«Si tratta di una vittoria importantissima anche se non nascondiamo un forte rammarico per i sei mesi perduti». È quanto dichiara Saverio Lurati, segretario del Sindacato edilizia e industria (Sei) Ticino e Moesa. È il giorno della vittoria: questa settimana gli impresari si sono piegati e il prepensionamento nell'edilizia principale, seppure in ritardo, entrerà in vigore. “La lotta paga” recita il comunicato stampa con cui il Sei nazionale informa dell'esito positivo dell'incontro tra le controparti avvenuto all'inizio di questa settimana. Sono state sciolte le reticenze degli impresari costruttori che fino a poche settimane fa sembravano degli ostacoli insormontabili. Due erano le paure sorte in seno al fronte padronale: il dubbio sulla “effettiva possibilità di finanziamento del pensionamento anticipato” e sul “decreto generale di obbligatorietà” non ancora arrivato. Ma i sindacati non hanno accettato questo tergiversare di fronte a un accordo firmato. Per cui nelle conferenze professionali è stato deliberato di “reagire con misure di lotta”. Fino alla data del 4 novembre in cui «15 mila lavoratori hanno scioperato dimostrando che non intendevano assolutamente abbandonare l'accordo primaverile». E siccome “la lotta paga” questa settimana si è giunti ad un nuovo accordo. Sono state apportate delle modifiche rispetto al contratto sottoscritto la scorsa primavera? «I contenuti del “nuovo” accordo rispecchiano esattamente quelli già siglati il 25 marzo 2002», assicura Lurati nel giorno in cui su un cantiere brinda insieme agli operai al successo del colloquio. E siccome non tutti i mali vengono per nuocere, il mancato rispetto dell'accordo preso ha perlomeno dato al sindacato una grande opportunità: ribadire la propria forza ricompattando le proprie fila. «Lo sciopero ci ha permesso di ricostruire il Sindacato ed in questo senso – per ironia della sorte – il padronato ci ha fatto un favore. Certamente lo sciopero ha avuto un effetto determinante per la riuscita dell'accordo. Non possiamo però dimenticare che altri elementi concomitanti hanno contribuito a creare una forte pressione. Penso alla mobilitazione contro la ristrutturazione della Posta e lo smantellamento dei servizi pubblici in genere. Questi continui attacchi al mondo del lavoro hanno spinto la popolazione dalla nostra parte. E quando hai anche l'opinione pubblica al tuo fianco è più facile vincere le battaglie». Lo sciopero è stato inoltre il grande evento che ha permesso una verifica anche riguardo alla collaborazione fra il Sei e l'Ocst. «Si è trattato di una collaborazione – afferma Lurati – piuttosto discontinua: in alcune regioni abbiamo lavorato bene assieme, in altre meno. Penso soprattutto al Luganese dove l'Ocst era quasi completamente assente». Ma come si spiega il grande successo dello sciopero registrato in Ticino? «Noi stiamo facendo una costruzione sindacale – continua ancora il sindacalista Sei – da almeno 12-13 anni. Uno sciopero come quello del 4 novembre non s'improvvisa cominciando a muoversi quattro mesi prima; è necessario, invece, aver gettato per tempo le fondamenta, ossia portare avanti una paziente opera di convincimento presso i lavoratori. Un'opera di convincimento che passa solo e attraverso il fatto che noi siamo continuamente – e da anni – presenti nei cantieri e non stiamo dietro la scrivania di un ufficio». Ma la lotta non finisce qui. Chissà se l'accordo raggiunto per l'edilizia principale non si possa considerare un primo passo per arrivare ad un accordo simile anche per l'artigianato del settore. «Sono fermamente convinto – risponde deciso Lurati – che per tutti i lavori logoranti, e i lavori artigianali lo sono, bisognerà continuare su questa strada. E il nostro prossimo impegno sarà proprio verso l'artigianato dell'edilizia». Questo il nuovo accordo Secondo l'accordo gli operai di 63 e 64 anni di età potranno andare in pensione anticipata il 1° luglio 2003. Ad ogni 1° gennaio degli anni successivi potranno andare in pensione anticipata le classi d'età successive, una all'anno. Così il 1° gennaio del 2006 potranno decidere di pensionarsi i lavoratori sessantenni. La rendita ponte sarà del 70 per cento dell'ultimo salario lordo più un montante di base di 6 mila franchi, così che chi andrà in pensione anticipatamente potrà farlo con circa l'80 per cento dell'ultimo salario lordo. La nuova fondazione, che verrà creata apposta per permettere l'entrata in funzione dell'accordo sul prepensionamento, verserà per tutta la durata del prepensionamento i contributi Avs e Lpp, così che non vi saranno decurtazioni delle rendite al raggiungimento del 65° anno di età. Affinché la fondazione poggi su basi solide i contributi dei datori di lavoro a partire dal 1° luglio 2002 sono stati fissati al 4,66 per cento. Dal 1° gennaio 2005 questi contributi saranno del 4 per cento, come già concordato in primavera. I lavoratori versano dal 1° luglio l'1 per cento del loro salario alla fondazione. Per tener conto delle paure degli impresari i sindacati hanno accettato di fissare un tetto massimo ai contributi dei datori di lavoro fino al 2011. È una concessione che per i lavoratori sarà indolore, in quanto gli studi fatti esperire allo scopo dimostrano che il prepensionamento a partire da 60 anni è finanziariamente assicurato ben oltre il 2011. Quanto alla dichiarazione di obbligatorietà generale dell'accordo sul pensionamento anticipato nell'edilizia, che entrambe le parti vogliono, è stata trovata con il Segretariato per l'economia una soluzione soddisfacente per tutti che toccherà solo marginalmente i tempi previsti per la sua introduzione.

Pubblicato il 

15.11.02..

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