parte della polizia di un giovane quindicenne, sceso in piazza a dimostrare nell'anniversario della rivolta studentesca del 17 novembre del 1973, una data storica che segnò l'inizio della fine del regime dei colonnelli e, per gli anarchici, la rinascita del loro movimento. In quel 1985 al governo c'erano i socialisti, ma i metodi della polizia rispondevano alla stessa logica repressiva, a sostegno del potere politico, desideroso di mostrarsi deciso e determinato.

Anche sabato scorso l'uccisione in piazza Exarchia, nel quartiere studentesco di Atene, del giovanissimo Alexis Grigoropoulos è stato un puro atto di violenza criminale: le testimonianze parlano di un poliziotto sceso da un'auto prendere la mira contro un gruppo di giovani che in quel momento stavano solo urlando insulti. La notizia diffusasi rapidamente in tutto il Paese, ha dato avvio alle dimostrazioni che inducono a disegnare scenari di guerra civile.
Se in un primo momento i cronisti avevano ascritto la rivolta di piazza al movimento anarchico, particolarmente numeroso e organizzato, poi è risultato evidente che la crisi che si aperta nelle strade dei principali centri di tutta la Grecia salda diverse anime di una rabbia generale. Ci sono gli anarchici, con la loro carica sovversiva, antisistemica, c'è l'onda studentesca, che si oppone a una riforma scolastica tesa a privilegiare il settore privato a scapito dell'istruzione pubblica, c'è la crisi economica che alimenta le frustrazioni giovanili e oscura l'orizzonte dei ceti meno privilegiati, c'è l'indignazione  popolare per una serie infinita di scandali che coinvolgono il mondo politico, quello giudiziario e quello economico e la stessa Chiesa ortodossa, coinvolta in una vicenda di traffico di droga e di gestione della prostituzione.
In questo quadro, nelle piazze sono scesi anche i militanti del partito comunista Kek e della formazione della sinistra radicale Syriza. Più defilata la maggiore formazione della sinistra greca, il Pasok  che pur invitando a manifestare pacificamente contro la barbarie poliziesca, non ha organizzato dimostrazioni in proprio. Il leader del Pasok, George Papandreu, si è anche incontrato con il premier Costas Karamanlis che ha invitato tutti i partiti a condannare le violenze di piazza.
Sull'onda lunga di queste rivolte, la Grecia ha vissuto una giornata campale mercoledì 10, giorno dello sciopero generale indetto da tempo dai sindacati  che chiedono al governo interventi rapidi e decisi  contro la crescente disoccupazione e per la ripresa economica. Difficile, al momento in cui scriviamo, anticipare quale sarà stato l'esito di questo sciopero perché se da una parte l'esasperazione che emana dalle piazze in rivolta può avere alimentato la protesta dei lavoratori, dall'altra la violenza gratuita (con l'incendio di auto, di uffici bancari, di negozi razziati, di immobili) potrebbe avere sortito l'effetto contrario, rinviando il momento dello scontro politico con il governo.
Scontro che forse nemmeno il Pasok vuole: dato per vincente in caso di elezioni anticipate, non ha alcun interesse a caricarsi delle responsabilità governative in un momento di crisi come l'attuale.
Ma non è detto che il futuro politico della Grecia continui a essere all'insegna del dualismo, ormai trentennale, di Karamanlis (con Nuova Democrazia, di destra) e di Papandreu (con il Pakos, socialdemocratico). Nel panorama politico greco si è inserita una nuova formazione, il Laos (Raduno popolare ortodosso) che viene data da tutti gli osservatori politici in forte crescita, anche se al momento è appena al 4 per cento dei voti. Si tratta di un partito di destra, nazionalista e populista, xenofobo e anti-immigrati, ma anche anti-americano e no-global, in grado di raccogliere consensi nella destra tradizionale, ma anche in ambienti della sinistra socialdemocratica. Verrebbe da dire: un po' Lega e un po' Udc.

Pubblicato

Venerdì 12 Dicembre 2008

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