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La febbre delle donne

di

Roberto Ruegger
Una condanna a morte con atroci sofferenze. Ecco che cosa era un intervento chirurgico nella prima metà del diciannovesimo secolo. Non esisteva l’anestesia. Il chirurgo doveva lavorare in fretta mentre il paziente era strettamente legato al tavolo d’operazione. Sia per il terribile dolore, sia perché le ferite si infettavano molto facilmente quattro pazienti su dieci non ce la facevano. Peggio ancora se la passavano le donne. Anche partorire poteva rivelarsi un rischio mortale, soprattutto se si finiva nella clinica ostetrica sbagliata. Vienna, 1846 all’ospedale generale si recano per dare alla luce un figlio solo le giovani donne delle classi più sfavorite e quelle che la pruriginosa morale dell’epoca condanna all’emarginazione, come per esempio le ragazze madri. Chi può partorisce in casa, in ospedale infatti il rischio di morire di febbre puerperale è altissimo e le donne lo sanno. Se poi si ha la sfortuna di capitare nel reparto del dottor Klein, la morte non è più una triste eventualità, ma quasi una certezza. Non che il professor Klein fosse peggiore degli altri, anzi era considerato un luminare, ma per qualche misterioso motivo la mortalità delle donne del suo reparto era altissima: nella primavera di quel 1846 addirittura superiore al 90 percento, ma anche normalmente non c’era da stare allegri, ne moriva una su tre. Ma perché questa ecatombe? Fu un giovane dottore a trovare il bandolo della matassa. Ignaz F. Semmelweis lavorava come assistente del dottor Klein e aveva notato che in un’altra clinica ostetrica, dove le visite alle puerpere erano effettuate da levatrici in formazione, morivano molto meno donne. Da Klein le visite erano invece effettuate da studenti di medicina. Batteri e virus erano ancora sconosciuti. Gli attrezzi chirurgici non erano sterili, anzi spesso non erano neppure puliti. I medici e gli studenti che effettuavano le visite non si lavavano le mani, nemmeno dopo aver sezionato un cadavere. Semmelweis capì che la febbre che uccideva le donne era portata dalle mani infette degli studenti ed escogitò un semplice ed efficacissimo rimedio: chi visitava le puerpere doveva lavarsi le mani. La mortalità calò di botto sotto l’uno per cento. Ma come spesso accade i luminari della scienza medica non lo ringraziarono affatto, anzi cominciarono a perseguitarlo perché se le teorie di Semmelweis si fossero rivelate giuste, si sarebbero trovati esposti al ridicolo, perdendo credibilità, fama e potere. Semmelweis morì pazzo e povero nel 1865. Solo molto dopo ci si accorse della genialità della sua intuizione.

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Venerdì 18 Ottobre 2002

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