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La forza del regresso

di

Flavia Parodi
Lo dico subito, così chi soffre di eccessivi pudori socialisteggianti può anche tralasciare di leggere il resto: io trovo semplicemente grandiosa l’introduzione di un sistema di tassazione regressiva nel canton Obvaldo. Che coraggio civico! Che prova di fiducia! Mi spiego, in quel lungimirante cantone – e poi la chiamano Svizzera primitiva! – hanno capito che ad attirare i ricchi, a coccolarli c’è da guadagnare perché i ricchi sono spontaneamente portati a condividere i propri patrimoni con chiunque. L’importante è non contrariarli, se no si chiudono in se stessi coi propri averi, gli unici amici fidati. Soprattutto, oh sciagura!, se ne scappano rifugiandosi in paradisi fiscali che non sono per nulla artificiali. Esistono, eccome se esistono. Ma torniamo ai vezzeggiamenti fiscali obvaldesi. Se i ricchi si sentono a loro agio rimangono con chi gli vuol bene. Ed è altrettanto chiaro che prima o poi la vita obvaldese gli andrà un po’ stretta perché, ammettiamolo, non è il cantone più glamour della Svizzera. Allora i ricchi cominceranno ad annoiarsi e quando il tedio li stritola che fanno? Una partita a golf nel deserto del Sahara? Una vacanza fuori stagione sulla Luna? Ma no, sono i soliti luoghi comuni. Gli illustri danarosi cittadini si metteranno a far del bene perché il loro ego gode smisuratamente quando si sentono benefattori e come tali vengono acclamati dalla folla stracciona. Allora via ad aiutare vedove, orfanelli, mutilati di guerra, Rottweiler abbandonati e gatti obesi. Gli aiuti non sono elargiti sempre in questo ordine perché, si sa, spesso i ricchi sono spiritosamente eccentrici. D’altra parte ai poveri cosa cambia pagare più tasse? Nulla. Tanto sono già poveri. Anzi, la tassazione regressiva può essere vista come un doppio sprone ad uscire dalla propria miserevole situazione. Bisogna far di tutto per cercare di guadagnare di più – e in guerra e in economia ogni mezzo è lecito – per stare meglio e per pagare meno imposte. E la cosa bella è che tutto questo può diventare realtà. Solo nelle favole esistono gaglioffi col costumino verde che rubano ai ricchi per dare ai poveri. In fondo è meglio rubare alle racchie pezzenti per darsi alle belle ereditiere. Non fa ridere? Eh, già perché la satira è solo di sinistra. La verità è che la sinistra è acida e gonfia di rancore perché soffre di invidia del bene (patrimoniale). Ma noi non possiamo perderci in queste turbe psicanalitiche. Dobbiamo restare vigili perché, a proposito di gaglioffi, ora è sceso in campo il comunista d’importazione Josef Zisyadis che ha trasferito il suo domicilio a Sarnen per poter ricorrere al Tribunale federale contro il magnifico modello fiscale obvaldese. Farsi gli affari suoi mai, eh? Eppure gli sono arrivati segnali precisi, tipo fantocci decapitati, per fargli capire di andarsene dal cantone della cuccagna. Niente paura, la mafia continua a non esistere, come non esiste una ‘ndrängeli in salsa di cipolle e contorno di crauti. Esiste solo il buon senso degli obvaldesi che, speriamo, faccia scuola in Svizzera.

Pubblicato

Venerdì 10 Febbraio 2006

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