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La pagella di Doris

di

Silvano De Pietro
Teoricamente, avrebbe potuto prendere 217 voti su 246, tenendo conto che i quattro partiti di governo la sostenevano ufficialmente e senza calcolare i partiti minori. Realisticamente, sommando alla preannunciata opposizione dei verdi l'ostilità ufficiosa di una buona metà dei socialisti e di gran parte dei gruppi minori, non avrebbe potuto raccogliere oltre i 185 consensi. Una valutazione ancora più prudente della vigilia, anche sulla base dell'esperienza in occasioni simili, le assegnava circa 160 voti. Alla fine Doris Leuthard, non senza qualche sorpresa, di voti ne ha presi appena 133.

Un risultato che, beninteso, non è un'eccezione per una prima elezione in Consiglio federale, ma appare modesto se si considera che Leuthard era stata indicata sin dall'inizio come la candidatura più credibile del Ppd, l'unica in grado di raccogliere su di sé il massimo di voti parlamentari e di simpatie popolari. Con credenziali di questo genere, sarebbe stato difficile, oggettivamente, mettere in dubbio una brillante elezione. Certa stampa popolare, non avendo altri candidati su cui chiacchierare, s'era lanciata a presentare questa donna avvocato come una specie di star politico-mondana. Altri media, puntando sull'analisi seriosa, hanno cercato di spiegare il consenso intorno a Leuthard con il fatto che né lei né altri cercassero di giustificare la sua candidatura con la rappresentanza delle donne.
A mettere i puntini sulle i – come si usa dire – ci hanno pensato due interventi in aula, poco prima del voto dell'Assemblea federale per eleggere la signora Leuthard alla successione del consigliere federale Joseph Deiss. Sono stati due interventi che hanno spiegato il perché di un'elezione più modesta di quanto ci si aspettasse. Il primo è stato quello della bernese Therese Frösch, che ha parlato ufficialmente a nome del Partito dei verdi. Premesso che il gruppo ecologista non voleva mettere in discussione il diritto del Ppd ad occupare un seggio in governo, Frösch ha individuato due punti critici. Il primo era la concentrazione su una sola persona: «Ci manca la possibilità di scegliere tra due donne, come avvenne quando si trattò di scegliere tra Rita Roos e Ruth Metzler del Ppd, o tra Micheline Calmy-Rey e Ruth Lüthi per il Ps».
Il secondo punto critico rilevato dai verdi, era che «le intenzioni politiche mostrate da Doris Leuthard al di fuori del tema "Formazione invece di carri armati", non hanno prodotto in nessuno dei nostri campi politici fondamentali affermazioni in una direzione più durevole, più sociale e più ecologica. Soprattutto nel campo della politica ambientale ed energetica, ma anche nell'importante ambito del diritto d'asilo e degli stranieri, i nostri orientamenti sono estremamente contrapposti».
L'altro intervento è stato quello del socialista giurassiano Jean-Claude Rennwald, che ha voluto subito precisare di parlare a titolo personale. «In tutta sincerità» il parlamentare romando ha indicato tre elementi che gli rendevano difficile «mettere il nome di madame Leuthard sulla mia scheda». Il primo, era che la candidata unica del Ppd è stata «presentata come una grande star della politica». Rennwald ha contestato alla Leuthard di avere una statura politica paragonabile a quella di altri suoi compagni di partito come Jean-Philippe Maitre, Eugen David e Lucrezia Meier-Schatz, «tutte persone con le quali possiamo di tanto in tanto venire a un compromesso».
Per Rennwald, la signora Leuthard ha invece mostrato una stupefacente «mancanza di coraggio» per le volte che si è astenuta o ha lasciato la sala, quando su alcuni temi cruciali rischiava di votare in modo di danneggiare la sua candidatura. «Mi aspettavo un po' più di forza di convinzione da una donna di stato», ha aggiunto. Il terzo elemento messo in evidenza dal deputato giurassiano è il legame mostrato da Leuthard con il mondo e con gli interessi dell'economia. Rennwald ha citato a questo proposito la Nzz am Sonntag, che ha fornito un profilo politico molto preciso di Leuthard, compresa la sua opposizione all'adesione della Svizzera all'Unione europea. Infine, il rimprovero di aver risposto, alla domanda che le è stata posta durante l'audizione del gruppo socialista, su cosa ne pensasse dell'abbassamento dell'età di protezione dei giovani lavoratori: «Questo tema non è importante».
Jean-Claude Rennwald ha certamente parlato a titolo personale. Ma l'impressione è che le sue parole riflettevano quello che buona parte della sinistra pensava. E il risultato dell'elezione ne è stata la prova.

Pubblicato

Venerdì 16 Giugno 2006

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