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La questione morale

di

Françoise Gehring Amato
Montesquieu non aveva avuto dubbi: per evitare ogni tipo di sopruso e di abuso il potere, anzi i poteri, non devono in nessun modo essere concentrati in una sola persona o in un piccolo gruppo di persone. È il principio della separazione dei poteri, pilastro dello Stato democratico: il potere di fare le leggi, ossia di stabilire delle regole valide per tutti i cittadini; il potere di governare, ovvero di agire in nome e per conto dello Stato; il potere di fare giustizia, cioè di sciogliere le controversie, processare ed eventualmente condannare. Se questi poteri sono chiaramente divisi, è possibile il loro reciproco controllo da parte di chi li esercita. Tutelando, quindi, i diritti della democrazia. Ma è sempre così?L’ennesimo scossone alla magistratura ticinese, legato a quello che oramai viene chiamato "il caso Ducry", ci ha riportato alla mente la lezione politica di Montesquieu, oggi più attuale che mai in molti angoli della Terra, e senza andare neppure troppo lontano. Rapporti pericolosi, fitti intrecci di relazioni, commistioni, conflitti di interesse, scambi di favore, fanno da tela di fondo a molte storie, a vicende sul filo della legalità (a volte, però, ben al di là) ma sempre in ampio contrasto con una visione etica della Cosa Pubblica. E in una realtà piccola come quella del Ticino, in una realtà incestuosa dove tutti si conoscono, quando esplodono questi conflitti provocano un’onda d’urto che investe tutte le istituzioni. Inevitabile, di fronte a fatti tanto gravi, lo sgomento del cittadino. Quale fiducia può riporre nelle istanze dello Stato, quale nella politica, e quindi negli eletti, se proprio in essa crescono gli appetiti di potere più insaziabili ed illeciti? E quale fiducia può nutrire nei confronti di una Giustizia sotto influenza? La questione morale, sollevata a suo tempo dalla "RegioneTicino" in merito al caso Thermoselect, torna prepotentemente alla ribalta. E merita di essere affrontata con serietà e serenità. Ma soprattutto con decisione. Non è ammissibile che il rispetto delle leggi sia subordinato agli interessi personali o a scambi di favori politici. Non è accettabile che si approfitti di posizioni di forza per l’esercizio indiscriminato del potere. Non è etico confondere gli interessi pubblici con il tornaconto personale. Ma ciò che è ancor più sconvolgente è che oggi la politica strumentalizza ancora una volta nuovi (e vecchi) scandali per regolare i conti al proprio interno, per rimescolare le carte. Allorquando dalla politica ci si aspetterebbe una riposta davvero morale e finalmente trasparente.

Pubblicato

Venerdì 29 Giugno 2001

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