Mercoledì 27, alle 5.30 del mattino, la polizia si è presentata in forze alla chiesa St. Johannes nel quartiere Breitenrein di Berna. I 50 uomini pensavano di riuscire a mettere le mani sulla ventina di« sans papiers» che la parrocchia aveva accolto. Non ne hanno trovato nemmeno uno: solo poche ore prima il collettivo aveva deciso di mettersi al riparo altrove. Un passante che si recava al lavoro è stato invece trattenuto per alcune ore. Magro il bottino materiale della polizia, che ha sequestrato, oltre a volantini e documenti politici, solo un po’ di effetti personali. «Hanno detto che li renderanno di persona ai proprietari», racconta Simon, del gruppo di sostegno. È chiaro che se si presentassero a ritirarli, sarebbero arrestati. Proprio il giorno prima, a Friborgo, un «sans papier» che è andato in polizia ad un appuntamento per discutere il suo caso, è stato ammanettato ed è stato subito espulso. L’ordine formale per la perquisizione concerneva 8 persone; tra queste, una che aveva già consegnato un dossier completo, ed una madre con un figlio dodicenne ed una figlia completamente cieca. Ora sono tra le 62 persone nascoste dal collettivo. Preoccupa molti il fatto che la soglia di un tempio venga così facilmente violata da una forza armata: è la fine di una lunga, antica tradizione che considera le chiese come un luogo di rifugio per i più deboli. «L’azione è stata decisa 2 giorni dopo la liberazione di Sherif. È una rappresaglia per quell’evasione che ha ridicolizzato la polizia. Vogliono mettere fine al movimento dei sanspapiers. Ma questi interventi repressivi fanno aumentare la solidarietà, e noi andremo avanti».

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01.03.02

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