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La gioiosa marcia ha invaso Berna

di

Veronica Galster
Donne e uomini provenienti da ogni angolo della Svizzera, si sono riuniti sabato a Berna per manifestare la loro solidarietà con il mondo femminile, rivendicare un'effettiva parità tra i sessi e dire basta alla povertà e a ogni forma di violenza contro le donne.

Erano circa ottomila le persone che sabato scorso hanno aderito alla manifestazione nazionale delle donne a Berna. Donne e uomini che hanno voluto dire basta alla discriminazione, alla violenza e alla povertà. Il corteo, partito dalla Schützenmatte, si è snodato tra le gelide strade di Berna per terminare nella soleggiata Bundesplatz, davanti a Palazzo federale, con i discorsi delle rappresentanti dei sindacati e delle associazioni a sostegno delle donne e con il concerto di un gruppo femminile (le Plugin Babes).
«Cammineremo insieme attraverso le vie di Berna, contro la povertà e le violenze subite dalle donne. Per dire forte e chiaro che la vita non è triste e non è fatta per soffrire. Vogliamo che tutte le donne, di qualsiasi origine esse siano, immigrate o no, giovani e meno giovani, possano approfittare pienamente della vita. Siamo ancora lontane da questo traguardo». Con queste parole Marianne Ebel, della Marcia mondiale delle donne, ha aperto la manifestazione. Manifestazione che si inserisce nell'azione planetaria della Marcia mondiale delle donne, che dall'8 marzo fino al 17 ottobre mobilita le donne di tutto il mondo contro la povertà e la violenza nei loro confronti. Perché una marcia? Perché ogni passo, anche se piccolo e faticoso, è una conquista, e perché, come diceva uno degli slogan di sabato: "quando si muovono le donne, si muove il mondo".
Al termine del corteo, in una Piazza federale gremita, varie oratrici hanno preso la parola per gridare la loro indignazione verso una società, quella svizzera, che a quattordici anni dalla creazione della Legge sulla parità tra i sessi, continua a ignorarla. Al centro dei discorsi la disparità salariale, che come ricorda Françoise Gehring, presidente del Gruppo donne Uss Ticino e Moesa, dal 2007 è ulteriormente aumentata e «benché le donne abbiano una buona formazione e siano qualificate, continuano a guadagnare meno degli uomini». Si è parlato anche del diritto a buone condizioni di lavoro, della necessità di posti di asilo nido gratuiti e di una maggior rappresentazione delle donne in politica.
Silvia Marino, per le donne del Collettivo dei Lavoratori senza statuto legale, ha preso la parola per denunciare una politica migratoria che spinge spesso alla clandestinità, ma anche per dire che le lavoratrici sans-papiers sono stufe di restare nell'ombra e per ricordare che «dietro ogni uomo e donna che si reca sul posto di lavoro, ce n'è una che resta a casa a curare i bambini, a sbrigare le faccende domestiche e ad occuparsi delle persone anziane. Ed è grazie a loro che migliaia di donne e di uomini possono andare a lavorare». Un discorso che si riallaccia a quello di Magali Würsten, educatrice della prima infanzia, la quale denuncia i risparmi del Governo a scapito degli asili nido: «il Consiglio federale ha appena stanziato un credito di 927 milioni per l'esercito, il motivo: "rilancio economico". Al tempo stesso però vuole tagliare 60 milioni sui 140 previsti per l'accoglienza dei bambini, motivo: "risparmiare". Si taglia sugli asili nido, quando il bisogno è immenso, ma i bambini valgono di più dell'esercito».
È stata evocata anche la violenza subita dalle donne, purtroppo ancora una realtà anche in Svizzera, come ha ricordato Claire Magnin, della Federazione Solidarité femmes, secondo la quale «la lotta contro le violenze sulle donne è una lotta per l'uguaglianza, per il diritto, per il bene comune, per la democrazia e per lo sviluppo. Le femministe hanno iniziato questa lotta quasi quarant'anni fa, altre donne si sono aggiunte, e insieme la continueremo». Ma la violenza contro le donne non è fatta solo di botte e soprusi, secondo Nadège Evans, studentessa e membro della Marcia mondiale delle donne: «la violenza contro le donne è anche decidere al posto loro se devono o meno portare a termine una gravidanza. Il nostro corpo ci appartiene e non lasceremo che le politiche sul nostro ventre siano fatte alle nostre spalle. Tutte le donne devono poter scegliere se e quando avere un figlio».
Questi e molti altri i temi sollevati sabato in Piazza federale, prima di concludere la manifestazione con una festa alla Reithalle, senza dimenticare che non si deve mai smettere di lottare per i propri diritti, perché, come dimostrano i fatti, appena si abbassa la guardia si rischia di tornare indietro. Quindi la Marcia mondiale delle donne continua, e ha come prossimo appuntamento importante il ritrovo europeo a Istanbul, il 30 giugno, per un'Europa aperta e solidale. In ottobre poi, donne di tutto il mondo, si riuniranno a Sud-Kivu (Repubblica democratica del Congo) per dare voce alle donne di quella regione e alle migliaia di persone che, a causa del conflitto in corso, sono vittime di violenze e abusi sessuali.

Pubblicato

Venerdì 19 Marzo 2010

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