Integrazione degli stranieri: chi deve muovere i primi passi in questa direzione? Cominciamo dall’autorità comunale. Willy Lubrini, consigliere comunale a Castel San Pietro, ci ha raccontato l’esperienza del suo Comune tra i primi ad aver istituito una Commissione consultiva per gli stranieri. Lubrini ci racconta come ha preso avvio tale progetto: "non si trattava di far fronte a problemi particolari di integrazione. L’iniziativa è partita da una mozione comunale presentata da Nedo Sisini del Movimento ’94 che sollecitava la concessione dei diritti politici a livello comunale per i cittadini stranieri domiciliati a Castel San Pietro". Così come presentata la mozione era stata giudicata irricevibile dal Municipio perché manca la base legale per attuare la proposta (la Costituzione cantonale non contempla questa possibilità). In seno alla Commissione delle petizioni, di cui Lubrini è presidente, "alla mozione è stato riconosciuto il pregio di porre il problema dell’integrazione degli stranieri. Ci siamo rifatti ai lavori della Commissione federale degli stranieri. Quest’ultima indicava, tra le altre, la possibilità di creare una Commissione consultiva per gli stranieri in materia comunale. E quella di nominare un responsabile municipale per l’integrazione degli stranieri". Detto fatto. Guardando al resto della Svizzera non si tratta di un unicum: esistono già 19 commissioni di questo tipo a livello comunale e tre a livello cantonale. Ci si chiede se altri comuni ticinesi intendono marciare nella stessa direzione. Spiega Lubrini che "alcuni consiglieri di altri comuni hanno chiesto il rapporto a titolo personale. Ma nessuno in veste ufficiale". Fa quasi specie che l’iniziativa sia stata sostenuta a larga maggioranza da diverse forze politiche... "In sede di discussione durante la riunione di Consiglio comunale si sono levate delle voci di disaccordo ma in netta minoranza". Chiediamo a Lubrini quali fossero le paure: "erano da una parte di natura ideologica, reazionaria: solo gli svizzeri hanno il diritto di partecipare alla vita politica e sociale. Poi c’era chi temeva la non preparazione civica degli stranieri alla vita politica e sociale. Ma sono obiezioni deboli, facilmente confutabili". Fortunatamente ha prevalso l’idea di creare una socialità più forte. "Soprattutto", continua Lubrini "era importante sancire un diritto riferendosi a tutto il Cantone. Il problema dell’integrazione degli stranieri è centrale nella politica cantonale e deve entrare negli obbiettivi prioritari dei partiti. Soprattutto di sinistra". (Cfr. articolo sotto). D’altro canto la via più efficace per integrare gli stranieri è quella di farli partecipare attivamente alla vita pubblica. Nel caso particolare a Castel San Pietro si sono rifatti all’idea che "la politica in Svizzera ha sempre contribuito ad unire e non a dividere i cittadini. Siamo l’unico esempio di una convivenza multietnica e plurilinguistica. Quindi per integrare gli stranieri bisogna farli partecipare alla vita politica che è la possibilità concreta di un collante sociale". La Commissione, una volta che sarà operativa, "si occuperà di comunicazione con gli stranieri, dell’informazione e di ciò che riguarda l’integrazione. Come pure dell’accoglienza, di focalizzare i problemi comunali e, infine, di sollecitare alla partecipazione". Appunto. Gli stranieri per parte loro come hanno accolto la novità? Intendono collaborare? Risponde Lubrini: "alcune persone con cui sono in contatto sono contente di questa iniziativa. Si sentono considerate poiché si parla di loro in un modo positivo". Una delle obiezioni in Consiglio comunale era quella che non erano stati gli stranieri stessi a sollecitare l’iniziativa. Ribatte Lubrini: "una delle due parti deve cominciare ad aprire la porta. Siamo stati noi. Cominciamo ad istituire il diritto alla partecipazione e poi vedremo. Bisogna partire dal principio se sia un diritto oppure no". Infatti sarebbe un esercizio sterile stare ad interrogarsi se gli stranieri parteciperebbero o meno alla vita politica se ne avessero la possibilità: "per ora la Commissione non è ancora operativa. L’importante comunque è cominciare ad istituire dei diritti, a gettare delle basi per permettere la partecipazione. Poi si vedrà. È come per il diritto di voto tout court: è giusto averlo ma poi ognuno è libero di scegliere se esercitarlo o meno".     Il dialogo tra mondi diversi è possibile, di Pelin Kandemir La Svizzera è un paese d’immigrazione, questa situazione soltanto ora incomincia a farsi strada e ad essere accettata anche dalla Svizzera "ufficiale". Sinora la questione della popolazione immigrata è stata considerata essenzialmente come una situazione di passaggio. La politica federale dei contingenti annuali basata sulla rotazione ne è una chiara dimostrazione. Fatta questa doverosa premessa occorre dire che il mondo politico svizzero per troppo tempo è stato a guardare, e in parte lo sta facendo ancora adesso, e non vuole rendersi conto che oggi più che mai occorre agire. Perché? Ma poiché nella politica interna svizzera la questione migrazione riveste un ruolo centrale. Non si può, inoltre, lasciare questo tema nelle mani dell’economia e, ancor meno, nelle mani dei populisti della Lega e all’Udc di Blocher. Occorre sempre tenere presente che la destra politica svizzera non vuole risolvere in modo democratico e progressista il problema dell’ integrazione. Vuole solo esasperare gli animi e rimanere fedele al motto dividi ed impera. La sinistra e le forze progressiste, anche se in ritardo, si stanno rimboccando le maniche e stanno lavorando per favorire la necessaria integrazione di questa grande ed importante parte della nostra popolazione. Si tratta dei migranti e delle loro famiglie, di uomini, donne e bambini che rappresentano, mi pare importante ricordarlo, pur sempre il 20% circa della popolazione. Ultimamente il Partito socialista, attento e sensibile alla questione dell’immigrazione e dell’integrazione, ha accettato una mozione di Silvano Gilardoni che invitava il Ps a promuovere in tutte le sedi possibili l’avvio di una vera politica dell’integrazione e della multiculturalità. Il Ps ha in particolare raccolto l’invito di Gilardoni a sviluppare attività pubbliche (conferenze e incontri) nel campo dell’integrazione degli stranieri. Accolta anche l’idea di spingere gli eletti del partito a sollecitare i dipartimenti interessati (Istituzioni, Opere Sociali, Istruzione, ma anche Territorio) affinché si istituisca un ufficio dell’integrazione con compiti di promozione di politiche adeguate, di informazione, sensibilizzazione e coordinamento delle iniziative inerenti al tema. Lo stimolo partito da questa mozione ha permesso alla direzione del Ps di sviluppare diverse attività in merito. In particolare è stato costituito un gruppo di lavoro, composto da diverse persone sensibili alla questione dell’immigrazione-integrazione che ha diversi obiettivi. Ne riassumiamo brevemente alcuni: • organizzare delle campagne di sensibilizzazione e informazione per la popolazione indigena • collaborare e stimolare le varie sezioni del Ps cantonale affinché nei diversi comuni vengano promosse delle attività atte a favorire lo scambio tra le varie culture presenti sul territorio, così da eliminare la ghettizzazione degli stranieri e la creazione di quartieri ad alta concentrazione di immigrati • favorire e potenziare l’inserimento dei bambini e ragazzi stranieri nelle scuole • rendere più facilmente accessibile la cittadinanza svizzera • sostegno e collaborazione con le associazioni ed enti che si occupano del sostegno sociale e dei diritti degli immigrati. In questo momento il gruppo integrazione sta preparando un opuscolo rivolto alle sezioni del Ps sull’attuale realtà dell’immigrazione, la società multietnica e sugli spazi disponibili nel comune per promuovere momenti di incontro e di conoscenza reciproca. Il tutto concluso dalla presentazione di progetti per l’integrazione già esistenti in Ticino. Il gruppo, dopo la preparazione dell’opuscolo, pensa anche di organizzare dei momenti puntuali di discussione sull’integrazione degli immigrati in Ticino. Chi fosse interessato alle attività del gruppo, può rivolgersi alla segreteria del Ps cantonale per maggiori informazioni.

Pubblicato il 

25.05.01..

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