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Affari nostri

La rivincita della carota imperfetta

di

Serena Tinari

E infine venne l’orto urbano. Complice il lockdown, come tutti mi sono ritrovata a trascorrere molte ore fra le mura domestiche. Intendiamoci, chi è giornalista freelance passa tanto tempo in casa. Perché – gioia e dolore – è anche il tuo ufficio. Eppure la mia vita in movimento, treni e aerei e visite ad amici e colleghe in altre città, nazioni e continenti, quella per parecchie settimane è scomparsa, lasciando il campo ad altre faccende interessanti, ma certo meno avventurose. È stato così che la mia terrazza si è fatta orto.

 

Felice come una bambina, nel corso dell’estate ho preso dunque a raccogliere verdure d’ogni sorta. Ortaggi come natura crea, fuori dagli standard cui ci hanno abituato i supermercati. Foglie di bietola gigantesche, carote storte, zucchine XXL buonissime. Inevitabile rimuginare sugli sprechi alimentari, in particolare quelli che si verificano alla fonte, dove prodotti dell’agricoltura vengono esclusi dalla distribuzione perché non rispettano le norme su forma, peso e aspetto. Le associazioni svizzere per i diritti di consumatrici e consumatori, complice la pandemia, ne hanno scoperta una nuova. Durante le settimane in cui l’ordine era Rimanete a casa e ristoranti e bar erano chiusi, Migros e Coop hanno esposto prodotti ‘fuori norma’ in quantità. C’è che verdure e frutti sgraziati vengono utilizzati nella ristorazione. E allora, non sapendo a chi venderle, i supermercati nazionali hanno offerto al popolo carote enormi e mele bitorzolute.

 

Passato il lockdown, amici come prima: controlli a campione avrebbero mostrato che alla velocità della luce si è tornati al solito tran-tran. Acsi, Frc e Konsumentenschutz hanno quindi lanciato un sondaggio, cui hanno risposto oltre 4.000 persone. I risultati, certo non rappresentativi dal punto di vista statistico, forniscono tuttavia spunti interessanti sui desideri di chi compra e consuma. A giudicare dal campione interpellato, si direbbe che la maggior parte sarebbe disposta a comprare cetrioli imperfetti e patate deformi: fra le persone intervistate, due terzi si sono dette della partita.

 

Ora, non solo è un piccolo numero, 4.000 su milioni di abitanti. Va anche considerato che il campione è probabilmente falsato, perché chi frequenta i siti delle associazioni di difesa dei consumatori tende ad avere una maggiore sensibilità su questi temi. Eppure, è un segnale interessante, che suggerisce qualche pista di ragionamento. Prendiamo la questione dei prezzi. È giusto che i prodotti fuori norma costino meno di quelli che rispettano le regole fissate dall’industria? A sentire il campione, la questione non sarebbe centrale.

 

Coop, unica in Svizzera ad avere una linea specifica di prodotti, Ünique, nell’accordo con i produttori invece specifica che il prezzo deve essere inferiore ai prodotti “a norma”. Viene da dire che la scelta non fa che rafforzare la dicotomia dettata dalla legge di mercato: se accettiamo il principio che una carota è “migliore” se lunga massimo 24 centimetri, deve costare di più. Inoltre sarebbero diverse le ragioni dietro alle norme, è l’argomento dei distributori, per esempio razionalizzare l’uso dello spazio nei contenitori per trasportare ed esporre le merci. Eppure, è un eterno dibattito, del genere “è nato prima l’uovo o la gallina”. I distributori insistono, infatti, che siamo noi consumatori a pretendere la perfezione. Ma sarà vero? Per quanti di noi una carota di 28 centimetri non è accettabile? E come la mettiamo con la fascinazione elvetica per orti e orticelli, dove ogni prodotto è diverso dall’altro? C’è da scommettere che se ne continuerà a discutere a oltranza e dato che sono affari nostri, a parte coltivare balconi e terrazze forse vale la pena dare un’occhiata alle norme che stabiliscono cosa sia una carota perfetta. E fare mente locale per decidere cosa preferiamo: https://www.qualiservice.ch/legumes.html. 

Pubblicato

Giovedì 27 Agosto 2020

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