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La notte non si vende

Viaggio nel deserto dello shopping notturno milanese

di

Francesco Bonsaver

È notte fonda a Milano, la città che si dice o si vanta di non dormire mai. È la notte di un giorno feriale qualunque, nel pieno centro della capitale meneghina, davanti allo storico arco di Porta Nuova per intendersi. Siamo nel mezzo del quartiere che sta rivoluzionando lo skyline milanese, ossia quel profilo del cielo sagomato dai futuristici palazzi in quell’enorme cantiere iniziatosi nel 2009 e la cui conclusione è prevista per il prossimo anno. Per la precisione siamo in Piazzale Principessa Clotilde, proprio dove il gigante francese della distribuzione Carrefour ha deciso di aprire il primo supermercato aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette, come nelle migliori pubblicità.

 

La sua apertura lo scorso settembre aveva generato una serie di articoli, il più delle volte pubblicitari ma redatti sotto forma di notizia, che enfatizzavano l’entrata di Milano nell’olimpo delle metropoli mondiali sempre aperte.
E poiché in Ticino in quel momento si discuteva animatamente sul caso aperture domenicali Fox Town, qualche medium locale si è lanciato sulla notizia dell’apertura quasi fosse un esempio da imitare. Difficile però paragonare una città abitata da un milione e mezzo di persone, la cui provincia è popolata da oltre 3 milioni di persone, o ancora a una regione come la Lombardia che conta più abitanti dell’intera Svizzera, a un Ticino dove vivono poco più di 300.000 anime.


Lasciamo dunque perdere i paragoni estremi, e avventuriamoci nell’embrione della società dei consumi a tempo pieno, per vedere l’effetto che fa. A sei mesi dall’apertura del supermercato sempre aperto, abbiamo dunque fatto un giro per vedere come vanno gli affari. Eccoci dunque in piena notte, sull’altro lato della strada, a fumare una sigaretta valutando il da farsi mentre osserviamo il movimento all’entrata del supermercato.


In realtà, se il navigatore non ci avesse avvisato, non ci saremmo nemmeno resi conto di essere giunti a destinazione. L’insegna è insignificante, mentre i vetri sono semi oscurati, anonimi. Non ci fossero le due guardie giurate a presidiare il negozio, difficile accorgersene. Nella mezz’oretta di osservazione esterna, contiamo cinque persone entrare nel negozio. Escono con dei sacchettini da spesa modello medio-piccolo, contenenti al massimo tre o quattro prodotti. Non di certo la spesa settimanale.


Entriamo, superando lo sguardo vigile delle due guardie giurate, imbottite nei loro giubbotti anti taglio o colpi d’arma da fuoco. La sicurezza è uno dei problemi principali di un supermercato aperto a tarda notte. Per evitare al minimo i rischi, al posto delle classiche casse con cassiera annessa, il cliente passa lui stesso i codici a barre sull’apposita macchina e poi sceglie di pagare o con la carta di credito o versando i contanti in una macchina molto solida. Tutto ciò sotto lo sguardo attento delle due guardie private.
Proseguiamo il giro tra gli scaffali. Dei commessi, che dovrebbero essere due a garantire il turno dalle 24 alle 6 del mattino, non c’è traccia. Davanti a me, una signora di mezza età si aggira tra la merce, alla ricerca di chissà cosa.


La sensazione è strana, diversa dalla solita spesa. All’apparenza è come un normale supermercato, con la sua merce ben ordinata sui ripiani, con l’occhio invitato a indugiare sui cartellini dei prezzi superscontati. Proprio Carrefour, per contrastare il calo delle vendite dovuto alla crisi economica in cui gli italiani si dibattono ormai da anni, ha annunciato la scorsa settimana di dedurre l’Iva sui prodotti acquistati dai pensionati.


A riportarti alla realtà di una situazione particolare, sono i banconi della carne e del formaggio, desolatamente vuoti. A sostituire il taglio fresco, ci sono i sottovuoti preparati dai commessi-turnisti giornalieri. La signora si è decisa, ha optato per due scatole enormi di cereali e una bottiglia di latte. Forse pregusta una buona colazione. Continuando a girovagare tra gli scaffali, vengo fermato dai suoni gutturali di un signore, forse muto. A gesti, mi chiede se il barattolo di pesto che ha in mano corrisponde al prezzo del cartellino, cioè meno di un euro. Purtroppo no, il vero prezzo è poco più di tre euro, quello a buon mercato è finito. Felice ugualmente del mio aiuto, mi sorride mentre afferra una confezione di pasta e due bottiglie di vino. Ci avviciniamo entrambi alle casse automatiche, ma la guardia appena lo vede, gli sequestra il vino. «È proibito» spiega la guardia, indicando un cartello che informa sul divieto di vendita di alcoolici dalle 24 alle 6. L’uomo, per nulla contento, abbandona il pesto e la pasta e se ne va mugugnando.


«È da inizio anno che l’hanno proibito», mi spiega l’agente privato. Il motivo è presto detto. La tipologia più numerosa dei clienti del supermercato sempre aperto era costituita dagli “animali della notte”, felici di trovare una birra a poco prezzo in qualsiasi momento. Il dehors del supermercato assumeva un tocco folcloristico. «Ora ci sono meno clienti, ma forse acquistano qualcosa di più di una birretta» racconta la guardia. Si dice che dell’apertura notturna approfitti a fine turno il personale del Fatebenefratelli, l’ospedale cittadino a pochi passi. Oppure si parla di clienti tassisti. «Mah, forse qualcuno di loro arriva, ma non mi sembra facciano delle grandi spese. Ma per avere i dati esatti deve chiederli al gestore» conclude il nostro interlocutore, ben più loquace del commesso improvvisamente comparso per aiutare due signore alla presa con lo scanner automatico. Totale della spesa, una ventina di euro scarsi. Informo di essere un giornalista e chiedo al commesso, un ragazzo sulla ventina d’anni, se abbia voglia di raccontarmi qualcosa. Si dilegua velocemente bofonchiando un «non posso, deve chiedere alla direzione». Alla guardia più disponibile chiedo se è dura lavorare la notte. «Ormai è il mio mestiere. Ma resta dura. A moglie e figlio ho regalato la classica foto da appendere, così mi vedono. Pure lavorando di giorno però, che cosa fai? Arrivi a casa dopo le sette, si cena e poi si collassa davanti alla tele. Non è che sia uno spasso lavorare pure di giorno…»
Esco dal supermercato con la bottiglia d’acqua rimediata e saluto le guardie con un “addio”.

 

Crescono gli orari, calano i consumi

 

Il 4 dicembre 2011, Mario Monti presenta il decreto Salva Italia. Tra i numerosi interventi contenuti nel pacchetto, l’ex primo ministro parla “di misure di liberalizzazione nell’interesse dei consumatori e la concorrenza”, riferendosi alla totale liberalizzazione degli orari di apertura dei commerci. Lo scopo è promuovere la crescita dei consumi e dell’economia in genere, creando nuovi posti di lavoro. Per evitare intoppi, azzera ogni competenza delle Regioni e dei Comuni in materia di orari. La Milano del sindaco Pisapia si oppone, ma è pura formalità. A un anno di distanza, si può dire che l’ambizioso obiettivo del governo Monti è decisamente mancato. Stando agli ultimi dati pubblicati da Confcommercio, i consumi sono tornati ai valori più bassi da quanto esiste il rilievo statistico. Gli acquisti alimentari calano del 3,9 per cento nell’ultimo anno. La carne bovina del 7 per cento.  


«A dimostrazione che gli italiani non solo tagliano i consumi non indispensabili, ma riducono drasticamente anche quelli primari, ossia mangiano sempre meno», commenta l’associazione dei consumatori Codacons. Il vero problema è la drammatica discesa del potere di acquisto degli italiani, che non si moltiplica miracolosamente aprendo le serrande dei commerci  tutti i giorni a tutte le ore. Nel 2012 le retribuzioni in Italia sono aumentate dell'1,9 per cento, mentre i prezzi sono cresciuti del 3 per cento.

 

«L’apertura? Un flop che nessuno segue»


“Ottimo riscontro, fino a 320 clienti a notte”. “I lavoratori hanno scelto volontariamente di prestare servizio la notte”. Sono alcune delle dichiarazioni di Carrefour nell’articolo del Corriere della Sera che pubblicizza il primo supermercato aperto 24 ore su 24 nella metropoli milanese. Poiché le parole dei venditori tendono a rendere più affascinante la realtà di quanto sia, area ha voluto sentire il parere di chi conosce la medesima realtà con occhi e interessi diversi. Silvano Campioni, segretario organizzativo della Filcams Cgil milanese (il sindacato che rappresenta la maggiore categoria di lavoratori iscritti alla Camera del Lavoro di Milano) ha raccontato la visione sindacale di questa esperienza. «Incominciamo col dire che i lavoratori oggi impiegati nei turni notturni erano già dipendenti di Carrefour, molto giovani e con contratto part-time in scadenza, a cui è stata chiesta la disponibilità a coprire la notte in cambio di un contratto a tempo pieno indeterminato». Una proposta difficile da rifiutare, visto che si parla di merce molto rara nell’attuale mercato del lavoro italiano. Gli ultimi dati Eurostat indicano al 38 per cento la disoccupazione giovanile. Aver accettato “volontariamente” di lavorare la notte pare dunque un eufemismo.


La paga da addetto vendita supera leggermente i mille euro netti. Il supplemento per il lavoro notturno è poca cosa, il 15 per cento. Due lavoratori per un turno di sei ore, che si danno il cambio alle 24. «Così spalmano le ore massime settimanali sui sette giorni, utilizzando solo quattro dipendenti» spiega Samuele Gatto, il funzionario Filcams che si occupa della catena Carrefour e quindi dello specifico supermercato. Il problema si pone in caso di malattia o infortunio di uno dei quattro. «È successo solo qualche volta finora, e il turno lo ha coperto il direttore della filiale», spiega Gatto.


Campioni sminuisce pure l’enfasi dell’andamento degli affari del supermercato sempre aperto: «Dopo i primi giorni di apertura, accompagnati da una martellante pubblicità di vari media, da nostre informazioni, gli affari si sono sgonfiati tanto che si potrebbe parlare di un flop. Carrefour non lo ammetterà mai pubblicamente, perché vorrebbe dire sconfessarsi. Il gruppo francese ha una posizione ideologica sulle aperture. In Italia ha assunto il ruolo di testa d’ariete per la liberalizzazione totale degli orari di vendita. Pur di negare il fallimento dell’operazione “aperti 24 ore”, continua a perderci soldi. Quel che temevamo maggiormente era un’estensione a macchia d’olio di questo esperimento. Da quanto ci risulta invece, nessuna catena ha intenzione di seguire l’esempio di Carrefour».

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Giovedì 14 Marzo 2013

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