La paga oraria media di un lavoratore dell 'edilizia in Italia è di 8,27 euro. Se si toglie da questa cifra un 23 per cento di trattenute fiscali, assicurative e previdenziali, si hanno 6,37 euro netti. A sua volta il datore di lavoro è tenuto a versare al fisco e alle assicurazioni sociali un importo equivalente circa al 50 per cento della paga oraria. Quindi l 'operaio costa 12,41 euro lordi. Ora capita questo: alle 5 di sera il cantiere dovrebbe chiudere, ma alle 5 meno un quarto arriva il calcestruzzo per il getto o il camion dei mattoni oppure bisogna terminare una parete di intonaco. Il capocantiere chiede agli operai di fare un 'ora di straordinario, e questo si ripete diventando la norma. Quell 'ora in più viene però pagata fuori busta: un po ' di più della paga oraria netta, 7 euro invece di 6,37, per far sì che l 'operaio accetti; il datore di lavoro naturalmente fattura quell 'ora al cliente 12,41 euro, e intasca la differenza, 5,41 euro. Un 'impresa medio-grande, con 100 dipendenti, guadagna in tal modo 129 mila 840 euro all 'anno. La sicurezza sociale dei lavoratori finisce quindi sul conto in banca del datore di lavoro. Si dirà: non tutte le imprese si comportano in questo modo. È vero. La maggior parte delle imprese italiane rubano molto di più. Sottraggono al fisco e alle assicurazioni sociali una somma che complessivamente equivale al patrimonio amministrato dalle banche ticinesi.
In Svizzera esiste un altro sistema per rubare le pensioni ai lavoratori, e viene praticato non tra i mattoni, la sabbia e i sacchi di cemento dei cantieri, ma su poltrone di cuoio e tra scaffali di legno pregiato colmi di testi di diritto ben rilegati. È il metodo Gaggini-Kaufmann: si fa sedere il dipendente su una poltrona e gli si mette in mano lo stipendio senza la busta-paga, e questo per anni, sottraendo così milioni di franchi all 'Avs e alle altre assicurazioni.
Poi c 'è il metodo Swissfirst, la banca di Zugo che nel 2005 ha comprato la Bank am Bellevue di Zurigo, con un guadagno complessivo per i proprietari di 168 milioni di franchi. Tutto questo con i soldi di diverse casse pensioni, tra le quali Publica, la cassa pensioni della Confederazione, il cui direttore ha fatto finta di cadere dalle nuvole. Tutti soldi trattenuti ai lavoratori ma che mancheranno alla loro pensione.
La fantasia degli amministratori delle imprese in questo campo è sviluppata: il salario minimo annuale per aver diritto ai versamenti del secondo pilastro è di 25 mila 320 franchi. Ma se al posto di un dipendente al 100 per cento se ne assumono due al 50 per cento ecco che non hanno più diritto al secondo pilastro. Il governo abbassa il salario minimo a 19 mila 350 franchi? Se ne assumono tre al 30 per cento, e così niente pensione.
E che dire degli interessi generati dai fondi pensione depositati in banca? Rendono mediamente il 10 per cento, con punte speculative incredibili, ma sul capitale dei futuri pensionati viene accreditato per legge solo il 2,5 per cento. E la diminuzione del tasso di conversione dal 7,2 per cento al 6,8 per cento prevista entro il 2014? Togliere a chi lavora per dare agli speculatori.
Da sempre tutti i padroni fanno man bassa dei soldi delle pensioni. Ma il loro rappresentante in Consiglio federale, Pascal Couchepin, non perde occasione per affermare che ci sono troppi anziani, che mancano i soldi per pagare le pensioni e che bisogna aumentare l 'età pensionabile. Non sono opinioni politiche che si possono condividere o no. È sfrontatezza.

Pubblicato il 

06.10.06..

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