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Grecia

La quotidianità della crisi ellenica

di

Argiris Panagopoulos

La grave crisi economica europea sembra spostare gli equilibri politici non solo in Grecia , ma anche in Spagna e Portogallo, dove si assiste alla nascita di alleanze tra i partiti socialdemocratici e qualche formazione centrista con le sinistre radicali, in fase di avanzamento nell’Europa del sud. Ma spicca l’eccezione italiana.

La partecipazione di Alexis Tsipras, il giovane leader della coalizione della sinistra radicale greca Syriza, alla manifestazione del 25 aprile a Lisbona  per l’anniversario della Rivoluzione del Garofani e la sua partecipazione alla Marea Cittadina del 1° giugno a Madrid è stata preceduta da incontri tra il leader di Syriza con i segretari dei partiti socialisti nei due paesi, il portoghese Antonio Seguro e lo spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba. È stato così rotto l’accerchiamento della sinistra radicale in Europa.


Non poteva essere diversamente dopo il crollo sociale in Portogallo e in Spagna, dove giorno dopo giorno guadagna consenso l’iniziativa di un fronte comune dell’Europa del Sud contro le politiche neoliberali della Troika e dei governi nazionali che applicano le sue politiche.


La sinistra radicale in Europa sembra dunque costruirsi attorno al modello Syriza, che in Grecia è in testa nei sondaggi sebbene sia senza mezzi d’informazione “amici” e nonostante la guerra scatenata dalla “troika dell’interno”, cioè il governo a tre di Samaras. Diverse formazioni in Europa, tra cui la tedesca Die Linke, e parti della sinistra italiana auspicano di candidare il leader di Syriza alle elezioni europee del prossimo anno in una lista unica di sinistra. L’obiettivo è candidarlo come presidente della Commissione europea, quale segnale chiaro delle lotte della sinistra contro le politiche di austerità.


Dopo tre anni, sembra che i greci siano passati dalle manifestazioni di piazza alle code agli uffici statali per sopravvivere dagli attacchi del fisco, ai tagli alla sanità e all’istruzione pubblica. Sebbene le code comportino la perdita di milioni di ore di lavoro, il governo ovviamente le preferisce alle proteste nelle piazze.
Intanto il governo formato da tre partiti, conservatori, socialisti e sinistra moderata, ha abolito nei fatti lo sciopero militarizzando lo scontro sociale. Qualche settimana fa, per evitare lo sciopero generale nell’istruzione, 86.000 insegnanti sono stati precettati da ordini firmati da alti gradi dell’esercito greco. Dopo i portuali e i lavoratori dei mezzi di trasporto di Atene, gli insegnanti sono la terza categoria professionale a essere precettata.  


La Grecia è solo formalmente un paese democratico. Oltre all’abolizione del diritto di sciopero, numerose garanzie costituzionali sono state cancellate perché d’ostacolo alla febbre delle privatizzazioni condotte dal governo Samaras. La svendita del paese prosegue indisturbata, con grande soddisfazione di poche grandi aziende tedesche, francesi e russe.


Mentre il tentativo di privatizzare l’acqua a Salonico e i 40 chilometri di costa ateniese, dal Pireo al Capo Sunio, sta suscitando diverse forme di resistenza cittadina,  la svendita del campo di tiro a segno di Kaisariani, a pochi minuti dal centro di Atene, ha scatenato l’ira popolare. Si tratta di uno dei santuari della resistenza antifascista greca, dove i tedeschi fucilarono migliaia di ateniesi.  


I luoghi e i valori della Resistenza stanno assumendo nella Grecia di oggi un ruolo importante quale anticorpo sociale al partito neonazista Alba Dorata. Negli ultimi mesi, i suoi militanti sono stati scacciati da numerosi paesi, in particolare a Creta, l’isola dove resta ben vivo il ricordo del martirio subito dalla popolazione ad opera dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Perfino in diversi quartieri di Atene e di Salonicco, i militanti di Alba Dorata trovano sulla loro strada pezzi diversi di società che si mobilitano contro di loro, dalle autorità locali alle curve dei tifosi, che rifiutano la distribuzione di alimenti da parte dei neonazisti.


Questi insuccessi di Alba Dorata –  il cui gradimento rimane però alto nei sondaggi, attestandosi al 10 per cento – sta rendendo nervosi e aggressivi i suoi membri anche nelle istituzioni. Il presidente del Parlamento, un conservatore, è stato costretto a vietare ufficialmente il porto d’armi all’interno delle aule parlamentari.

Il governo di Samaras, la troika, le agenzie di rating e gli altri speculatori dei mercati cercano di approfittare dalla tranquillità relativa delle piazze negli ultimi mesi per sostenere che la gente accetta i sacrifici e spera nelle presunte riforme per un miglioramento delle condizioni economiche e sociali. Se è pur vero che una parte consistente della società si è rassegnata all’austerità, come indicano chiaramente anche i sondaggi, la gran parte della popolazione sopporta ingoiando molta rabbia le politiche del governo e della troika. La domanda che molti si pongono è quando e come questa rabbia esploderà.


Nel frattempo all’interno della società si moltiplicano le forme di solidarietà e di resistenza contro le politiche d’austerità. In importanti quartieri periferici di Atene e di altre città sono ormai regolarmente organizzati mercati di generi alimentari senza intermediari, molto apprezzati dalla cittadinanza. In forte espansione anche le cooperative e altre forme di economia alternativa, tra cui spicca l’autogestione della fabbrica di materiali per l’edilizia Bio.me di Salonicco. 

Pubblicato

Giovedì 6 Giugno 2013

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