< Ritorna

Stampa

 

La "marchesa" sa come prenderci per la gola

di

Cristina Foglia
Mangiare per vivere. O vivere per mangiare? Un po’ tutt’e due nella nostra società opulenta e golosona. Puoi arricciare il naso davanti al salmone d’allevamento, bandire dal tuo carrello i gamberetti responsabili della trasformazione in pantani puzzolenti di risaie e boschi di mangrovie, comperare le banane del commercio equo, farti la lista dei produttori da boicottare. Ma arriva il momento in cui abbassi la guardia. Ognuno ha il suo lato debole, che lo spinge a chiudere un occhio o anche tutti e due. Così, la voglia di giusti principi ti cala un filino quando ti mettono davanti il cioccolato col 70 per cento di cacao (ma quanto guadagneranno i produttori?), ti lasci accalappiare dalla voglia del mango che si è fatto 16 ore di aeroplano per arrivare sulla tua tavola, mangi una fettina di paté di fois-gras anche se non si dovrebbe (povere oche!). Lo sanno bene i grandi distributori che è facile prendere la gente per la gola. Non per niente la scelta dei prodotti aumenta, e così il fatturato che i colossi dell’alimentazione esibiscono nei bilanci di fine anno. È che adesso stanno passando il limite della decenza. È di poche settimane fa la notizia che un vivaio di Ascona verrà “eliminato” per far posto a un negozio di una catena di grande distribuzione a buon mercato. A due passi dalla “nuova prevista struttura” c’è un grande magazzino che basterebbe per nutrire tutto il Ticino. Ma la costatazione dell’ovvio non sfiora questo tipo di ragionamenti. La logica dell’economia da tempo ormai non è più quella dei comuni mortali. Tanto più che la grossa ditta tedesca compera già dalla Migros prodotti che noi alla Migros paghiamo più cari. Dunque al posto dei fiorellini, dei gerani e delle piantine di basilico, avremo un altro casermone di cemento che ti vende i biscotti in confezioni da tre chili, gli orsetti di gomma in “quint- U-pack” e i cervelat in sacchetti da venti. E un po’ più in là l’attrezzo per fare step in camera tua, con l’illusione che così smaltisci un po’ di ciccia (ma non lo farai). Fare moto fa bene, lo dicono anche le assicurazioni e le casse malati. Ma consumare sempre più fa meglio, lo dicono gli economisti in voga. Il passeggiare della famiglia diventa così il tragitto dal mega-posteggio alla scala mobile del centro commerciale. «Ciao, cosa fai oggi?» «Vado al Jumbo con i miei, l’altra settimana siamo andati al Foxtown e mercoledì la mamma vuole vedere il nuovo centro di Tenero». E via: tutti sulla 4x4 pensata per le escursioni in impervie zone incontaminate, svincolo dell’autostrada, tre quarti d’ora in colonna alla rotonda, ricerca spasmodica di un posteggio e finalmente liberi, liberi di lasciarsi tentare da tutto quello che i nostri occhi incontrano. Negli anni Sessanta Joni Mitchell cantava «Hanno asfaltato il paradiso per fare un parcheggio». Almeno lei reagiva. Oggi, spianano un vivaio e nessuno fa una piega. «Tout va bien, madame la Marquise! »

Pubblicato

Venerdì 18 Marzo 2005

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022