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La forma dell’acqua

di

Françoise Gehring Amato
La forma dell’acqua è il titolo di un romanzo di Andrea Camilleri. Un romanzo dove, ad un certo punto, un’anziana signora parla dell’acqua spiegando che essa assume la forma che ognuno di noi le vuol dare. Come l’acqua anche le idee, i progetti, le visioni del mondo, i sogni e le aspirazioni più o meno intime possono essere plasmate, interpretate, definite e ridisegnate fino ad assumere, appunto, la forma che porta la nostra impronta. Se ho scelto questa immagine per l’editoriale di commiato è proprio perché riassume bene il mio percorso alla guida di questo settimanale. Seguendo le linee maestre della carta editoriale di «area» ho cercato di dare al giornale la forma che fosse più vicina alle idee che mi sono care: il rispetto dei diritti dell’essere umano, i valori universali di solidarietà, giustizia sociale, dignità, uguaglianza. Sapendo fin dall’inizio di non poter accontentare tutti, ho deciso di essere fedele e coerente a questi principi. Ho dunque assunto il rischio di proporre un progetto volutamente partigiano per dare all’ acqua una forma che rispecchiasse nel migliore dei modi una visione del mondo egualitaria e sensibile ai problemi dei lavoratori, degli stranieri, delle donne, degli immigrati, dei bambini, dell’ambiente. Non intendo tracciare un bilancio, né sfogliare nella memoria le pagine di «area», ognuna delle quali ha una sua precisa storia. Restano l’amore, la dedizione e la serietà con le quali è stato confezionato ogni numero. Al di là delle illusioni, delle delusioni e delle occasioni mancate, quel che conta è soprattutto quanto (e come) è stato dato, non tanto quanto si è ricevuto, che pure importa molto quando il dare e il ricevere si declinano sullo scambio aperto e sincero. Sarei ingenerosa, infatti, se non attribuissi il giusto valore a quanto ho comunque ricevuto in questa avventura, che mi ha permesso di crescere e di vedere con altri occhi come sorge il sole, volarci vicino e scottarmi le ali. Resto comunque convinta che senza ideali, senza fantasia e senza ironia l’essere umano perda quella capacità importantissima di sognare, di uscire dagli schemi, di essere, fondamentalmente, libero. Libero di volare dove vuole in un mondo senza frontiere e, soprattutto, in un mondo dove ci sia ancora spazio per i sentimenti e per coltivare relazioni sociali che rischierebbero, altrimenti, di inaridirsi irrimediabilmente.

Pubblicato

Venerdì 5 Luglio 2002

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