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La povertà crescente del Ticino ha bisogno di risposte

di

Anna Biscossa
Nei giorni scorsi sono stati presentati i dati sull’andamento, nel 2004, dei salari in Svizzera, salari che hanno visto un significativo aumento degli scarti per le persone più qualificate e un’attenuazione seppur lieve delle differenze nella retribuzione di quelle poco qualificate. Settori come il “commercio al dettaglio”, “alberghi e ristoranti” e “servizi personali” continuano a versare i salari più bassi, con percentuali variabili di lavoratori (dal 13,3 al 46 per cento) che continuano a percepire meno di 3 mila 500 franchi. Nel complesso però sono diminuite negli ultimi due anni le persone con salari di 3 mila franchi o meno, il che rappresenta una buona notizia. Purtroppo però le buone notizie finiscono qui. Se andiamo a mettere il naso in casa nostra ci accorgiamo che il Ticino mantiene saldamente la sua ultima posizione nella classifica dei salari. E l’intenzione sembra essere quella di voler restare a lungo in questa posizione! Infatti, se a livello svizzero le differenze per i bassi salari tra una regione e l’altra si attenuano considerevolmente con oscillazioni salariali per tutti i cantoni che vanno da un minimo di -1,8 per cento a un massimo di +1,8 per cento rispetto alla media nazionale, il Ticino svetta con il suo -10,3 per cento, sempre rispetto alla media nazionale! Che tradotto in parole povere vuol dire che in Ticino i bassi e i bassissimi salari continuano ad essere una realtà, una realtà quantitativamente importante, molto più importante che altrove, una realtà che ci allontana sempre più dal resto della Svizzera. Una realtà con cui sarebbe necessario e urgente fare i conti politicamente, riflettendo sui possibili interventi a sostegno sia dei salari, sia dei redditi delle fasce medio-basse, da una parte aumentando i controlli sul mercato del lavoro, dall’altra garantendo servizi gratuiti e sostegni finanziari alle persone in difficoltà. Oggi invece si va esattamente in direzione opposta, grazie ad una politica cieca e ottusa che dopo aver svuotato le casse pubbliche sta svuotando progressivamente le tasche dei cittadini e delle piccole imprese. Purtroppo però si ha l’impressione che su questi temi, nonostante tutto, non ci sia sufficiente sensibilità e attenzione a livello politico. Il che è abbastanza strano, se si considera che questo stato di cose si traduce concretamente e rapidamente in un importante aumento della povertà nel nostro Cantone, una povertà sempre più in agguato sulla porta delle nostre case, pronta ad entrare per una fattura del dentista non prevista, per una malattia accompagnata da una franchigia molto elevata per ridurre l’importo del premio dell’assicurazione malattia, per l’ammaccatura ad un’auto acquistata con un prestito, eccetera. Povertà importata, povertà derivata, povertà frutto di folli politiche indigene. Non avendo purtroppo il potere di far diventare più saggia la maggioranza della classe politica di questo Cantone, non ci resta che tentare di combattere per lo meno gli effetti degli errori altrui. Nei prossimi giorni Soccorso operaio - Sezione Ticino presenterà un suo progetto per sostenere, almeno parzialmente, il reddito delle persone in difficoltà nel nostro Cantone. Facendo incontrare l’esigenza di smaltire le eccedenze da parte della grande distribuzione con i bisogni delle persone in difficoltà, daremo vita ad una rete di solidarietà e di reciproco sostegno in grado di attenuare l’impatto dirompente della povertà sulle persone. Del resto non si tratta di una novità per Soccorso operaio, visto che nei primi anni della sua attività, all’inizio del secolo scorso, Sos distribuiva ai propri soci per le feste natalizie pacchi di generi alimentari.

Pubblicato

Venerdì 11 Novembre 2005

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