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La fede di Unia nei bilaterali II

di

Can Tutumlu
Gianfranco Helbling
Unia crede nei bilaterali II, lo ribadisce con forza ad area il suo copresidente Renzo Ambrosetti. Ma come si fa a credere nell’estensione della libera circolazione delle persone quando sotto agli occhi e per bocca della stessa Unia si continua a denunciare casi di dumping? O ancora: perché mai un lavoratore dovrebbe sostenere i bilaterali II se verrà messo a concorrenza con i colleghi dei 10 nuovi membri Ue dell’Est europeo disposti a salari decisamente più bassi? Renzo Ambrosetti lo scorso 1° febbraio Unia si è mobilitata per una “giornata contro il dumping salariale”. Dati alla mano avete denunciato parecchi casi di abuso. Ve la sentite ancora in questa situazione di sostenere gli accordi bilaterali? Sì, ce la sentiamo ancora. Gli abusi sono stati scoperti perché si è finalmente cominciato a fare i controlli. Una delle rivendicazioni centrali di Unia, fin dal giorno della sua costituzione, è sempre stata quella della messa in opera delle misure di accompagnamento. Ora ci si comincia a svegliare anche grazie al sindacato che ha fatto e continua a fare pressione su Confederazione, Cantoni e le associazioni padronali. Certo, senza controlli di abusi non se ne parlerebbe. Unia ha parlato a più riprese di “abuso”. Eppure le Commissioni tripartite, come ad esempio quella del canton Ticino, non hanno mai parlato ufficialmente di dumping. Non è una contraddizione? No, non è una contraddizione. Purtroppo non ci sono ancora gli strumenti per poter definire tutti i casi di dumping. Dove ci sono contratti collettivi di lavoro le regole sono chiare. Gli abusi ci sono davvero stati: Unia ha rilevato e denunciato casi in cui gli orari di lavoro sono stati prolungati oltre il consentito, oppure casi in cui le paghe dei lavoratori distaccati erano la metà del dovuto. O ancora abbiamo scoperto falsi indipendenti. Questi sono abusi reali. D’altra parte ci sono però tutti quei settori nei quali non esiste, se vogliamo restare sulla questione salariale, un minimo. In Ticino si sta lavorando bene per mettere in piedi un sistema di rilevamento dei dati salariali che sia in grado di segnalare quando uno stipendio è anomalo, ma per fare ciò ci vuole ancora qualche tempo: prima bisogna raccogliere sufficienti dati di riferimento. Il sindacato sostiene il pacchetto dei bilaterali II, in particolare l’estensione degli accordi sulla libera circolazione delle persone anche ai 10 nuovi paesi dell’Est. Cosa c’è di buono in questi accordi per i membri di Unia? Non si tratta di un’ulteriore messa a concorrenza fra lavoratori? I bilaterali II sono l’attualizzazione di una realtà che la Svizzera vive già con i primi accordi. Di buono c’è che finalmente si è specificato come devono essere fatti i controlli. Ad esempio il numero degli ispettori verrà aumentato in base ai reali fabbisogni. Noi siamo dell’avviso che queste misure fiancheggiatrici sono sufficienti per evitare il dumping sociale nella misura in cui sono concretamente messe in atto. Ma non solo, noi siamo anche convinti che l’apertura della Svizzera verso l’Europa sia un fatto ineluttabile. Il nostro sindacato ha sempre avuto fra i propri principi quello dell’internazionalità. Dire no ai bilaterali II significa mettere in discussione anche i primi. L’Ue non accetterà mai la discriminazione dei 10 nuovi paesi membri. Gli abusi ci sarebbero ugualmente ma senza alcun mezzo per combatterli. Anche da un punto di vista economico la Svizzera non può permettersi di isolarsi dal resto dell’Europa. Lo scotto da pagare sarebbe troppo alto. L’effetto a catena toccherebbe anche il lavoratore. Un esempio lampante è quello dell’industria svizzera d’esportazione. Essa dipende fortemente dal mercato europeo, su questo non ci sono dubbi. Dire no ai bilaterali II vuol dire mettere a repentaglio posti di lavoro in Svizzera. Dire no vuol dire condannare l’economia elvetica impedendole la possibilità di crescere. Il lavoratore Unia che guarda un po’ più in là del proprio naso si rende conto che l’estensione è un passo necessario anche nel suo interesse. Questo non toglie il fatto che ci saranno pressioni sul mercato del lavoro. I risvolti negativi saranno attenuati dalle misure di accompagnamento che verranno messe in atto. Sostenere i bilaterali II è quindi quasi un male minore… Per me non è un male minore, anzi. Finalmente ci sono gli strumenti per poter essere attivi, tutto a vantaggio della difesa del lavoratore. Però in fondo è un atto di fede quello che chiedete ai vostri affiliati. Gli chiedete di credere nel fatto che le misure di accompagnamento verranno realmente messe in atto. Se si pone a me la domanda in termini di fede si sbaglia indirizzo… Non si tratta di un atto di fede. Sono convinto che le misure di accompagnamento potenziate ci permetteranno di dare delle garanzie per evitare situazioni di dumping. Potremo proteggere sia il lavoratore indigeno che quello europeo, ambedue hanno paure legittime in questo nuovo mercato del lavoro. Però stare alla finestra a gridare al lupo, come fanno alcuni dell’estrema sinistra, non serve a niente. “Tanto l’hanno sempre vinta i padroni qualsiasi cosa noi facciamo” è un atteggiamento perdente. E come sindacato, per natura, non vogliamo essere perdenti. Unia vuole essere vincente in ogni occasione. I sindacati vengono criticati perché troppo attivi in politica con prese di posizione “di principio”. C’è chi dice che si sono dimenticati che il loro scopo è la difesa dei lavoratori. Cosa risponde a queste accuse? Le respingo al mittente. Noi continuiamo ad essere nei fatti i difensori dei lavoratori, sia di quelli residenti che di quelli che per bisogno vengono qui a lavorare. Chi guarda il nostro lavoro quotidiano senza paraocchi dovrebbe rendersene conto. Prima parlava della vocazione internazionalista dei sindacati. Perché Unia deve essere per forza “internazionalista”? È la nostra cultura sindacale che ci spinge ad essere aperti, lo siamo sempre stati. Ci mancherebbe che il più grande sindacato svizzero si chiudesse nel proprio orticello. Joseph Deiss alla vigilia del dibattito alle Camere federali ha detto che i sindacati stanno giocando col fuoco. Da una parte continuano a denunciare abusi e dall’altra sostengono l’estensione dei bilaterali. Non avete paura che al momento del voto resterà in mente più l’abuso che il vantaggio? È un tema sul quale stiamo riflettendo. Non vogliamo certo fare il gioco dell’Udc che prende come scusa il fatto che anche i sindacati denunciano il dumping. I casi di abuso che abbiamo riscontrato era doveroso denunciarli per far capire che i controlli ci vogliono. Il nostro scopo non era gridare al lupo ma far notare le inadempienze di chi non applicava le leggi, sia a livello di cantoni che di associazioni padronali. Man mano che ci si avvicina alla votazione potreste quindi cambiare strategia? In questi giorni i Cantoni sono stati chiamati a rapporto dal seco per rendere noto ciò che è stato da loro finora fatto. Il sindacato analizzerà criticamente il lavoro sin qui svolto (vedi articolo sotto, ndr). Quindi potreste ancora cambiare idea e non sostenere i bilaterali se i Cantoni non avranno fatto bene i compiti? Questo no, però è chiaro che se i compiti non saranno fatti come si deve allora avremo difficoltà a far passare il messaggio che grazie alle misure fiancheggiatrici i nostri affiliati potranno dormire tranquilli. Non saremmo credibili e non potremmo certamente incolparli per non aver sostenuto qualcosa che potrebbe danneggiarli. Ripeto: hanno legittimamente paura. Sul referendum Schengen/Dublino si vota a giugno mentre sull’estensione della libera circolazione delle persone a settembre. Si dice che la dinamica che si avrà a giugno si presenterà anche più tardi. Questo vuol dire che Unia si impegnerà anche per Schengen? Sosteniamo anche Schengen, per noi però la priorità resta l’estensione della libera circolazione delle persone e le relative misure di accompagnamento. I Cantoni non fanno i compiti I Cantoni avrebbero dovuto fare i compiti per la fine di febbraio ma sono in ritardo. Non hanno fornito sufficienti informazioni su quanto finora fatto per le misure d’accompagnamento “1” alla speciale task force messa in piedi da Joseph Deiss e coordinata dal seco (che dichiara, interpellato da area, di essere anche lui in ritardo nell’elaborazione dei dati). Bocciati? No, ma nota di demerito con obbligo di presentare il malloppo entro 15 giorni. Intanto si avvicinano le votazioni sui bilaterali II: il 5 giugno il popolo sarà chiamato alle urne su Schengen/Dublino e il 25 settembre sull’estensione della libera circolazione delle persone. E i sondaggi non danno vittoria sicura... «I Cantoni hanno un ritardo preoccupante e il fatto che non siano riusciti a consegnare per tempo il rapporto è un segnale inequivocabile – ha detto il copresidente di Unia Vasco Pedrina ad area al termine della sessione con la task force nazionale –. Noi abbiamo chiesto che entro fine aprile siano messe in piedi tutte le strutture necessarie, e non stiamo mica parlando solo delle misure di accompagnamento rafforzate per i bilaterali II. Ci sono Cantoni che non si sono ancora svegliati per le misure di accompagnamento “1”. Entro fine aprile deve essere recuperato tutto il terreno perso. Si deve cominciare a fare i controlli e si devono tirare i remi in barca in vista delle votazioni. Ci vogliono nuovi ispettori del lavoro in parecchi Cantoni dove addirittura non esiste nessun monitoraggio, neppure nei settori coperti da contratto collettivo di lavoro (Ccl). Non parliamo poi dei settori privi di Ccl. Questa è una situazione inammissibile, vogliamo dei progetti chiari e concreti. Stiamo facendo pressione in particolare su Basilea, Zurigo, Turgovia, Argovia e Lucerna». Il tempo stringe non solo perché i casi di dumping spuntano come funghi ma anche perché si rischia di mettere a repentaglio i bilaterali II, cari non solo ai sindacati (vedi articolo sopra) ma anche al padronato e alla Confederazione. «Si sta giocando col fuoco e cominciano a rendersene conto – conferma Pedrina –. Il seco comincia a stringere il cordone. Da un recente sondaggio uscito sul Sonntags Blick solo il 52 per cento si è detto a favore dell’estensione della libera circolazione delle persone. Gli altri sono contro o indecisi. Martedì anche i rappresentanti delle associazioni padronali erano all’erta, credo che il messaggio sia passato anche per loro. Forse hanno capito che non possono portare avanti due politiche diverse in vista della votazione: smantellare i Ccl da una parte con situazioni di vuoto contrattuale e pensare di poter restare al sicuro dalla concorrenza esterna dall’altra. Come faremo a convincere i lavoratori a votare a favore dei bilaterali II se vengono messi sempre più in una situazione di precarietà? C’è chi dovrà riflettere bene su questo punto».

Pubblicato

Venerdì 4 Marzo 2005

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