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La nostra squadra

di

Alberto Nessi
Se voglio leggere un giornale, lo compro, non mi sono mai piaciuti i giornali domenicali gratuiti: ma "in campagna" è meglio tenerli d'occhio. Domenica l'altra, per esempio, il Caffè gridava in prima pagina, a caratteri cubitali: "I nemici della Svizzera sono i socialisti e l'Europa", il nuovo slogan dei democentristi. La nuova menzogna. Perché bisogna distinguere: i socialisti sono nemici della Svizzera che inventò la "J" di Juden da stampigliare sul passaporto degli ebrei per respingerli alle frontiere e sono amici del comandante della polizia sangallese Grüninger che disubbidendo agli ordini salvò migliaia di reietti; nemici degli xenofobi e amici di chi ospitò gli antifascisti durante il regime; nemici delle banche che hanno finanziato generali sudamericani, africani, asiatici e amici dei volontari della libertà che nel '36 in Spagna combatterono in difesa della Repubblica; nemici di chi si arricchisce sfruttando il prossimo, trafficando armi o accettando i soldi degli evasori fiscali di ogni nazione e amici di chi stenta a pagare la cassa malati.
Quanto all'Europa, ci siamo già, proprio in mezzo, nel cuore: come fa a essere nostra nemica? Il suo motto è identico al nostro: "Unità nella diversità". I veri nemici della Svizzera sono la Paura e l'Egoismo.

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Una domenica, alla stazione internazionale di Chiasso, tra un gruppo di giovani spensierati riconosco una guardia di confine in civile. Vanno a fare una gita a Milano, sono contenti, è domenica: niente divisa. Chissà, forse andranno a vedere le vetrine della Rinascente o i piccioni in piazza del Duomo. A un certo punto uno si fa scuro in viso e fissa con aria truce un gruppetto di extracomunitari che sta passando sotto il grande affresco di Pietro Chiesa, quello dell'Emigrante. – Perché li guardi così ? – gli chiede il collega. – È più forte di me – risponde l'altro.
Se si togliesse il paraocchi del pregiudizio e alzasse lo sguardo alla pittura murale dell'atrio, riconoscerebbe forse, nell'uomo con il fagotto in spalla, un suo antenato.

*

La nostra squadra, in gioco per il Nazionale, è una bella squadra. Marina ha gli occhi chiari e passerà ancora sorridendo sotto i tre Confederati di travertino un po' mortuario che sorvegliano lo scalone sotto la cupola del Palazzo federale; Raffaella aborre le retorica e parla chiaro, sta dalla parte delle donne oppresse; Fabio è un furetto leventinese e sa a memoria i dossier che lo aspettano sui banchi della Camera bassa; Nadia è pallida perché tutto il suo sangue è andato ad alimentare il fuoco socialista che cova sotto il pallore; Amalia è alta e scanzonata; Saverio è abituato ai comizi sindacali e non sbaglia una parola; Gian Paolo è al settimo cielo per la vittoria contro la strada che avrebbe dovuto tagliare in due il piano di Magadino e seminarlo di centri commerciali.
Siamo una bella squadra. E abbiamo solo due nemici (è più forte di noi): il sopruso e l'ingiustizia.

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2007

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