Politica

La profonda crisi della democrazia che attraversa l’Europa

Un’analisi delle elezioni europee che hanno segnato una nuova avanzata dell’estrema destra e degli astenuti, primo partito in tutti i paesi

 

L’Europa a trazione franco-tedesca non ha retto l’urto delle elezioni. A Parigi l’onda nera lepeniana sbanca e doppia il partito di Macron che ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni, a Berlino crollano i socialdemocratici scavalcati dai neonazisti dell’AfD che in tutta la ex DDR è il primo partito mentre ancora peggio della SPD vanno i guerrafondai verdi, facendo tremare il “governo semaforo”. L’estrema destra si prende l’Austria e fa piangere gli europeisti democratici belgi. Il cuore d’Europa si tinge di nero sulle orme della destra di governo italiana guidata da Giorgia Meloni che tiene il suo risultato ma non stravince, non arriva al 30% dei consensi e perde 700mila voti rispetto alle ultime elezioni politiche. Solo nella penisola iberica le forze del centrosinistra hanno un buon risultato, vincendo in Portogallo e pareggiando con i popolari in Spagna, e in Italia dove PD e Alleanza Verdi Sinistra sono le uniche forze che crescono in percentuale e in voti assoluti. I partiti a sinistra dei socialdemocratici subiscono un forte ridimensionamento dal voto europeo.

Il voto dei 27 paesi dell’Unione certifica una democrazia fragile e tentennante e al tempo stesso dimezzata dalla sfiducia dei cittadini del Vecchio Continente nei confronti dell’Ue e della politica: gli astenuti sono il primo partito in tutt’Europa. In Italia in particolare, dove meno del 50% si è recato alle urne nonostante il traino delle elezioni amministrative in 3.700 comuni e nella regione Piemonte, 17 milioni di votanti con una partecipazione al voto superiore al 60%. Epurando il dato generale dall’effetto amministrative, l’astensione aumenterebbe fino al 55-60%. I risultati europei sono segnati dal malessere dei ceti popolari colpiti dalle conseguenze della pandemia, della guerra in Ucraina e delle politiche liberiste praticate in forme e con ferocia diverse dai partiti di centrodestra e di centrosinistra, in un’Unione sempre più subalterna agli Usa e alla Nato che affossa il suo originario modello sociale e investe sugli armamenti.

 

In Italia le destre restano maggioranza, ma PD e AVS crescono

Tornando al voto italiano, è ancora presto per esprimere valutazioni compiute. Dopo un anno e mezzo di pessimo governo che ha aumentato diseguaglianze e povertà, le destre mantengono il consenso della maggioranza del paese, meglio dire dei votanti, al di sotto del 47% e dunque del 25% degli iscritti alle liste elettorali. La Lega guidata dal generale fascista Vannacci non va oltre il 9% e viene scavalcata dagli eredi di Berlusconi, ora Salvini è sotto processo. Nel campo democratico Elly Schlein porta il PD sopra il 24% con 21 eletti, a soli 4,8 punti da Fratelli d’Italia forte di 24 eletti, un risultato che va oltre le aspettative. Il PD è primo partito in tutte le grandi città e arranca in provincia. La conferma viene dalle elezioni amministrative dove 10 città, da Bergamo a Cagliari passando per Pavia, sono conquistate al primo turno dal centrosinistra contro le 6 prese dalla destra. Nelle città che vanno al ballottaggio la gran parte vede il centrosinistra avanti, da Bari a Perugia. Le destre, invece, festeggiano la vittoria netta al primo turno alle regionali del Piemonte, dove solo Torino ribadisce la sua tradizione democratica. Il secondo vincitore delle europee è l’Alleanza Verdi Sinistra, trainata dalla candidatura di Ilaria Salis, l’antifascista prigioniera, ora ai domiciliari, a Budapest e presto di nuovo in Italia e a Strasburgo come europarlamentare. AVS sfiora il 7% ed elegge 7 europarlamentari, tra cui l’amico dei migranti Mimmo Lucano contestualmente rieletto sindaco di Riace e Ignazio Marino, l’ex sindaco di Roma che era stato silurato dal Partito democratico. Tra gli italiani all’estero il PD è il primo partito seguito da FdI e al terzo posto proprio da AVS che stravince con il 40% tra gli studenti fuorisede, davanti al PD. Due segnali incoraggianti.

 

Tra gli sconfitti colpisce il pessimo risultato del M5S che sfiora il 10%. Si apre una fase di riflessione per il movimento fondato da Beppe Grillo che deve decidere se confermare la leadership di Conte e, in caso affermativo, se scegliere definitivamente l’alleanza con il PD e decidere a quale gruppo politico europeo aderire. Peggio ancora le cose sono andate per i due fuggiaschi dal PD, Renzi e Calenda, in competizione tra loro ed entrambi al di sotto della soglia di sbarramento del 4%. Anche la lista Pace terra e dignità promossa da Michele Santoro e Raniero La Valle non ha vinto la sua battaglia ma ha il merito di aver portato nel dibattito elettorale il tema del ripudio della guerra sancito dalla Costituzione.

 

Forte della crescita delle destre estreme in Europa e del suo solido legame con la presidente Von der Leyen, Giorgia Meloni ha annunciato la sua strategia dentro-fuori rispetto al governo dell’Ue che prevedibilmente non cambierà di segno rispetto alla tradizione che vede insieme popolari, socialdemocratici e liberali, ma che verrà pressato da almeno una parte delle destre guidate dalla presidente di FdI che chiede un posto a tavola in cambio della sua fedeltà atlantica e delle sciagurate politiche antimigranti. Difficilmente i nodi saranno sciolti prima delle elezioni francesi che potrebbero cambiare il quadro europeo con l’ipotetica e sciagurata vittoria dell’estrema destra. In casa PD, invece, Elly Schlein tenterà di incassare il risultato positivo mettendo un argine all’aggressività e alla resistenza passiva di un partito ancora dominato dalle correnti. La maggioranza degli eletti PD a Strasburgo è di marca riformista, non proprio sulla linea della segretaria.

 

FOTO: AdobeStock

Pubblicato il

11.06.2024 14:56
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