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La fattura ai giovani e ai lavoratori anziani

di

Claudio Carrer
Siccome troppe persone perdono il lavoro, le prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione vanno ridotte. Si regge fondamentalmente su questo ragionamento perverso la recente decisione del Parlamento di modificare la legge federale che disciplina questa delicata materia. Una decisione che il movimento sindacale ha deciso di contrastare con l'arma del referendum e che viene criticata anche da altre parti.

Dopo che il popolo, con la storica votazione del 7 marzo scorso, ha impedito il furto delle rendite dei pensionati, il padronato e le forze politiche borghesi al suo servizio, hanno spostato la mira su un nuovo bersaglio: i disoccupati, in particolare i più giovani.
Così come con la revisione della Legge sulla previdenza professionale (Lpp) volevano far pagare le conseguenze della crisi agli anziani, ora tentano di fare lo stesso con le persone che già hanno la sfortuna di perdere il posto di lavoro, molto spesso a causa degli abusi del settore finanziario. Una categoria sociale numericamente meno importante dei pensionati ma da cui nessun cittadino può sentirsi escluso, soprattutto in questa fase di crisi economica in cui il licenziamento costituisce un rischio reale per tutte le salariate e e tutti i salariati.
La quarta revisione della Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (Ladi) uscita dai lavori parlamentari è un po' meno estremista di quanto si potesse prevedere qualche mese fa, ma rimane un intervento drastico che andrebbe a pesare gravemente su tutte le categorie di disoccupati, in particolare sui più giovani e i lavoratori ultra 55enni.
L'obiettivo dichiarato di questa ennesima operazione di smantellamento sociale è quello di «eliminare il deficit strutturale e ammortizzare il debito accumulato» dall'assicurazione (attualmente circa 9 miliardi di franchi) e dunque garantirne il «finanziamento a lungo termine». Stando alle indicazioni del Consiglio federale, l'intervento si imporrebbe in quanto, nell'ambito della terza revisione della legge (nel 2003), fu introdotto un sistema di finanziamento che permettesse di equilibrare le entrate e le uscite, ma basandosi su un tasso medio di disoccupazione (calcolato su un ciclo congiunturale) del 2,5 per cento (pari a 100 mila senza lavoro) e dunque sensibilmente inferiore al 3,3 per cento (130 mila disoccupati) constatato nella situazione attuale. Tale differenza, indica il governo, porta a un deficit strutturale annuo di circa un miliardo di franchi, che la quarta revisione della Ladi appunto si prefigge di eliminare.
Il progetto di risanamento dell'assicurazione contro la disoccupazione, che dovrebbe durare diciassette anni e prevede un aumento annuale delle entrate per 646 milioni e una diminuzione delle uscite per 622 milioni, comprende sia un ritocco verso l'alto delle trattenute salariali che una lunga serie di tagli alle prestazioni (che illustriamo in dettaglio a parte).
Le nuove norme inserite nella legge dal Parlamento (che su più di un punto si è spinto ben oltre il progetto originale del Consiglio federale) colpiscono in particolare i giovani, che oggi (tra l'altro) rappresentano la categoria di salariati con il tasso di crescita della disoccupazione più elevato. Li colpiscono «duramente», come riconosce la stessa Neue Zürcher Zeitung, il giornale della borghesia zurighese.
Oltre ad imporre a tutti i ragazzi con meno di trent'anni l'obbligo di accettare anche un impiego che nulla ha a che fare con la loro formazione e la loro esperienza professionale (pena la perdita del diritto alle indennità), la revisione della Ladi prevede tutta una serie norme che di fatto porterebbero ad una discriminazione dei giovani di meno di 25 anni, i quali, pur versando gli stessi contributi degli altri lavoratori, vedrebbero ridimensionarsi fortemente il loro diritto alle indennità di disoccupazione.
Non c'è dunque da stupirsi che il fronte degli oppositori alla quarta revisione della Ladi già si stia allargando oltre i sindacati e le realtà politiche della sinistra: la decisione del Parlamento viene duramente criticata in particolare dai giovani liberali radicali, che fino a pochi mesi fa risultavano ancora tra i fautori.
«Una riforma di questo genere è impensabile in un periodo di crisi, anche se gli effetti si manifesteranno più tardi. Siamo d'accordo di chiedere ai giovani più impegno, più flessibilità e più sacrifici, ma serve un po' più di uguaglianza di trattamento tra le varie classi di età», argomenta il vicepresidente Philippe Nantermod.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente della Commissione federale per l'infanzia e la gioventù Pierre Maudet, il quale punta il dito soprattutto su quella norma che obbliga i giovani ad accettare qualsiasi lavoro: «Avrei preferito che si introducessero degli incentivi alla formazione piuttosto che una misura di questo genere. Aggiungo che la decisione di ridurre a duecento il numero di indennità di disoccupazione per tutti i giovani con meno di 25 anni senza doveri di mantenimento pone un serio problema di uguaglianza di trattamento. I ragazzi di quest'età che hanno pagato i contributi non avranno diritto alle stesse prestazioni dei loro fratelli maggiori e dunque risultano discriminati».
Negando questa evidenza, il direttore dell'Unione padronale svizzera Thomas Daum, definisce dal canto suo «legittimo domandare uno sforzo ai giovani, i quali hanno maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro ed hanno tutto da perdere restando a lungo disoccupati». «Bisognava dunque correggere alcune disposizioni che incitano ad approfittare dell'assicurazione contro la disoccupazione», aggiunge Daum, portando già sin d'ora il problema dei presunti abusi tra gli argomenti di dibattito della campagna referendaria che inizia in questi giorni e che proseguirà fino alla votazione popolare, forse già nel novembre di quest'anno.

Cantoni e Comuni temono il salasso

La quarta revisione della Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione avrà pesanti ripercussioni finanziarie per i Cantoni e i Comuni, in particolare sul fronte dell'aiuto e dell'assistenza sociale. È la conclusione a cui giunge uno studio commissionato l'anno scorso dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (Cdos) all'istituto indipendente di ricerca Infras di Zurigo, secondo cui, nella migliore delle ipotesi, circa un terzo dei risparmi che la nuova Ladi garantirebbe alla Confederazione si trasformerebbero in maggiori costi per i Cantoni e gli enti locali, variabili tra 137 e 236 milioni di franchi all'anno.
Lo studio conferma dunque il timore, manifestato dalla Cdos sin dall'inizio del dibattito: quando ci si limita ad analizzare e a riformare in modo isolato un settore della socialità, non si provoca altro che un trasferimento di costi da un'altra parte. Gli effetti delle misure di risparmio sul sistema sociale complessivo rischiano dunque di essere importanti.
La prospettiva spaventa naturalmente i responsabili dei dipartimenti cantonali delle opere sociali, che settimana scorsa, pur rinunciando a un sostegno attivo del referendum promosso dai sindacati, hanno ribadito le loro critiche al testo approvato dalle Camere federali. Oltre a protestare per gli oneri supplementari che deriverebbero per Cantoni e comuni (pari al 4-5 per cento della totalità dei costi annuali), ritengono che «il trasferimento di molti beneficiari di un'indennità di disoccupazione all'assistenza sociale renderebbe ancora più difficile la loro reintegrazione nel mondo del lavoro», spiega Margrith Hanselmann, segretaria generale della Cdos.
Analizzando in dettaglio le singole misure previste dalla revisione della Ladi, la ricerca di Infras punta il dito in particolare contro il taglio delle prestazioni per i giovani alla fine degli studi, i quali «non troverebbero comunque un posto di lavoro più in fretta». Inoltre coloro che dovessero finire in assistenza sociale rischierebbero di rimanerci più a lungo rispetto a oggi: stando alle previsioni degli studiosi, «una persona che vi dovesse approdare con novanta giorni di anticipo vi rimarrebbe per novanta giorni in più». Secondo Infras inoltre a infoltire l'esercito di persone a beneficio dell'assistenza contribuirebbe in modo significativo il fatto che i programmi occupazionali per le persone in cerca di impiego non consentiranno più di generare un diritto all'indennità e dunque molte persone verrebbero  escluse prematuramente dall'assicurazione contro la disoccupazione, rispettivamente passerebbero con anticipo all'assistenza. La previsione viene contestata dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco), la quale confida nell'efficacia degli incentivi per cercatori di impiego e datori di lavoro per la reintegrazione nel mondo del lavoro regolare.
Un concetto sottolineato anche dal Consiglio federale nella sua risposta a un postulato della deputata socialista Hildegard Fässler, nella quale tuttavia si dice «consapevole» che la revisione legislativa in discussione provocherà effetti osmotici tra la Ladi e l'assistenza sociale.    
 
«Così si puniscono le vittime della crisi»

«Ingiusta, insensata, antisociale e dunque inaccettabile». Bastano poche parole per descrivere la revisione della Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (Ladi) e spiegare i motivi per respingerla al mittente. Motivi che sono stati illustrati martedì a Berna, in occasione dell'avvio delle operazioni di raccolta di firme per il referendum, dai rappresentanti dei sindacati laici e cristiani, dei partiti della sinistra e dei comitati di disoccupati.
«L'elevato tasso di disoccupazione attuale -4,4 per cento, 172.999 senza lavoro a fine febbraio, ndr- è la diretta conseguenza degli abusi compiuti nel settore finanziario», ha esordito Paul Rechsteiner, presidente dell'Unione sindacale svizzera (Uss). «Le grandi banche, tra cui Ubs, si sono salvate solo grazie a interventi statali giganteschi, ma oggi continuano ad operare come prima della crisi, a fare utili e ad elargire bonus milionari ai manager, a spese dei contribuenti», ha aggiunto il consigliere nazionale socialista, definendo «assurdo» il progetto approvato dalla maggioranza borghese del Parlamento: «Punisce le vittime della crisi invece dei responsabili», ha sottolineato Rechsteiner.
I più penalizzati dalla prevista riduzione delle prestazioni sono i giovani, i lavoratori più anziani e i cantoni e le regioni con un forte tasso di disoccupazione. Questa revisione «è una spedizione punitiva» contro di loro, ha tuonato il presidente socialista Christian Levrat.
I giovani con una buona formazione, oltre ad avere diritto a meno indennità, saranno obbligati ad accettare qualsiasi lavoro. E le persone ultra 55enni, per maturare il pieno diritto alle indennità di disoccupazione, devono lavorare ininterrottamente per due anni. «Chi decide norme simili non conosce la realtà del mondo del lavoro», ha dal canto suo affermato Vania Alleva, in rappresentanza della direzione del sindacato Unia. Chi perde il lavoro a questa età, ha poche possibilità di trovare un nuovo impiego e alle condizioni fissate dalla nuova Ladi l'assistenza diventa l'unica via possibile, anche se per decenni l'interessato ha pagato i contributi per la disoccupazione.
La riduzione delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione non farà certo diminuire il numero di disoccupati e come effetto principale avrà quello di far aumentare il numero di poveri in Svizzera, ha messo in guardia dal canto suo la consigliera nazionale verde, Thérèse Frösch. I disoccupati, senza più mezzi di sostentamento, dovranno rivolgersi all'assistenza sociale e saranno i cantoni e i comuni a doverne assumere i costi. Basilea Città, ad esempio, ha calcolato che una simile misura causerebbe costi supplementari per 6-8 milioni di franchi l'anno. Per questo durante la prima procedura di consultazione i cantoni si erano opposti e speriamo ora che si uniscano alla campagna referendaria, ha aggiunto Frösch.
Questo progetto è solo la continuazione della politica fallimentare del mercato del lavoro neoliberale adottata fin dagli anni Novanta e che ha contribuito solo ad aggravare la crisi, aumentare la disoccupazione e rendere cronico l'indebitamento dell'assicurazione disoccupazione, ha affermato Thomas Näf, presidente col comitato "Disoccupati e persone colpite dalla povertà". La revisione infatti non garantisce neppure un finanziamento solido dell'assicurazione disoccupazione se in seguito non saranno decisi ulteriori tagli alle prestazioni, ha spiegato Martin Flügel, presidente di Travail.Suisse. Aumentando i contributi salariali e introducendo un percento di solidarietà per i redditi elevati, i fondi a disposizione per colmare il deficit sarebbero maggiori. E «se i manager con salari abusivi pagassero i contributi come la gente che guadagna normalmente, non ci sarebbe nessun buco da colmare», ha concluso Vania Alleva.  

Pubblicato

Venerdì 2 Aprile 2010

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