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La lunga mano della Swatch

di

Can Tutumlu
Una società del gruppo Swatch occuperà gli spazi dell’ex Coop di Genestrerio, è una notizia apparsa poco tempo fa sulla stampa. Il gigante dell’orologeria Svizzera ha quindi deciso di raddoppiare la propria presenza in Ticino. Non contento di una sola fabbrica – la Diantus Watch di Mendrisio impiega quasi 600 frontaliere (vedi area n.46 del 14 novembre 2003) –, la multinazionale di Bienne apre ora una nuova impresa a Genestrerio. Saranno impiegati 180 lavoratori, con ogni probabilità donne dal vicino confine. Area ha trattato a più riprese il settore orologiero ticinese, l’“Asia della Svizzera”, e l’imminente nuova apertura non fa altro che aumentare i dubbi sulle reali motivazioni che spingono il gigante verso il sud del Gottardo. Ricordiamo infatti che a livello svizzero il settore orologiero è in buona parte coperto da un contratto collettivo di lavoro (Ccl), 83 per cento dei 40 mila lavoratori. In Ticino invece il Ccl nel settore dell’orologeria è praticamente inesistente e le paghe vanno dai 9 ai 14 franchi lordi all’ora per il lavoro non qualificato. Insomma, un bel risparmio per la Swatch varcare le Alpi. Si tratta di dubbi che non abbiamo solo noi ma anche alcune imprese dell’orologio che operano in Ticino (vedi articolo sotto). A Genestrerio verranno infatti solo assemblati – e non prodotti – orologi, lavoro che non richiede alcuna specializzazione. A differenza di Mendrisio, secondo le indiscrezioni, verranno però montati gli orologi di qualità (e prezzo) superiore della Swatch, Tissot e Rado. Orologi di lusso che verranno assemblati pagando le operaie una decina di franchi all’ora. Montati (già a partire da inizio 2005) e poi mandati alla logistica che aprirà prossimamente i battenti a Taverne (una novantina i posti di lavoro creati, ma anche in questo caso in gran parte per personale non qualificato). C’è chi si rallegra in Ticino per queste novità anche se le luci sono accompagnate da zone d’ombra. «Finora i rapporti con la Groupe Habillage haute horlogerie sa (impresa della Swatch che ha acquistato il sedime che ospiterà la nuova ditta, ndr) sono stati ottimi – ci ha detto Mario Ravasi, sindaco di Genestrerio –. Sono contento che verranno creati dei posti di lavoro anche se inizialmente eravamo preoccupati per i disturbi che si potevano arrecare ai residenti. Abbiamo inoltre un “gentleman’s agreement” che ci permetterà, a parità di qualifiche, di far impiegare personale locale nell’amministrazione della nuova impresa». Ma quanti saranno gli impiegati nell’amministrazione su 180 dipendenti? «Mi dà delle notizie di prima mano, non sapevo che si trattava di assemblaggio. Io credo che essendo gioielleria di lusso non si tratterà di lavoro di bassa qualifica», ha concluso Mario Ravasi. La nostra impressione, invece, è che il Ticino sia diventato terra di conquista per imprese allettate dal basso costo della manodopera – non quella ticinese ma quella del vicino confine –, e dalla bassa pressione fiscale. E tutto questo alla vigilia della seconda tappa dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. Dal 1° giugno i lavoratori d’oltre confine che verranno impiegati per meno di tre mesi in Svizzera dovranno presentare una semplice notifica alle autorità cantonali, nulla di più. Non ci sarà più il controllo da parte dell’Ufficio manodopera estera. Una possibilità molto interessante per gli intermediari del lavoro interinale che si sono infatti già mossi nelle zone di confine. Ma non perdiamo il filo. L’attenzione è rivolta al settore orologiero ticinese, diventato ormai un “assembled in Ticino”, e al gigante dell’orologeria. Nel riquadrato proponiamo un’intervista alla portavoce dello Swatchgroup Béatrice Howald. Signora Howald, perché la Swatch ha scelto proprio il Ticino per aprire una nuova fabbrica? Perché in Ticino abbiamo già portato una parte della nostra logistica. Ci sembra quindi naturale sfruttare questa possibilità. Non c’è molto di più da dire. Si tratta di produzione o assemblaggio? Assemblaggio. A Genestrerio produrrete le marche di lusso Rado e Tissot della Swatch? Non posso ancora dirvelo. Al momento c’è un gruppo di lavoro che sta preparando dei concetti e che prossimamente farà delle proposte sul posizionamento della fabbrica a Genestrerio. Vedremo quindi più in là quali saranno le marche assemblate. Siete a conoscenza del fatto che la Diantus Watch di Mendrisio corrisponde una paga oraria fra i 9 e i 14 franchi alle sue 585 lavoratrici frontaliere? Non so quanto pagano ma sicuramente pagano secondo la legge o più. Prevedete lo stesso salario anche per i futuri 180 dipendenti di Genestrerio? Questo non posso prevederlo. Se avessimo voluto risparmiare avremmo potuto aprire direttamente in Italia. E anche lì il gruppo Swatch si comporterebbe nello stesso modo: secondo la legge. La vostra presenza al sud delle Alpi diventa sempre più pesante. Alla Diantus si è aggiunta la logistica ed ora aprite a Genestrerio. Non è che venite in Ticino attratti dal basso costo della manodopera e dai vantaggi fiscali? La risposta non può che essere no. Per un gruppo delle dimensioni della Swatch ci sono ben altri criteri che contano. Quali ad esempio la prossimità e la sinergia con imprese di nostra proprietà già presenti sul territorio, le infrastrutture e altri fattori. Chiaramente ci basiamo anche sulla disponibilità di personale. Sareste favorevoli ad estendere il contratto collettivo di lavoro (Ccl) anche ai vostri operai in Ticino? È una domanda alla quale non posso rispondere ma, se intende dire che andiamo in Ticino perché non c’è contatto collettivo di lavoro si sbaglia. Ma non le sembra strano che solo in Ticino le imprese del gruppo Swatch, del quale lei è portavoce, non aderiscono al Ccl? Non siete contenti se vi portiamo dei posti di lavoro in Ticino? Preferireste che creassimo impieghi a Bienne o nel resto della Svizzera tedesca? Lei mi fa delle domande bizzarre. Se non volete che vi portiamo dei posti di lavoro è sufficiente che fate una petizione. Se era per i bassi salari ce ne andavamo in Italia, in Francia o in Cina. I troppi silenzi dell'orologeria Non esiste mica solo la Swatch in Ticino, vien da pensare sfogliando le pagine gialle alla voce “fabbricazione d’orologi”. In effetti non ci sono solo loro nel settore orologiero ticinese, si contano una decina di altre imprese che operano su territorio cantonale. «L’orologeria in Ticino? Non esiste più, siamo diventati un’industria che assembla al soldo della Swatch o al margine del mercato. C’è al massimo chi si avventura a fare cinturini in plastica – questa una delle risposte alle nostre domande –, le dico queste cose ma non voglio che si parli di noi, non vogliamo brutte sorprese, ho la responsabilità dei miei lavoratori», conclude il direttore della società anonima. Un’affermazione che rispecchia abbastanza fedelmente la situazione dell’industria dell’orologio in Ticino. Non più produttori ma assemblatori al margine del rude mercato, in balia dei costi di produzione e del gigante dell’orologeria elvetica Swatchgroup. “Made in Switzerland” ma “Assembled in Ticino”, e, a 9 franchi all’ora. Insomma due piccioni con una sol fava. Persi i fasti del passato – il mendrisiotto poteva vantare una certa tradizione nell’orologeria – si è fatta di malasorte virtù, se così la si può chiamare. Si è insomma passati dalla produzione e dalla ricerca ai grandi numeri, alle “economie di scala”. Si è diventati grandi assemblatori grazie a piccoli salari. Come la Diantus Watch di Mendrisio che impiega quasi 600 giovani frontaliere (vedi area n.46 del 14 novembre 2003) e come verosimilmente avverrà nella nuova fabbrica 100 per cento Swatch che verrà aperta a Genestrerio (180 operaie-assemblatrici, vedi articolo sopra). «Lo Swatchgroup controlla tutta la filiera di produzione, dal più piccolo meccanismo alla vendita dell’orologio – ci dice una seconda voce e continua –, al Ticino lasciano le briciole. È tutto sotto il loro benestare. Chi tenta di alzare la testa viene buttato fuori dal mercato. Pensi solo al potere che può esercitare Swatch grazie al monopolio sulla produzione di meccanismi d’orologio (comportamento denunciato e attualmente indagato dalla Commissione della concorrenza, ndr)». Chiaramente tutto questo ci viene detto in via strettamente confidenziale, «non si azzardi a fare il nome della nostra ditta», aggiunge il nostro interlocutore. «Se la Swatch è venuta in Ticino solo per avvicinarsi al mercato italiano? Non mi faccia ridere per carità – ci dice un commerciante d’orologi attivo nel settore da 15 anni –. Sono favolette che non si possono raccontare neppure ai bambini. È chiaro che sono venuti per l’abbondanza di manodopera italiana, per risparmiare soldoni e mica per migliorare la logistica come vogliono far credere. Pensi alla Diantus a Mendrisio. La Swatch praticamente dimezza i costi del lavoro facendo assemblare gli orologi sia dalle proprie imprese sia commissionando ad altre ditte in Ticino. Per questo motivo non vogliono parlare. Lei sarebbe disposto a perdere del lavoro?», conclude amaro il commerciante. In questo Ticino di assemblatori vi è però anche chi è riuscito a ritagliarsi una nicchia di mercato: «noi non possiamo prenderci la briga di fare grandi produzioni, sarebbe una cosa da pazzi fare un mestiere del genere nel Ticino del giorno d’oggi. Più che fabbricanti di orologi ci definiamo designer. Siamo in quattro a lavorare. Sì, mi fa sorridere il fatto di rientrare nella categoria “fabbricanti di orologi in Ticino”, non ne esistono più…», ci dice infine un piccolo imprenditore. Ma non tutti sono disposti a parlare, neppure in forma anonima. Quadro di un settore, quello dell’attuale orologeria ticinese, alquanto desolante. Un settore in realtà già estinto che ha però lasciato spazio ai lavori in serie, di bassa qualifica e bassa remunerazione.

Pubblicato

Venerdì 28 Maggio 2004

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