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La granitica incoerenza

di

Francesco Bonsaver

Ci sono storie che raccontano meglio di altre il paese reale. I semplici lavori di rifacimento di un acquedotto intercomunale, svelano la distanza tra le parole della propaganda politica e i fatti dell’agire quotidiano.
La consigliera nazionale e municipale di Chiasso Roberta Pantani, esponente di spicco della Lega dei ticinesi, è pure amministratrice unica della Costruzione pavimentazioni asfalti (Cpa) di Lugano. La sua ditta ha vinto l’appalto del rifacimento dell’acquedotto intercomunale di Bellinzona, sito nel quartiere di Carasso.


L’esecuzione dell’opera è suddivisa in due tappe. La prima prevede opere di sottostruttura per la canalizzazione dell’acquedotto. La Cpa li subappalta a una ditta di Balerna, la quale a sua volta ingaggia in subappalto operai di una ditta italiana. Seppur regolarmente notificati quali operai distaccati, le irregolarità per cui sono scattati i controlli riguardano il divieto di subappalto  nel concorso pubblico del comune bellinzonese. La procedura che potrebbe condurre a eventuali sanzioni nei confronti della Cpa sta seguendo il suo normale percorso.


A sua discolpa, l’amministratrice Pantani avrebbe affermato che il contratto di subappalto non sarebbe valido, perché firmato esclusivamente dal suo direttore, sprovvisto della necessaria autorizzazione legale. Dura la vita del direttore senza diritto di firma individuale, reo dunque, di aver siglato, stando alla tesi della consigliera nazionale, un subappalto all’insaputa dell’amministratrice unica. Questa l’ipotesi difensiva. Come detto le autorità la verificheranno.


Nei fatti, alla prima fase dei lavori vinti in appalto, la Cpa si affida a una catena di subappalti che partono da Lugano per spostarsi a Balerna e concludersi con lo sconfinamento in Italia.


Veniamo alla seconda fase dei lavori vinti in appalto, ossia l’opera di rifacimento della pavimentazione in dadi di granito seguente agli scavi e posa dei tubi. Nell’offerta di appalto, la Cpa della signora Pantani specifica che utilizzerà del granito ticinese, indicando pure la ditta da cui lo comprerà: la Gianini di Lodrino. Ma il materiale proposto sarebbe risultato troppo chiaro rispetto al resto del selciato e quindi inadatto. Da noi interpellata, la Gianini Graniti afferma che la Cpa non gli ha mai sollevato il problema. Anzi, il direttore della ditta ha risposto che, pur non escludendolo, non ricorda nemmeno di aver inoltrato un’offerta alla Cpa per quell’opera. In ogni caso, afferma, non sarebbe stato difficile trovare la colorazione adatta col granito a loro disposizione.


La Cpa però decide, senza avvisare ne la Gianini ne il committente comune di Bellinzona, di rifornirsi in Italia presso una ditta comasca per i dadi di granito da posare a Bellinzona. La ditta comasca a sua volta acquista il materiale in Portogallo. Probabilmente nessuno si sarebbe accorto delle migliaia di chilometri percorsi dal granito prima di essere posato a Carasso, se non fosse che era sbagliata la misura dei dadi.
Dei consiglieri comunali bellinzonesi del Ppd con l’occhio allenato per il granito se ne sono accorti e hanno interrogato il Municipio facendo emergere l’accaduto.


Sulla questione si è espressa pubblicamente anche l’associazione dei graniti ticinesi, i proprietari di cave, biasimando soprattutto i controlli del municipio bellinzonese. Pronta la replica di Mauro Tettamanti, municipale responsabile di quell’appalto, il quale si è affrettato a garantire che al momento alla Cpa non è stato versato neanche un franco in attesa che sia fatta chiarezza sull’intera vicenda.
Da parte sua invece, la Consigliera nazionale Pantani ha affermato al quotidiano la Regione che la sua ditta «ha posato il materiale in accordo con la direzione lavori», aggiungendo di non essere ancora a conoscenza della presunta “irregolarità” del materiale o di contenziosi aperti nei suoi confronti dalla Città. In realtà, l’irregolarità del materiale è stata assodata.


Ricapitolando i fatti, ci sono due fasi di lavori di un appalto pubblico affidato all’impresa di una consigliera nazionale e municipale leghista, presentano due catene di sub-subappalti. Una di materiale, l’altra d’impiego di manodopera. Questo è il paese reale di molti imprenditori. Mai mischiare la politica con gli affari, si rischia di fare confusione.

 

* articolo apparso sulla versione cartacea di area del numero 17, 9 novembre 2012

Pubblicato

Martedì 11 Giugno 2013

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