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La rivolta dei docenti

di

Fabio Lo Verso
Hanno scioperato, il 4 maggio, perché il governo è deciso ad applicare severe misure di “austerità”. Così attraverso la protesta di piazza circa diecimila lavoratori del pubblico impiego hanno messo in guardia l’esecutivo ginevrino: non si fanno economie a spese del servizio pubblico. Le finanze del cantone di Ginevra sono in stato comatoso: il bilancio 2004 dovrebbe chiudersi con un deficit di 392 milioni, mentre il debito pubblico ha superato la quota di 11 miliardi di franchi. Nessuno contesta che la situazione richiede un intervento. Ma insegnanti, lavoratori della sanità, statali, parastatali e poliziotti temono che tagli e blocchi salariali nascondano, in realtà, l’intento di indebolire, se non portare allo stremo, il pubblico impiego. La destra ginevrina (liberali, radicali, cristiano-democratici) rincorre da tempo il sogno di sottrarre risorse a questo settore. Il leitmotiv non è cambiato: lo Stato costa troppo. E da quest’anno, dunque, il pubblico impiego assorbirà meno risorse: gli aumenti salariali non saranno concessi, le assunzioni saranno congelate, scatterà il freno ai sussidi e fondi compensativi. Sono misure che il governo non intende rivedere, rimanendo sordo di fronte allo scontento dei lavoratori. La protesta del 4 maggio non è servita a nulla? Ecco allora che gli insegnanti dovrebbero prepararsi a scendere nuovamente in piazza, oggi, venerdì 14 maggio. Mentre questo giornale andava in stampa la Federazione degli insegnanti ginevrini si riuniva per decidere, giovedì sera, sul da farsi. Venerdì scorso, a titolo preventivo, gli esami cantonali, fissati per il 14 maggio, sono stati rinviati. Molti scommettono che una nuova marcia di protesta sarà comunque inevitabile. Oggi o fra alcuni giorni non cambierà nulla. Ma gli scioperanti non si cureranno di limitare i disagi, come invece hanno fatto il 4 maggio. A scuola le aule saranno vuote, e non si terranno le prove finali, se necessario. A inasprire la reazione è il nuovo guanto di sfida che i partiti della destra (che detengono la maggioranza sia in parlamento che al governo) hanno lanciato sette giorni fa. Chiedono, infatti, in via del tutto ufficiale, al ministro delle Finanze, Martine Brunschwig Graf, di comprimere ulteriormente il deficit previsto per il 2004 da 392 a 250 milioni. Se il governo dovesse accettare, a questo punto salterebbero tutte, ma proprio tutte le nuove assunzioni. «Trasferimenti interni e riesame delle competenze dovrebbero permettere di risolvere il problema», spiega Patrick Schmied, capo del gruppo parlamentare del partito cristiano-democratico. «Con circa 25’000 funzionari a disposizione, lo Stato detiene un buon margine di manovra». Altre economie sarebbero effettuate nel capitolo delle spese generali e dei sussidi. Ad alimentare il fuoco della tensione è poi intervenuta la dichiarazione del deputato liberale Mark Muller, che si è permesso di estromettere dal dialogo il Cartello intersindacale, un fronte che riunisce le forze sindacali del pubblico impiego: «Come interlocutore il cartello non è credibile». Sul fronte politico opposto le voci si fanno grosse, ma il tono non è provocatorio. David Hiler, deputato ambientalista, fa presente che la popolazione aumenta di circa cinquemila unità all’anno, un trend che genera nuovi bisogni, in termini di personale insegnante (per i figli), sanitario, ecc. La neopresidentessa del partito socialista ginevrino, Laurence Felhmann Rielle, punta il dito sull’assenza di «misure d'incoraggiamento per aumentare il gettito fiscale». Il deputato dell’Alliance de Gauche, Souhail Mouanna, attira l’attenzione sul fatto che è a causa della riduzione (meno12 per cento) delle imposte – ottenuta attraverso le urne dalla destra populista – che sono venute a mancare le risorse finanziarie. Il partito della sinistra radicale calcola che gli effetti del taglio fiscale generano un arretramento delle entrate fiscali di circa 380 milioni annui. Infine le drastiche misure che il governo si appresta ad adottare generano preoccupazione anche tra le forze dell’ordine che, a Ginevra, soffrono della ristrettezza del personale. Roger Golay, vice brigadiere e ex presidente del sindacato della polizia ginevrina avverte: «Se si tolgono gli insegnanti dalle scuole, ci saranno sempre più giovani per le strade e.... meno agenti per ricondurli sulla retta via. Cosa succederà?». Se anche i contratti degli agenti non saranno rinnovati allora, infatti, si teme, alcuni decideranno di migrare nel settore privato, rendendo più acuta la mancanza di personale. Ma la protesta dei poliziotti, benché imponente (un terzo degli agenti è sceso in piazza), non è stata pertanto accolta a braccia aperte da certi esponenti sindacali che hanno fatto circolare, il 4 maggio, un volantino, chiedendo alle forze dell’ordine di “scegliere” tra l’obbedienza ad un governo di destra che vuole smantellare il pubblico impiego e l’adesione alla lotta. A Ginevra la tensione sembra aver raggiunto un grado elevato di fermentazione, al punto che molti credono che il confronto sociale potrebbe sfociare in crisi aperta.

Pubblicato

Venerdì 14 Maggio 2004

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