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La frittata dell’uovo di Chiasso

di

Francesco Bonsaver
Il caso Polaris è un "capolavoro" legale degno di un personaggio di manzoniana memoria, l'azzeccagarbugli. Proviamo a districarci, riassumendo i fatti.

Emanare le leggi che difendano i diritti dei lavoratori è compito della Confederazione. È sua la competenza giuridica. La tutela dei salariati è infatti codificata nella legge federale sul lavoro. Quest'ultima vieta esplicitamente il lavoro dalle 23 del sabato alle 23 della domenica. Come ogni regola, ha le sue eccezioni. Una di queste è stata approvata dal parlamento svizzero nel 2007, dando ai cantoni la facoltà di autorizzare quattro domeniche lavorative all'anno.
In Ticino invece, a differenza di quella federale, la legge cantonale sul lavoro non si preoccupa di tutelare il lavoratore ma di garantire la quiete pubblica nei giorni di riposo chiudendo i negozi.
Semplificando, la legge cantonale regola quando aprire o no le saracinesche, ma non dice nulla sull'impiego del personale perché di competenza federale.
In base alla legge cantonale, il governo può autorizzare le aperture straordinarie di un commercio solo nel caso di eventi particolari, quali la sua inaugurazione. Ed è stato il caso del Polaris, il cui cantone ha permesso le aperture domenicali per sei mesi dalla sua inaugurazione. Fin qui, tutto corretto dal profilo legale.
Quando però notificò la concessione al Polaris, lo stesso cantone rese attenti che l'autorizzazione all'apertura non liberava i datori di lavoro dal rispettare la legge federale sul lavoro, che ricordiamo, lo vieta. Ora, chi è incaricato di far rispettare la legge federale sul lavoro in Ticino? L'Ufficio dell'ispettorato del lavoro, direttamente dipendente dal Dipartimento delle finanze ed economia (Dfe) di Laura Sadis. Lo stesso dipartimento che ha autorizzato le aperture al Polaris. Riassumendo, il Dfe autorizza il centro Polaris ad aprire la domenica, ma il suo ufficio competente non concede il permesso d'impiegare le centinaia di dipendenti perché legalmente non ci sono i presupposti. E per blindare le aperture del Polaris comunque vada, il governo, a firma del ministro legista Marco Borradori, esclude l'effetto sospensivo della deroga ad aprire nel caso di un ricorso. Ricorso che Unia andava già annunciando da un anno e puntualmente inoltrato. Si ripete la storia di Emozioni Ticino 2010 o di San Giuseppe 2011, dove le aperture dei negozi concesse dal governo nelle due domeniche di ottobre o la festività di marzo erano illegali. Il Tribunale amministrativo (Tram) ha dato ragione a Unia, ma a distanza di un anno e mezzo, quando l'illegalità era già stata commessa e senza la possibilità di sanzioni nei confronti dei contravventori, governo e commerci.
Contattato da area, il portavoce del Dfe Corrado Barenco risponde alle accuse del sindacato. «Non potevamo fare altrimenti. A pochi chilometri di distanza c'è il Fox Town che apre, e fa lavorare i suoi dipendenti, tutte le domeniche. Di conseguenza, non potevamo applicare una disparità di trattamento, seppure nel contesto di dubbia legalità, ai due centri commerciali».
Un cambiamento di rotta arriva dalla recente decisione governamentale sulle deroghe 2012. Il governo ticinese, rifacendosi esplicitamente alle sentenze del Tram, non ha concesso le aperture straordinarie chieste dalla Federcommerio relative a Emozioni Ticino e San Giuseppe. Quest'anno il cantone ha dunque deciso di attenersi alla legge. Almeno nei casi citati. Si vedrà quale decisione prenderà il il Dfe nel caso la direzione dell'Uovo di Chiasso inoltrerà la domanda per il rinnovo del permesso di aperture domenicali, il cui permesso scade a fine marzo.

«Lo Stato al servizio di pochi»
Enrico Borelli di Unia: «Abbiamo dovuto ricorrere alla Confederazione per ristabilire la legge in Ticino»

La politica del governo cantonale sul tema delle aperture domenicali portata avanti negli anni si fondava sull'illegalità, con la gravante di esserne ben coscienti. È questa la principale critica mossa dal sindacato al governo. Ne discutiamo con Enrico Borelli, segretario di Unia Ticino e responsabile del terziario cantonale.
Borelli, quale valutazione politica dà della condotta del governo?
È la dimostrazione che lo Stato non gioca un ruolo di equidistanza tra gli interessi contrapposti, ma difende unicamente il tornaconto della grande distribuzione. E lo fa nel disprezzo delle più elementari norme dello Stato di diritto. Terza considerazione, le aperture di Emozioni Ticino sono state addirittura finanziate coi soldi dei cittadini (350mila franchi nell'ambito delle misure anticrisi stanziati nel 2009, ndr). Non solo non si rispetta la legge in maniera consapevole, ma si finanziano delle iniziative illegali con soldi pubblici a vantaggio esclusivo di due o tre soggetti privati.
Di fronte a questa agire del governo cantonale, non ci limitiamo più a ricorrere sul piano giuridico, ma ci appelliamo alle istanze superiori (la Confederazione) quale autorità di vigilanza affinché ristabilisca il quadro legale.
L'agire illegale del governo cantonale nel favorire la grande distribuzione si è protratto per diversi anni.
Sì. Non si è vista alcuna discontinuità rispetto alla tanto vituperata consigliera di stato Marina Masoni. Cambiano i ministri, cambiano le composizioni partitiche del governo (con il raddoppio leghista dei ministri, ndr), ma la situazione non solo non migliora, ma peggiora.
Negli ultimi anni, Unia ha condotto una battaglia giuridica contro le aperture domenicali dei commerci. I tribunali vi hanno dato ragione, ma tardivamente, ad aperture già avvenute e senza possibilità di sanzioni contro chi ha violato le leggi. Ne è valsa la pena?
Ne è valsa la pena nella misura in cui quest'anno migliaia di lavoratrici e lavoratori potranno restare coi propri cari invece di lavorare due domeniche d'ottobre e la festività di San Giuseppe. Un risultato che premia la tenacia con cui il sindacato ha condotto la battaglia legale. L'arma giuridica è però solo uno degli strumenti nella costruzione di un radicamento sindacale nei posti di lavoro, affinché i salariati possano essere i protagonisti delle decisioni concernenti la loro vita.
Con l'esposto di Unia all'ispettorato del lavoro e al Seco nei confronti di un'eventuale prolungo dell'autorizzazione ad aprire le domeniche al Centro ovale di Chiasso, si dice siano a rischio anche le aperture domenicali del Fox town di Mendrisio.
Il Fox Town è una situazione che ereditiamo da più di quindici anni. Nella misura in cui il Fox town rappresenta un caso di assoluta eccezionalità, siamo disposti a riconoscergli una sua specificità. Se però oggi il Fox town viene utilizzato per estendere il lavoro domenicale a tutti i centri commerciali, noi ci opponiamo perché si pone un problema non solo per il personale e le loro famiglie, ma di società. Le eventuali aperture domenicali generalizzate avrebbero delle ricadute sulla qualità di vita dell'intera società. E la nostra organizzazione non può non tenerne conto. Aggiungo anche che oggi s'imporrebbe una riflessione complessiva sull'impatto nella regione di quindici anni di esistenza del Fox Town. Una riflessione finora mai condotta da nessuno, ma che potrebbe suscitare qualche interrogativo sull'esperienza.

Il commento
I soldi e le domeniche

L'Ufficio federale di statistica segnala che in Svizzera «tra il 2000 e il 2010, è stato registrato un incremento dei salari del 12,3 per cento per i lavori più qualificati e del 9 per cento per quelli meno qualificati». Bene, anzi male. Questo significa che i meno qualificati non hanno guadagnato nulla, mentre i qualificati il 2 per cento. Nello stesso periodo l'inflazione, ossia il rincaro dei prezzi dei beni di consumo, è cresciuta attorno al 10 per cento. I lavoratori meno qualificati hanno dunque perso potere d'acquisto negli ultimi dieci anni. Lo stesso vale per i qualificati.
Al calcolo del potere d'acquisto, vanno aggiunti anche gli aumenti dei premi delle casse malattia nei dieci anni considerati. Premi invece esclusi dalla statistica dell'inflazione. Nel solo Ticino,  il cittadino spende oltre mille franchi in più per la cassa malattia rispetto a dieci anni fa. E se si hanno meno soldi contati per arrivare a fine mese, l'importo della spesa diminuisce.
Le aperture domenicali sono un pretesto per eliminare la concorrenza dei piccoli commerci in un contesto in cui la torta da spartirsi si è ristretta.

Pubblicato

Venerdì 2 Marzo 2012

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