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La fame, ricordate?

di

Françoise Gehring Amato
«La fame è un genocidio silenzioso, un crimine contro l’umanità». Sono parole dure, quelle pronunciate da Jean Ziegler nelle vesti di incaricato speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione. Come dargli torto? Nel mondo, avverte l’ultimo rapporto della Fao (l’organizzazione dell’Onu che si occupa di cibo e agricoltura), il numero delle persone denutrite è di 815 milioni, di cui 777 milioni nei paesi in via di sviluppo. Sono cifre che mettono a nudo le crescenti disuguaglianze, che illustrano la dimensione della povertà. Una povertà che tutti riconoscono potenzialmente esplosiva per la carica di disperazione che riempie i ventri svuotati di ogni speranza. I potenti della Terra, occupati a seguire l’evoluzione dei bombardamenti in Afghanistan, farebbero bene a riflettere su questi «numeri». Ogni giorno e malgrado gli aiuti forniti dal Programma alimentare mondiale, muoiono di fame 150 mila persone. Eppure le possibilità per sfamare tutta la popolazione del pianeta esistono. È l’accesso al cibo, e più in generale alle risorse, ad essere profondamente iniquo. Le madri che non hanno abbastanza da mangiare mettono al mondo bambini sottopeso; i bimbi che vanno a letto con lo stomaco vuoto non hanno la forza per combattere le malattie e per studiare; gli adulti deperiti non reggono lo sforzo fisico. «Una nazione di individui affamati – ha esclamato il direttore della Fao – non può progredire». Se si considera che la fame è una conseguenza della povertà, occorre dunque colmare l’enorme divario che separa il mondo dei ricchi da quello dei poveri. Un primo punto di partenza è l’annullamento del debito. Ma non basta. Per uscire dalla spirale della povertà è necessario garantire l’accesso alla salute, all’educazione, ai diritti più elementari. Bisogna, insomma, rispondere ai bisogni di tutti partendo, appunto, da quelli essenziali come cibo, acqua, lavoro. Le priorità dell’agenda politica devono cambiare radicalmente. Se si vuole davvero dare un senso alla parola solidarietà occorre mettere ai primi posti la difesa dei diritti dell’essere umano, la promozione della giustizia e della democrazia, il rispetto delle diversità, lo sviluppo equo e sostenibile. E mentre scriviamo le bombe continuano a cadere su un popolo già stremato da mesi di carestia e dalle fame e sugli aiuti umanitari.

Pubblicato

Venerdì 19 Ottobre 2001

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