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L'editoriale

La legge sovietica

di

Claudio Carrer

“Quella di Chernobyl non è stata una catastrofe nucleare, ma una catastrofe sovietica”. Così anni fa una figura di spicco della lobby nucleare elvetica ci spiegava che nulla di simile sarebbe potuto capitare altrove, né per la gravità dell’incidente visto l’abisso tecnologico esistente né per la politica di disinformazione nei confronti dell’opinione pubblica imposta allora dalla censura sovietica, impensabile nei paesi democratici. Il disastro di Fukushima ha già smontato completamente la bizzarra tesi del nostro lobbista. Tesi riaffiorata alcuni giorni or sono alla nostra mente apprendendo che nel novembre 2012, durante i lavori per la circonvallazione autostradale in un quartiere residenziale di Bienne, furono casualmente rinvenuti residui di radio altamente radioattivo ma che le autorità (federali, cantonali e comunali) decisero di non informare la popolazione «per non turbarla».

 

Autorità che oggi tranquillizzano: i rischi per la popolazione e per l’ambiente sono “deboli”, affermano.
Eppure le informazioni sin qui trapelate sono perlomeno inquietanti: i residui deriverebbero da una vecchia discarica (riconvertita in parte in orti urbani negli anni Cinquanta e in parte con una colata di calcestruzzo in un quartiere abitativo) dove l’industria orologiera aveva sotterrato polvere di radio proveniente da una sostanza luminescente un tempo utilizzata per far brillare le cifre e le lancette degli orologi (e vietata dal 1963). In alcuni punti del terreno a inizio 2013 sarebbero stati misurati fino a 300 microsievert all’ora (unità di misura degli effetti della radiazione su un organismo). Un valore molto alto se si considera che la popolazione svizzera è esposta mediamente a una dose di 4200 microsievert all’anno.


Logica dunque la preoccupazione dei cittadini che per decenni in questo posto hanno vissuto, hanno fatto giocare i bambini e hanno coltivato le loro verdure, senza sapere che sotto i loro piedi si trovavano almeno 120 chili (questo il quantitativo di polvere nel frattempo messo al sicuro) di un veleno invisibile e inodore ma molto pericoloso.


Ma la scoperta (avvenuta casualmente grazie agli strumenti di misurazione presenti) deve allarmare tutta la Svizzera, perché ce ne sono altre di discariche in cui in passato è finito di tutto e che non sono ancora state bonificate e non vengono nemmeno monitorate con misurazioni. Non è poi improbabile che rifiuti radioattivi finiscano negli inceneritori, per i quali nel 2011 la Commissione federale della radioprotezione aveva raccomandato l’installazione di contatori Geiger per evitare «rischi inaccettabili». Ma la prescrizione è tuttora inapplicata. Per ora continuano a valere i principi della legge “sovietica”: tacere, negare, minimizzare e tranquillizzare.

 

Pubblicato

Giovedì 5 Giugno 2014

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