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La protezione dei salari è una battaglia per tutta l'Europa

di

Andreas Rieger

Ora la verità è venuta a galla. Ora sappiamo cosa pretendono dalla Svizzera i negoziatori dell’Unione europea nell’ambito del cosiddetto Accordo quadro: non solo l’annacquamento della regola che obbliga le imprese europee ad annunciare con 8 giorni di anticipo l’invio di lavoratori distaccati in Svizzera e a pagare una cauzione. Ma anche un allentamento dei controlli sui salari.


Per molto tempo si è voluto farci credere che si trattasse soltanto di rendere più moderna ed efficiente la gestione delle prestazioni di servizi transfrontaliere. Anche il Consigliere federale Plr Ignazio Cassis e il capo dei negoziatori Roberto Balzaretti hanno propagandato questa sciocchezza. Ma una riduzione dei controlli non è sinonimo di modernità, ma un modo per spianare la strada a quelli che praticano il dumping salariale.


In questo modo la Commissione europea agisce per conto di quelle imprese tedesche e di altri paesi che speculano e ingannano sui salari. Imprese che non si vogliono adeguare alle regole sui lavoratori distaccati in vigore in Svizzera e che fanno di tutto per non farsi beccare. Cosa che funzionerebbe al meglio se la Svizzera diminuisse i controlli. Ad essere fottuti sarebbero i lavoratori. È vergognoso che i rappresentanti dell’Ue si pieghino in questo modo.


Ma questa vicenda non riguarda solo la Svizzera. Joost Korte, direttore generale presso la Commissione europea negli ambiti del lavoro e degli affari sociali, me l’ha detto in faccia in un’assemblea a Bruxelles: «Se noi accettassimo le vostre misure di protezione dei salari, poi anche altri paesi pretenderebbero qualcosa di simile». In effetti, i doganieri tedeschi chiamati a combattere il dumping salariale e sociale, non hanno la situazione veramente sotto controllo. E gli austriaci non sanno più come fare con il problema del dumping nel Burgenland, ma dovranno allentare le loro norme di protezione dei salari: lo impone la Corte di giustizia europea. Se i sindacati svizzeri dicono no allo smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione non sono da considerare degli egoisti ingordi, come sostengono alcuni “euro-turbo”. Noi combattiamo anzi una campagna al fianco delle organizzazioni sindacali europee in difesa del principio ovunque riconosciuto “stesso salario per lo stesso lavoro nel medesimo luogo”. Un principio che non può essere una tigre di carta!

Pubblicato

Mercoledì 5 Dicembre 2018

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